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Guerra in Ucraina: preludio a un olocausto nucleare?

In Ucraina la Russia si sta schiantando, ma i rischi di un olocausto atomico sono ben visibili

Le evoluzioni della guerra in Ucraina, causata dall’invasione della Russia e da politiche internazionali quantomeno avventate, sono sotto gli occhi di tutti. L’aggredito, nonostante fosse fortemente sfavorito, sta dando filo da torcere a quello che finora si riteneva fosse il secondo esercito più potente a livello mondiale. Non a caso, la Russia ha già subito almeno due incursioni nemiche sul suo territorio, pur disponendo di uomini, armi e tecnologia ampiamente superiori a Kiev. Ciò, però, non riduce la gravità di quanto sta subendo la popolazione e soprattutto i rischi di quali potrebbero essere gli esiti a cui questo conflitto ibrido condurrà a livello globale. In primis quelli di un olocausto atomico.

I grandi leader mondiali hanno ignorato le lesson learned della Prima e della Seconda Guerra Mondiale

“La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre” così recita un aforisma di Albert Einstein (1879 – 1955. Focus Storia, n. 63, gennaio 2012, p. 77.) che sembra ignorato o sconosciuto alla gran parte dei leader mondiali e nazionali. A quanto pare le “lessons learned” (lezioni apprese) della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, nonché quelle della “Terza Guerra Mondiale a pezzi” non sono state memorizzate. Né sono state prese in considerazione quelle sofferte in Afghanistan ove si è continuato ad ignorare l’adozione di quel “linguaggio culturale” che il Generale David Howell Petraeus sosteneva necessario adottare in Iraq.

Dalla globalizzazione sfrenata al Nuovo Ordine Mondiale

È stata avviata una globalizzazione smodata e sfrenata, a cui si è aggiunta la galoppante crescita dell’economia finanziaria senza regole, che sta anemizzando quella reale, incurante delle “lessons learned” impartite nel 1933 da Ferdinando Pecora. È stato abbandonato l’equilibrio bipolare della Guerra Fredda, pensando di poter assumere la guida del Nuovo Ordine Mondiale, ma l’amaro risveglio dell’11 settembre 2001 ci ha costretto alla “guerra al terrorismo” non ancora conclusa con successo.

Mentre il mondo era “distratto”, si è stagliata sull’orizzonte strategico internazionale la nuova terza grande potenza: la Cina

Mentre eravamo distratti da problematiche terroristiche e dalle speculazioni della economia finanziaria che, oltre a creare crisi economiche, ha anche fatto accumulare a vari leader mondiali enormi fortune nei paradisi fiscali, si è stagliata sull’orizzonte strategico internazionale la nuova terza grande potenza: la Cina che, con le sue “nuove vie della seta”, ha ridisegnato la geopolitica dell’Heatland e del Rimland.

Title5/ NATO ed Europa avevano gli strumenti e il tempo per poter controbilanciare le “Nuove vie della Seta”

In tale contesto abbiamo:

“L’Orso Siberiano” si è svegliato e sta cercando una vendetta cieca, che non risparmia nessuno. In primis gli innocenti

Alla fine, l’”Orso Siberiano” svegliatosi da un ultra ventennale letargo ha trovato il suo “spazio vitale” occupato dai suoi tradizionali e ambiziosi competitor, rimasti indifferenti alle sue urla ed ai suoi strepiti. Anzi uno di essi ha lanciato una sfida provocatoria tesa ad incrementare l’occupazione di questo spazio ed ha ottenuto come risposta la dimostrazione intimidatoria della forza e della potenza dell’orso per qualche settimana. Poi vista l’insistenza del suo sfidante l’orso ha dato sfogo alla sua collera ed alla sua rabbia distruggendo interi quartieri e radendo al suolo intere città, provocando una nuova strage di innocenti con vecchi, donne, bambini e disabili, nonché milioni di profughi in un angoscioso “exodus” sacrificati sull’altare del “Potere”. Meglio avrebbe fatto a battere forte i tacchi delle sue scarpe sul tavolo di una seria mediazione piuttosto che rasentare per la seconda volta l’olocausto nucleare.

Già nel 2014 Kissinger riteneva che l’Ucraina non dovesse schierarsi con l’Est o l’Ovest, ma fare da ponte tra loro

Noi siamo “Nessuno”, ma Henry Kissinger ex segretario di Stato americano già nel 2014 ebbe a sostenere, tra l’altro: “…Troppo spesso la questione ucraina viene presentata come una resa dei conti: se l’Ucraina si unisce all’Est o all’Ovest. Ma se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare, non deve essere l’avamposto di nessuna delle due parti contro l’altra: dovrebbe fungere da ponte tra loro….”

La costituzione dell’Unione Europea e gli Stati Uniti

Ci siamo dimenticati che la costituzione dell’Unione Europea è stata auspicata già subito dopo la seconda guerra mondiale riprendendo l’idea del Manifesto e caldamente sollecitata dal nostro alleato atlantico il 3 aprile 1949, nel corso di una conversazione riservata, svoltasi alla Casa Bianca, tra il presidente statunitense Harry Truman e leader europei. Alla conversazione erano presenti il segretario di Stato Dean Acheson, il segretario alla Difesa Louis Johnson statunitensi, nonché i ministri degli Esteri del Patto Atlantico firmato il giorno successivo (4 aprile 1949): Carlo Sforza (Italia), Ernest Bevin (Gran Bretagna), Robert Schuman (Francia), Dirk U. Stikker (Olanda), Paul-Henry Spaak (Belgio), Halvard Lange (Norvegia), Lester B. Pearson (Canada), Gustav Rasmussen (Danimarca), José Caeiro de Mata (Portogallo).

Truman, la NATO e il contenimento dell’espansione sovietica

Il Presidente Truman espose e ricercò la condivisione della strategia di lungo periodo dell’Alleanza Atlantica, proponendo la costituzione di uno strumento di contenimento dell’espansionismo sovietico e del militarismo prussiano.  Nella circostanza, vennero in sintesi delineate le seguenti linee strategiche:

  • la minaccia più importante e preoccupante per gli USA era l’espansionismo sovietico dato che l’URSS – con il tracciato dei confini di Jalta – aveva inglobato tutti i Paesi dell’est Europa, parte della Germania e si apprestava ad estendere i suoi teoremi politici a livello planetario;
  • il pericolo rosso poteva essere neutralizzato con le armi, ma pensare ad uno sforzo di potenziamento bellico dei paesi Nato appena usciti dalla seconda guerra mondiale era improponibile, costosissimo e rischioso. Unica alternativa praticabile era quella di neutralizzare la minaccia mediante iniziative finalizzate a rimuovere nei paesi diversi dall’URSS le cause dei contrasti economici e sociali sfruttati dal comunismo per fare proseliti;
  • la seconda preoccupazione statunitense era quella di neutralizzare la Germania e il Giappone, considerate dalla strategia USA centri di grande potenza, destinati a risorgere per evitare che la strategia sovietica li conducesse nella sua orbita di influenza.

L’Europa come unione di Stati contro il comunismo internazionale

Occorreva portare a qualsiasi costo la Germania nell’orbita occidentale — vincolata da opportuni freni e bilanciamenti – inserendola gradualmente in un blocco europeo occidentale. Pur se questo disegno comportava enormi ostacoli derivanti dalle eterogeneità di tradizioni, culture, economie nazionali ed altro, era tuttavia l’unica alternativa possibile ad una difesa europea — che allora era solo concepita a parole e abbozzata solo sulla carta — dall’invasione sovietica. Occorreva, in sintesi, che nell’Europa occidentale si formasse una nuova concezione di unione di Stati, un nuovo progetto politico che riuscisse a ridare vigore a spiriti cinici e prostrati dalla guerra, concezione ritenuta l’unico antidoto contro il “canto delle sirene” del comunismo internazionale.

Nonostante le premesse, l’Europa finora non è stata mai veramente unita. Complice anche la globalizzazione

Solo il rappresentante belga condivise senza riserve la strategia esposta mentre ci furono non poche osservazioni degli altri membri, ma ben determinate e ancorate integralmente gli interessi vitali dei rispettivi paesi, tuttora valide e cogenti. Quindi sul progetto di un’Europa federale è pesata fin dall’inizio la “spada di Damocle”, che non è stata eliminata né dal corso del tempo, né dalle iniziative tese al rafforzamento della Unione Europea con la difesa ad oltranza dell’Euro, né con la costituzione di un fantomatico Ministero Affari Esteri, né con sterili discorsi sulla Difesa Europea Comune. Dal 1957 – firma del Trattato di Roma che istituiva la CEE (Comunità Economica Europea) – fino a qualche mese fa si sono susseguite alterne vicende europee ed internazionali che hanno modificato di volta in volta i vari progressi raggiunti per un rafforzamento dell’Unione, fino a stravolgerli. Tant’è che:

  • la Gran Bretagna è rimasta alla finestra a guardare cosa accadeva fino ad uscirne con la Brexit;
  • la Francia ha continuato a fare i suoi interessi nazionali nell’area nordafricana occidentale;
  • la Germania, impedita a riaffermarsi nel contesto militare, ha impiegato il suo “appeal” nel contesto economico-finanziario, affermandosi come “locomotiva” economica della UE, espandendo verso Est i suoi interessi.

Inoltre la globalizzazione si è tradotta in:

  • libertà degenerata in licenza che ha visto e vede tuttora il trionfo del “vietato vietare”, il disprezzo delle regole che ha favorito l’insorgere dell’arroganza dei furbi e causato un’insicurezza sociale diffusa sull’intero territorio nazionale;
  • interdipendenza di opportunità per pochi e di rischi e indigenza per tutti gli altri;
  • diseguaglianze sociali approfondite e generalizzate da un totalitarismo finanziario neoliberista senza regole, gestito da oligarchie finanziarie, che demoliscono la solidarietà sociale;
  • condanna di milioni di persone ad un futuro di miseria e di emarginazione, instaurando il dominio delle grandi banche, delle agenzie di rating e di una insaziabile oligarchia finanziaria;
  • pretesa di “diffusione della democrazia”, che non si ha né la forza e né l’autorevolezza per realizzarla e che ci lascia senza futuro;
  • firma del “Patto di Aquisgrana” (22 gennaio 2019) che contempla un trait d’union franco-tedesco quale preludio di un “coach” di una UE a “due velocità””.

Prima si è cercato di impedire una vera unione nell’UE. Ora, con i rischi di un olocausto nucleare a seguito della guerra in Ucraina, si chiede invece coesione

Ora che si sta sfiorando la catastrofe nucleare si ricerca e si richiede la coesione e il sostegno di una “Unione” – finora non voluta – utile tuttavia per contrastare un avversario messo alle corde da una assurda assenza di risposte perché richiedeva insistentemente assicurazioni sul non ingresso dell’Ucraina nella NATO. Occorreva giungere sull’orlo della Terza Guerra Mondiale atomica per cominciare ad aprire la mente? Occorrevano migliaia di morti, milioni di sfollati e senza tetto – di cui non si vede ancora la fine – nonché sanzioni capestro che colpiscono come ascia bipenne – da ambo le parti – per ricercare una maggiore coesione e corresponsabilità dei Paesi dell’Unione?

Nel loop dei conflitti asimmetrici di oggi l’elemento centrale rimane sempre quello umano

Oggi siamo entrati nel “loop” dei conflitti asimmetrici, basati sulla guerra economica, da cui non è facile uscire. Ciò in quanto “non tutti gli Stati alleati sono amici, né tutte le Nazioni amiche sono alleate”. Inoltre, i vari sistemi-Paese sono coinvolti nell’arena internazionale in una frenetica competizione economica, che sarà maggiormente dirompente ed accentuata dalle conseguenze dell’insensato conflitto ucraino. Per correggere questa deriva non è sufficiente la supremazia della Cyberwar né quella delle armi convenzionali, e/o di quelle intelligenti ed autonome, né tantomeno di quelle nucleari, ma occorre tenere presente che l’elemento umano si è rivelato, da sempre, il maggior fattore di rischio in qualunque tipologia di minaccia e/o di conflitto, ivi compresi quelli cibernetici ed atomici.

L’essere umano e il concetto di minaccia

Nella pianificazione strategica di breve e medio periodo – il lungo periodo ormai è inesistente – occorre tenere in debito conto l’imprevedibilità delle reazioni del fattore umano, specie nel momento in cui la sua percezione della minaccia risulta “per lui” non più tollerabile. Tale percezione potrebbe giungere al punto di rottura tanto da abbracciare l’idea che “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Il significato di conflittualità

Non bisogna considerare la conflittualità come una tendenza innata negli esseri umani – e quindi rapporto inevitabile – ma come la naturale conseguenza della loro evoluzione. Essi non sono dei “Robinson Crusoe” ma entità in continua evoluzione che provoca la naturale conseguenza della loro simultanea appartenenza a strutture ed organizzazioni diverse. Essi interagiscono all’interno di strutture sociali, anch’esse soggette alla stessa dinamica evolutiva, dislocate in aree geoeconomiche con disponibilità di risorse limitate, differentemente distribuite sul territorio. Hanno, inoltre, esigenze di sicurezza ed obiettivi spesso incompatibili che necessitano di una composizione. Occorre tenere sempre presente che:

  • lo sviluppo culturale è essenzialmente più lento dell’evoluzione tecnologica e va guidato, non imposto, dalla leadership politica per evitare rischi di contrasti sociali;
  • i leader devono imparare a conoscere, analizzare e approfondire preventivamente cultura, storia, tradizioni, mentalità, obiettivi, strategie, ecc., dell’umano competitor al fine di far fronte alle minacce in maniera coordinata e collaborativa, in primis operando con la metodica della mediazione, prima di ricorrere a contenziosi che potrebbero essere catastrofici.

La piramide di Maslow

In questo contesto è fondamentale tornare a considerare le funzioni naturali necessarie per la sopravvivenza degli gli esseri umani, chiaramente indicate nella piramide di Maslow.

Alla sua base ci sono i bisogni fisiologici, indispensabili per tutti, cui seguono le esigenze di sicurezza e il senso di appartenenza che si traducono in cooperazione, condivisione e comunicazione. Elementi che generano nel singolo individuo il senso di appartenenza a una comunità, ad un gruppo di persone con le quali si ha qualcosa in comune, con cui condividere la stessa visione del mondo, della vita e delle cose. Da ciò consegue che l’unica garanzia per la sopravvivenza dell’umanità è quella di sviluppare opportuni dispositivi regolamentari a tutela della reciproca integrità e per questo abbiamo elaborato il Diritto Internazionale, con le sue organizzazioni, prima di tutte l’ONU. Pertanto onde evitare un nuovo olocausto che potrebbe essere nucleare e quindi irreparabile, è necessario trovare la via per intraprendere una seria mediazione, che dia garanzie di sicurezza e di stabilità ad entrambe le parti in conflitto. La spiralizzazione che stanno provocando gli eccidi e le conseguenti sanzioni non sembra risolutoria del contenzioso ma appare solo come un’escalation pericolosa.

E’ necessario ripartire dai valori greco-romani

Per avviare un dialogo fra le parti è necessario ripartire dai valori greco-romani che ammoniscono sulla pericolosità di una cultura fondata solo sui diritti, perché genera esclusivamente l’individualismo, disconosce il concetto di empatia (capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva) ed impedisce di promuovere l’etica della responsabilità. I valori di democrazia, libertà, uguaglianza, prosperità e giustizia si raggiungono solo sotto il governo della legge e del rispetto delle regole che possono essere cambiate soprattutto con il consenso quantomeno di una maggioranza qualificata.

La democrazia

La democrazia, distillato della “Cultura Occidentale”, non è affatto un’ordalia. È fondata sulle regole che determinano uno spazio pubblico nel quale tutti partecipano per il perseguimento del bene comune e preservano un ambito privato in cui è sbarrato l’accesso ad ogni altro potere, sia esso individuale che statuale. La democrazia, quindi, priva di regole o con l’aggiramento delle stesse non esiste più. E con essa muore anche la politica che diventa aspirazione al potere e monopolio più o meno legittimo dell’uso della forza, cioè “mestiere per chi non ha mestiere” (Max Weber).

Per ripotare la pace in Europa occorre contenere la volontà di potenza nei quattro principi della cultura occidentale

Per riportare la pace in Europa occorre contenere nei quattro principi della cultura occidentale, Armonia, Limiti, Proporzioni e Misura, ogni velleità di “volontà di potenza” e ricondurre il governo di una “Unione Europea” ormai disgregata seguendo ed ammodernando i cardini della politica di Carlo Magno, con leggi fondamentali valide erga omnes e norme particolari per ognuno al fine di conservare, senza stravolgerle, le relative culture delle varie realtà statuali.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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