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Il Canale di Suez protagonista di un pezzo di storia e di solidarietà poco noto

Il Canale di Suez è stato protagonista di un pezzo di storia e di solidarietà bellissimo, ma poco noto. L’ha raccontata Ferdinando Cotugno: è quella della Yellow Fleet, bloccata all’interno durante la Guerra dei Sei giorni, e della Great Bitter Lake Association

La liberazione della portacontainer Ever Given dal Canale di Suez è stata un successo, anche grazie all’Italia. In passato, però, ci sono stati altri casi di navi chiuse all’interno del passaggio per periodi molto più lunghi, seppur per diverse motivazioni. Ferdinando Cotugno ha raccontato su Facebook un episodio legato al Canale, che rappresenta un bellissimo pezzo di storia recente, ma che è poco conosciuto. Gli abbiamo chiesto il permesso di rilanciarlo, perché riteniamo che quanto accaduto meriti di essere condiviso anche e soprattutto nei valori che trasmette. Ecco il testo integrale:

“Se vi siete appassionati ai fatti del Canale di Suez, sappiate che nel 1967, quando scoppiò la Guerra dei sei giorni, l’Egitto lo chiuse all’improvviso e le navi che transitavano in quel momento al suo interno furono bloccate e ci rimasero per otto anni. Le chiamavano Yellow Fleet, la flotta gialla, per la sabbia che si depositò sopra nel corso degli anni. Gli equipaggi rimasero a bordo per mesi, prima di ricevere il cambio, poi furono organizzati lunghi turni per anni. Era necessario per proteggere le navi e soprattutto il valore dei cargo”.

“Non c’era molto da fare a bordo, così marinai di paesi su lati opposti della Guerra Fredda fraternizzarono e organizzarono partite di calcio ed eventi sportivi. Le navi erano ancorate nel punto più largo del canale, il Grande lago amaro (la bellezza dei nomi). Quando capirono che la situazione non si sarebbe sbloccata a breve, gli ufficiali si riunirono sulla Melampus per fondare un’associazione di mutuo aiuto: la Great Bitter Lake Association (GBLA), che organizzò l’anno dopo anche i Bitter Lake Olympic Games nel 1968 (era anno olimpico, i giochi furono a Città del Messico). Le discipline erano quattordici, tra cui vela, tuffi, atletica, tiro con l’arco (con materiale fatto a mano da abili marinai polacchi), salto in alto (con materassi presi dalle cabine), tiro e pallanuoto (la nave polacca aveva una piscina), ma anche pesca (?) e sollevamento pesi”.

“Come raccontato dai diari di bordo, l’atmosfera era eccellente, molto olimpica nonostante la tensione del momento. La Polonia arrivò prima nel medagliere, seguita da Germania e Regno Unito. Contrariamente al teorema di Gary Lineker (che forse non vale in mare), la Germania non vinse il torneo di calcio. Pare se ne dolsero molto (e che attribuirono il tutto agli infortuni dei giocatori più forti). La Great Bitter Lake Association creò anche un sistema postale e produsse dei francobolli, che sono ancora oggi  ricercati dagli appassionati di filatelia (e che sono bellissimi, in generale). Erano fatti a mano e con qualunque materiale si trovasse a bordo, non erano francobolli ufficiali, ma in quel periodo venivano riconosciuti come tali per permettere ai marinai di scriversi con le famiglie”.

“Per tenere su gli spiriti e l’atmosfera, ingenti quantità di alcol furono consumate a bordo. Il capitano di una delle navi calcolò un consumo di almeno un milione e mezzo di bottiglie di birra e scrisse: «Vien da pensare a che penseranno in futuro gli archeologi di tutto questo». Quando le navi furono liberate, nel 1974, solo due erano ancora in grado di navigare autonomamente. In ogni caso la Great Bitter Lake Association fu sciolta e furono fatti degli ultimi francobolli commemorativi, per dire addio al Canale di Suez”.

Il logo della GBLA

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