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I film insegnano che la cybersecurity può cambiare la storia – parte 2

I Film Insegnano Che La Cybersecurity Può Cambiare La Storia – Parte 2

Secondo e ultimo capitolo per raccontare come dal Cinema arrivino insegnamenti importanti sul cyberspazio

Secondo capitolo per raccontare come non solo la vita reale, ma anche il Cinema ci ricorda quanto sia importante la cybersecurity. E che le difese informatiche valide o meno, possono modificare drasticamente il futuro in un senso o nell’altro. Tanto che, come scritto nella prima parte dell’articolo, buone cyber difese avrebbero reso necessario riscrivere interi copioni e alcuni colossal forse non sarebbero stati mai proiettati nelle sale. Ma cosa sarebbe successo se nei film la sicurezza informatica fosse stata efficace? Scopriamolo con alcuni titoli-simbolo, che spaziano dalla fantascienza al thriller.

Dalle cyber difese nella trilogia di Matrix agli hacker di Takedown

Nella trilogia di Matrix (1999) se le macchine dotate di intelligenza artificiale avessero avuto una buona cybersecurity, Keanu Reevs (Neo) non avrebbe mai potuto bucare il loro sistema. Peraltro usando tecniche simil “brute force”. Le loro protezioni, cioè l’agente Smith (Hugo Weaving) e i suoi soci, non sarebbero perciò mai stati sconfitti. Gli esseri umani avrebbero continuato a vivere la loro realtà virtuale, continuando a essere sfruttati dalle macchine. Nel 2000 Takedown (Hackers 2) ricorda un’altra piaga del cyberspazio. La social engineering, unita all’IP spoofing per non essere rintracciati. Skeet Ulrich li usa per violare le difese di Tsutomu Shimomura. E’ peraltro tratto da una storia vera e conferma ancora una volta che è l’uomo a essere la causa primaria dei cyber attacchi. Anche se inconsapevole. Se gli utenti avessero protetto meglio i loro dati personali, Kevin Mitnick non sarebbe stato in grado di causare tanti danni.

Il volto di Matrix

I protagonisti di Takedown

Dai segnali stradali in Italian Job all’uso della tecnologia in Firewall – accesso negato

Italian Job (2003), invece, ha poco a vedere con la fantascienza e molto con l’azione. Però ha in comune con tutti i titoli cyber un fattore fondamentale. La presenza di un hacker: Seth Green, alias Lyle “The Real Napster”. Questo, grazie alle scarse protezioni informatiche, riesce a manipolare i segnali stradali e a far funzionare il maxi furto. Se avesse fallito, Mark Wahlberg avrebbe avuto un fenomeno meno roseo rispetto a quello di Edward Norton. Con Firewall – accesso negato (2006) l’attenzione non è sulla cybersecurity della Landrock Pacific Bank. Ma sul furto di dati. Harrison Ford deve recuperare un numero di conto per salvare la sua famiglia da Paul Bettany. A suo vantaggio usa la tecnologia. Sia per prelevare i fondi sia per rintracciare la banda di malviventi. Se, però, la banca avesse avuto una serie di verifiche incrociate, tutti avrebbero dormito sonni tranquilli. E Robert Forster sarebbe vivo.

La locandina di Italian Job

Una scena di Firewall

Dalla cybersecurity Usa in Die Hard – Vivere o morire alle perversioni del web in Nella Rete del Serial Killer, alla proprietà intellettuale in Social Network

Nel 2007 è uscito Die Hard – Vivere o morire, quarto capitolo della saga di John McClane. Bruce Willis insieme al giovane hacker Justin Long, salverà gli Usa da un maxi cyber attacco. Che non sarebbe avvenuto con protezioni informatiche adeguate. E McClane si sarebbe risparmiato nuove cicatrici. Con Nella Rete del Serial Killer (Untreachable, 2008) è l’assassino che usa il web per operare. Diane Lane della sezione cybercrime nel dipartimento di polizia di Portland lo deve fermare. Con digital forensic e bloccando il sito web killwithme.com, tutti avrebbero vissuto felici e contenti. Inoltre, non sarebbe stata portata oltre ai limiti la morbosità del web. In The Social Network (2010) il tema è il furto della proprietà intellettuale. Il succo è che c’è stata scarsa o nulla protezione del “core” dell’idea. Altrimenti, la storia sarebbe andata in modo diverso. E non ci sarebbe stato bisogno di fare cause miliardarie.

I cattivi in Die Hard 4

Il sito Kill with me di Nella Rete del Serial Killer

Il gruppo originale di The Social Network

Il capitolo dell’Intelligenza Articifiale (AI), attuale e pericoloso. Da 2001 Odissea nello Spazio fino a Eagle Eye, passando per Asimov

Al Cinema di esempi sull’importanza della cybersecurity ce ne sono molti altri. due film in particolare, però, affrontano un tema molto attuale e pericoloso: l’intelligenza artificiale (AI). Lo fanno a 40 di differenza ma il risultato è lo stesso. l’uno dall’altro. Il primo è 2001 Odissea nello Spazio (1968) e l’altro è Eagle Eye (2008). Ci sono HAL 9000 e ARIA. Entrambi diventano indipendenti e decidono che devono preservarsi a tutti i costi. Anche dall’uomo. Questo scenario fantascientifico in realtà potrebbe accadere realmente se non verranno adottate le protezioni del caso. Sia da ingerenze cyber esterne sia dalla stessa AI. Una prima dimostrazione c’è stata con alcune macchine senza pilota, che nelle simulazioni hanno scelto in autonomia di sacrificare l’autista, a fronte di morti potenzialmente più elevate. Asimov, d’altronde aveva affrontato l’argomento 70 anni fa e aveva inventato le 3 leggi della robotica. Oggi sarebbero sufficienti?

L'”occhio” di HAL 9000 in 2001 l’Ultima Odissea nello Spazio

L'”occhio” di ARIA in Eagle Eye

Le 3 leggi della robotica di Asimov

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