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Il Bang sonico in Lombardia è lo spunto per migliorare il controllo del territorio in Italia

Il Bang Sonico In Lombardia è Lo Spunto Per Migliorare Il Controllo Del Territorio In Italia

Il Bang sonico in Lombardia e il nuovo modello di difesa aerea nazionale dell’Aeronautica Militare Italiana possono servire anche al controllo del territorio

Il bang sonico, che ha scatenato paura in diverse zone della Lombardia, di fatto è solo la “sirena” degli Eurofighters. I caccia dell’Aeronautica Militare Italiana, impegnati nella difesa dello spazio aereo nazionale. Il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore della Forza Armata (SMA) e attualmente presidente della Fondazione ICSA, ha spiegato a Difesa e Sicurezza perché potremmo sentirli ancora e vedere arei scuola o elicotteri intervenire in situazioni diverse dalla norma. Inoltre, ha lanciato una proposta interessante, legata al nuovo modello di difesa dei cieli italiani, ideato dal generale Enzo Vecciarelli, attuale capo di SMA. Questo, infatti, grazie anche alla tecnologia potrebbe essere traslato al controllo del territorio con ottimi risultati.

Il generale Tricarico spiega che cosa è uno Scramble, a seguito del quale gli Eurofighter hanno emesso il Bang sonico

“C’è stato uno scandalo per un bang sonico, quando banalmente è la sirena che mette l’aeroplano perché va in soccorso a qualcuno – ha spiegato il generale Tricarico -. Il decollo su scramble significa emergenza, perché gli enti di controllo del traffico civile insieme a quelli militari – e l’esempio italiano è virtuoso di come funziona questo connubio -, non sono riusciti attraverso le informazioni di cui dispongono, associate agli schermi radar, a capire cosa stesse succedendo in una determinata area”. I casi possono essere vari. “Si va da un velivolo che non sia stato correlato con un piano di volo a chi si perde, passando per l’interruzione di comunicazioni radio (come avvenuto all’apparecchio francese intercettato in Lombardia dai 2 Eurofighter, ndr.)”, ha ricordato il presidente di ICSA. “E’ chiaro che a quel punto non avendo altri mezzi di informazione viene inviato un aeroplano a controllare visivamente di cosa si tratta”.

L’ex capo di SMA e attuale presidente della Fondazione ICSA: Si è sentito il Bang perché gli aerei devono intervenire velocemente. La “terza dimensione” esercita un’attrazione nefasta sul terrorismo

“Già prima, ma soprattutto oggi, queste situazioni devono essere investigate con la maggiore rapidità possibile – ha sottolineato l’ex capo di SMA -. Abbiamo visto come la dimensione spaziale eserciti un’attrazione nefasta sul terrorismo. Perciò, bisogna stare attenti soprattutto sulla terza dimensione, in quanto la fantasia terroristica è molto fervida e si fa fatica a stargli dietro. Quindi, è necessario – ha detto Tricarico – arrivare subito, cioè far muovere gli aeroplani alla massima velocità. Gli Eurofighter sono supersonici e quindi è banale che raggiungano la velocità del suono e generino il caratteristico ‘Bang’. Grazie al cielo succede, comunque, una volta ogni tanto”.

L’impiego di due sole coppie di “volanti” dei cieli è stato giudicato insufficiente dall’Aeronautica Militare Italiana in relazione ai nuovi pericoli multiforme

L’intervento dei 2 EFA è inquadrato all’interno del nuovo modello di sorveglianza aerea italiana, in cui sono entrati recentemente anche i nuovi F-35, che fornisce un importante insegnamento. “Per come è stato rielaborato dall’Aeronautica Militare – ha proposto Tricarico – bisognerebbe considerarne la trasferibilità in relazione al controllo del territorio. Oggi, la tutela degli spazi aerei in un tempo ordinario dove non ci siano particolari emergenze o grandi eventi è assicurata da 2 coppie di Eurofighter,. Queste sono dislocate sul territorio nazionale e pronte a decollare immediatamente – ha proseguito il presidente di ICSA -. Sono vere e proprie ‘volanti del cielo’. Il 112 che viene chiamato quando si crea una situazione di urgenza. Il capo di SMA ha, però, rilevato che sole 2 coppie di ‘volanti’ erano poche rispetto ai pericoli che può comportare l’utilizzo dello spazio aereo. Dai droni ai deltaplani, ai velivoli leggeri e agli elicotteri. Il rischio è multiforme e può essere insidioso, nonché di dimensioni diverse. Quindi, bisognava adottare qualcosa che creasse un reticolo più efficace per il controllo”.

Il nuovo modello di sorveglianza aerea nazionale, ideato dal generale Vecciarelli, attuale capo di SMA

Da qui è nato il nuovo modello di controllo dei nostri cieli. “Il concetto è che ogni velivolo o elicottero dell’Aeronautica Militare Italiana debba dare un proprio contributo alla difesa dello spazio aereo nazionale – ha aggiunto il generale Tricarico -. Dai caccia agli aerei per l’addestramento. Ognuno di loro deve essere pronto in volo. Cioè a seguire le istruzioni del radar della Difesa o di altre fonti per andare a vedere se ci sono situazioni di pericolo, laddove si ipotizzi che ce ne possano essere”. Di fatto, tutti gli assetti della Forza Armata sono pronti a garantire un primo approccio immediato a un’emergenza o a un’urgenza. Questo sforzo dell’Aeronautica per assicurare una protezione migliore è assolutamente condivisibile ed encomiabile – ha spiegato l’ex capo di SMA -. In via di principio, peraltro, si può applicare anche per il controllo del territorio”.

La proposta del generale Tricarico su come applicare il nuovo modello di sorveglianza aerea italiana al controllo del territorio

“Sappiamo quanti soggetti che potrebbero parteciparvi sono in circolazione e nelle loro attività si considerano totalmente estranei ad intervenire per questioni di sicurezza piccola e grande. Dalla criminalità di strada al presunto terrorista – ha detto il presidente di ICSA -. Inoltre, siamo in un momento in cui se mi serve una macchina vado su un’APP, se mi serve qualsiasi cosa vado su altre e trovo tutto. Perché con un’APP non devo trovare un operatore della sicurezza, metterlo a sistema e farlo intervenire per quello che può? Quando dico soggetti oltre alle forze di sicurezza, ci sono i servizi di informazione e sicurezza, i vigili urbani, le guardie giurate, gli operatori delle scorte, ecc.. Con tutto questo si potrebbe realmente creare un reticolo virtuoso ed avere un controllo totale del territorio – ha concluso Tricarico -. Non per sicurezza percepita, come i soldati a guardia degli obiettivi sensibili; ma reale grazie a una rete vera e propria che faccia capo a decisori e ai vertici delle forze di sicurezza, che riescono poi a frustrare e a neutralizzare la minaccia. E’ una strada da verificare e seguire, altrimenti saremo sempre in ritardo rispetto a chi ci vuole fare del male”.

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