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Forze Armate e di Sicurezza in Italia: quale ruolo in un paese che sta morendo?

Forze Armate E Di Sicurezza In Italia: Quale Ruolo In Un Paese Che Sta Morendo?

L’immoralità diffusa in Italia sta trasformando un popolo in una folla senza regole e misure

Non siamo filosofi, ma uomini di azione che hanno avuto esperienze in varie parti del mondo e in vari contesti operativi. Di conseguenza non ci meravigliamo della licenziosità dei costumi, della vessatoria violenza, della sfrenata insolenza, della proterva ed ostinata corruzione, del continuo ladrocinio e della brutale malvagità che serpeggiano in seno agli uomini. Tanto che non sanno frenare i propri atti ed i propri appetiti. Ma rimaniamo sbigottiti nel vedere questo concentrato di immoralità imperversare nella nostra Italia di oggi. Licenziosità che hanno soffocato la scintilla celeste dell’ingegno e della mente e che stanno trasformando un coacervo di persone – che ha usurpato le apparenze e il nome di popolo – in una folla senza regole e senza misure. Viene da chiedersi: sono sfoghi di visionari o amarezze di disincantati pragmatici?

Gli episodi di sciacallaggio ad Amatrice dopo il terremoto sono il segno eloquente del malcostume che regna in Italia

Purtroppo è una triste realtà: sabato 13 ottobre 2018 – nel corso di una visita ad Amatrice per confortare amici che hanno subito il disastroso terremoto del 2016/2017 – la straziante visione delle macerie e della militarizzazione dell’ambiente, a protezione dello sciacallaggio, è stata già la prima indicazione che la bassezza dell’animo umano non ha limiti. Se ci sono persone che, in spregio alla morte di uomini meno fortunati di loro, si scatenano a scavare nelle macerie per rubare le loro cose preziose e/o di valore e piene di affetto, questo è il segno eloquente del malcostume che regna. Ma tutto ciò non basta a renderci sgomenti perché i sopravvissuti raccontano scene e dettagli che confermano assurdità avvenute nonostante la presenza della Protezione Civile e dei militari che ovviamente non sono in grado di presidiare costantemente il vastissimo territorio disastrato.

Il malcontento e la sfiducia nelle autorità da parte dei sopravvissuti di Amatrice

Fra i sopravvissuti di Amatrice serpeggia un profondo malcontento e una insidiosa sfiducia nell’Autorità italiana. Ciò a causa di: mancato arrivo ai comuni disastrati dei fondi raccolti con gli sms solidali e concentrati nella Protezione Civile, di cui l’ex sindaco di Amatrice avrebbe denunciato la scomparsa. La vicenda è stata ridimensionata ma, comunque, ha messo in luce i “tangibili” disagi e la sfiducia delle popolazioni colpite dal sisma per le scelte politiche con cui tali fondi verrebbero gestiti; asserita carenza di controllo – nelle operazioni di sgombero delle macerie – di dirigenti della Protezione Civile e del Commissario straordinario per la ricostruzione, che avrebbero favorito illecite sottrazioni di beni seppelliti dai crolli.

Pochi e isolati episodi rischiano di minare l’immagine di specchiata moralità e sacrosanta dedizione dei Carabinieri, incentrate sul rispetto delle persone e della vita umana

A fine giornata, nel corso di conversazioni con i vari amici, un siriano – in Italia dal 1965 e naturalizzato italiano – ha espresso la sua amarezza per l’ultimo caso che ha visto coinvolti militari dei Carabinieri nella vicenda giudiziaria di Stefano Cucchi. Nel merito, si è detto molto amareggiato e sgomento di quanto accaduto perché minava l’immagine di specchiata moralità e sacrosanta dedizione – incentrate sul rispetto delle persone e della vita umana – da parte degli appartenenti all’Arma. Immagine che si era “temprata” nel suo animo in tanti anni di permanenza per lavoro nel nostro Paese. Questi ha inoltre aggiunto che nell’azienda in cui ha lavorato fino a qualche anno fa – ora è in pensione – per l’assunzione di elementi addetti alla sicurezza veniva esclusivamente ricercato sia personale già appartenente all’Arma sia figli sia parenti di appartenenti alla medesima.

La classe politica in Italia è stata inefficace o inerte nel porre rimedio alla crisi economica nel nostro paese

La sua ambascia era generata soprattutto dal perché di questo grave episodio e di altri trattati con ampia risonanza da mass media, come il caso Marrazzo dell’ottobre 2009, la vicenda dello stupro di due giovani donne statunitensi avvenuto a Firenze nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017, l’omicidio ad Arce (FR) della giovane Serena Mollicone, sparita il 1 giugno del 2001 e ritrovata cadavere 2 giorni dopo. A questi eventi ed in pendant con lo stupro di Firenze si sono aggiunti di recente comportamenti immorali ed esecrabili nella vita privata – peraltro pubblicizzati su Facebook – della componente femminile. Infine esprimeva il suo rammarico per la critica situazione politico-economica in cui l’Italia sta versando in questi ultimi anni e della inerzia della classe politica a porvi rimedio e/o della inefficacia dei provvedimenti dalla stessa adottati.

Chi sono i Carabinieri

Non è facile dare risposte rassicuranti e confortanti alle amarezze che trasudano dalle anime di cultori dell’etica. Non solo per vicende personali ma anche per eventi vergognosi avvenuti nel contesto sociale e istituzionale. Tuttavia non si può assistere indifferenti all’arroganza e alla prevaricazione di soggetti che al riparo delle vesti istituzionali di tutori dell’ordine, si comportano esclusivamente da veri delinquenti infangando l’onore e la rispettabilità della divisa che indossano. I Carabinieri sono quelli che quando ti fermano, prima ti salutano, poi ti chiedono i documenti e dopo averli controllati – se tutto in regola – te li restituiscono dicendo: “Prego, può andare. Buona giornata.” Non minacciano, non alzano la voce, non intrigano con mentalità camorristica per occultare le proprie malefatte. I Carabinieri sono quelli esaltati dalla dignità, dall’onore, dalla rispettabilità, dall’autonomia decisionale e dal rispetto delle regole e della scala gerarchica esaltati nella fiction del “Maresciallo Rocca”. E non quelli spesso “tradotti in burletta” dal “Maresciallo Cecchini” nella fiction di Don Matteo.

In Italia stanno accadendo misfatti di ogni genere

Le difficoltà aumentano quando si assiste allo scempio, sopravvenuto a seguito del terremoto di Amatrice, e ad esso si assommano misfatti di ogni genere in Italia. Dai ladrocini a danno di istituti di credito nazionali ad opera di società e persone ritenute “al di sopra di ogni sospetto”, che incrementano a dismisura il debito pubblico con l’intervento statale per il salvataggio delle banche, alla mancanza di senso di responsabilità a tutti i livelli. Specie quello dirigenziale che avrebbe l’obbligo e la responsabilità del controllo delle attività, provocando quel diffuso assenteismo che viene poi disvelato dal diuturno impegno delle Forze di Polizia.

Dalla lottizzazione politica delle istituzioni al trattamento “inverso” riservato alle persone valorose e oneste

In Italia non manca anche la lottizzazione politica delle Istituzioni, che ne affievolisce la capacità di intervento delle situazioni di degrado e malcostume, e favorisce infiltrazioni violente e/o silenti della criminalità organizzata. Infine, c’è un trattamento “inverso” delle persone valorose e oneste. Vengono considerate come volgo senza influenza, senza autorità, sottomesse a gente che amministra manipolando per sé e per i propri amici favori, potere, cariche pubbliche e pubblico denaro. Sono questi gli amministratori della cosa pubblica che si arrogano il diritto di definire “Inoperosi” i fedeli servitori dello Stato che si sono sacrificati per difendere la libertà di tutti i cittadini fino al sacrificio della vita. Al resto della popolazione riservano situazioni incerte, emarginazione, processi ingiusti, tormento per debiti e disastri ambientali.

Abbiamo vissuto pensando che l’Italia potesse andare avanti prendendo come riferimento solo il suo passato e l’ingegno. Senza tener conto dei cambiamenti che avvenivano del mondo

Abbiamo vissuto pensando che l’Italia potesse andare avanti prendendo come riferimento solo il nostro passato e il nostro ingegno, senza tener conto dei cambiamenti che avvenivano del mondo. Con la testa nella sabbia come gli struzzi non abbiamo assunto alcun provvedimento per una “adaptation” alle evoluzioni socio-economiche in atto. Abbiamo speso le nostre risorse solo nell’alimentare una contrapposizione dialettica distruttiva senza por mano a soluzioni concrete dei nostri problemi, fino a logorare il quadro istituzionale ed a vanificare le regole su cui si fonda la nostra democrazia, provocando disastri come quello del ponte/viadotto Morandi di Genova.

Stiamo assistendo, di giorno in giorno, alla progressiva perdita dell’identità nazionale costituita da tradizioni, valori, religione e cultura che stanno via via per essere sostituite da altre, importate con l’immigrazione

Il sistema di vita che abbiamo costruito con queste vacuità è costellato da stati di apprensione, di scontentezza, di angoscia, di sfiducia nella situazione politica che tende ad impiegare le altre persone ed il potere che detiene in modo incongruo e gravemente distruttivo. Restiamo inattivi ad assistere, di giorno in giorno, alla progressiva perdita dell’identità nazionale costituita da tradizioni, valori, religione e cultura che stanno via via per essere sostituite da altre – anche molto lontane dalla nostra sensibilità – importate con l’immigrazione. Continuiamo a trattare il problema nei talk show invece di porre mano a rimedi idonei, per una corretta integrazione, fondati su pragmatici e appropriati programmi anziché su mera dialettica politica.

Si è persa in Italia la proiezione, individuale e collettiva, verso un futuro vero. Cessano le spinte emotiva e morale per l’assenza di prospettive

Abbiamo perso la proiezione – sia individuale sia collettiva – verso un futuro degno di tale nome in quanto sta cessando progressivamente la spinta emotiva nel lavoro e nell’impegno sociale e morale a causa della assenza di prospettive. Lavoriamo e ci sacrifichiamo per cosa? Per conseguire quali obiettivi? E, in questa assenza di valori, sorgono devianze di ogni sorta: conseguimento di obiettivi leciti, ma rifiutando sia scopi sia mezzi legittimi e socialmente accettati (diventare ricchi, ma con la frode o il ladrocinio o la violenza o con l’esproprio proletario); ribellione – per conseguire gli stessi obiettivi – ma senza il rispetto di valori sociali condivisi e riconosciuti, senza porre un freno alle aspettative ed ai desideri.

Solitudine, disinteresse per l’educazione dei bambini e bullismo

Ciò è accompagnato da solitudine, dolorosa e infruttuosa – la quale induce un ulteriore ed esasperato individualismo ed una concezione negativa della società – che, slegata da una cultura di riferimento, sfocia in comportamenti che provocano, offendono, sviliscono ed umiliano la dignità umana con conseguente incremento della violenza e della criminalità; disinteresse per l’educazione di bambini e giovani, spesso abbandonati ore ed ore in ambienti malsani: costellati da violenza, morte, pornografia e volgarità, divulgati in tutte le ore del giorno e della notte da televisione, videogiochi, internet, ecc.; bullismo, alimentato da svaghi disimpegnati e privi di contenuti ideali bighellonando nei bar, nelle pizzerie, nei pub, nelle paninerie, nelle discoteche alla ricerca di occasioni da “sballo”. Il tutto condito mediante una miscela esplosiva fatta di musica assordante e ripetitiva, luci psichedeliche, alcool e droga che esplode in atti sessuali di barbarica ferocia e/o in azioni di vandalismo, teppismo e danneggiamenti gratuiti.

Le poche mele marce nelle nostre forze dell’ordine non devono inquinare e infangare il lavoro di migliaia di onesti servitori dello Stato

La debolezza delle Istituzioni in Italia in sintesi si traduce in: “Chi delinque, sa di non rischiare sostanzialmente nulla”. Se è questo il contesto sociale da cui si traggono i giovani per alimentare le Forze Armate e quelle di Polizia, è fisiologico che fra loro si celino anche quei pochi che portano dentro un DNA di irrequietezza e di contestazione. Non sempre facilmente individuabile neppure con i test psico-attitudinali basati su: Test di Rorschach, Thematic Apperception Test (Test di Appercezione Tematica – TAT), Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI). Metodi peraltro estranei alla nostra cultura – frutto dell’ancestrale mito della conquista del West con la pistola fumante – che produce comunque discrasie anche negli organismi di polizia di coloro che li hanno concepiti. Tuttavia non bisogna consentire alla fisiologica presenza di esigue “mele marce” di inquinare, deteriorare, disperdere ed infangare l’onesto ed operoso sacrificio quotidiano delle migliaia di probi e fedeli servitori dello Stato che operano nel rispetto delle regole e con professionalità.

Il “Non mi compete” nelle Forze di Sicurezza e Polizia sta relegando nel dimenticatoio il senso del dovere

Si aggiunga, infine, una sempre più pervasiva sindacalizzazione – delle nostre Forze Armate e Forze di Polizia – che sta relegando nel dimenticatoio il nobile sentimento del senso del dovere, ampliando sempre più lo spazio dell’egoismo comportamentale caratterizzato da: “Non mi compete”, intransigente rispetto degli orari di servizio e sacrosanta libertà nelle ore di disimpegno, in danno del peculiare e irrinunciabile Spirito di Corpo, reale amalgama e “moltiplicatore di forza” delle suddette istituzioni (Vds. nota 1).

I rischi della eccessiva sindacalizzazione nelle Forze Armate e di Sicurezza

Tutte rivendicazioni di diritti che vanno a discapito della funzione primaria di tutela dell’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini, della vigilanza sull’osservanza di leggi, regolamenti e provvedimenti della pubblica autorità, della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, della prevenzione e repressione dei reati. Inoltre, va anche a discapito del cosiddetto “controllo del territorio” che ormai è nelle mani della criminalità comune ed organizzata, nonché del cosiddetto “Mondo di mezzo”. Peraltro, la perdita di questo controllo è stata ampiamente conclamata dall’ennesimo efferato omicidio – con stupro di gruppo – consumatosi nella Capitale il 19 ottobre 2018 in danno di una sedicenne.

In Italia si va verso la sindacalizzazione delle forze armate e di sicurezza, in un polverizzato sistema di rivendicazioni

Ci si ostina comunque verso la sindacalizzazione che, dopo lunghi anni di inazione per l’attuazione dei commi 2°, 3° e 4° dell’art. 39 e dell’art. 40 della Costituzione, oggi avverte l’affanno di un polverizzato sistema di rivendicazioni. Ciò a causa di 3 fattori. Il primo è una pletora di associazioni di categoria costituite più per mettere le mani sulle quote sindacali – esenti da ogni controllo e da ogni rendicontazione – piuttosto che difendere gli interessi dei lavoratori tracciando un progetto strategico condiviso con il datore di lavoro a difesa dell’occupazione e dello sviluppo economico. Spesso ci si imbatte nella convinzione generale di lavoratori che giudicano i sindacati incapaci di modificare le storture produttive e spesso si sentono commenti del tipo: “che tanto ruberanno più di prima…”, “che dovremo anche pagarli di tasca nostra…», “che si faranno solo i fatti loro…” ecc..

Le Rappresentanze chiedono nuove regole con più poteri per poter difendere i diritti dei loro iscritti

Il secondo elemento che contribuisce al fenomeno è la perdita di prestigio sociale, sfiducia nei leader sindacali – assimilati alla “casta” dei politici – calo delle iscrizioni, riduzione del ruolo nelle arene contrattuali. Il terzo e ultimo, invece, il declino delle entrate finanziarie e del ruolo negoziale con il datore di lavoro, fronteggiati con l’offerta agli iscritti di “servizi” (ingresso e uscita dal lavoro, vertenze giudiziarie di lavoro individuali e collettive, formazione professionale, assistenza fiscale, ecc. . Per contro, dai delegati COCER in carica si continuano a chiedere a gran voce nuove regole con più poteri per poter difendere i diritti dei loro rappresentati. Probabilmente per paura di non riuscire ad entrare nelle costituende associazioni sindacali con perdita, di conseguenza, dei loro tanti e intangibili privilegi.

Bisogna valutare attentamente l’incidenza della eventuale sindacalizzazione tout court delle Forze di Polizia e di Sicurezza sul comparto sicurezza in Italia

Le peculiari funzioni degli organi di polizia sono direttamente connesse con la sicurezza dello Stato e con la tutela degli interessi vitali nazionali. . La specificità della loro missione e le imparziali funzioni alle quali devono assolvere, non rendono assimilabile il personale delle forze di polizia al lavoratore comune. La loro sindacalizzazione si tradurrebbe in fratture sia interne che esterne alla vita dell’Amministrazione, deteriorando ulteriormente i complessi e delicati rapporti tra quest’ultima e l’intera collettività. Inoltre occorre valutare attentamente le incidenze negative sul comparto sicurezza-documentazione ed operazioni riservate – che si avrebbero con una sindacalizzazione tout court sia delle Forze di Polizia sia delle Forze Armate. Le prime, soprattutto nel combattere la criminalità organizzata, le seconde per contrastare le attività di intelligence e di spionaggio di Servizi esteri.

La sicurezza, soprattutto quella dei cittadini, può essere perseguita solo se riusciamo a costruire un Sistema-Paese, propedeutico a fronteggiare le nuove minacce provenienti dalla globalizzazione

La sicurezza dei cittadini è uno dei quattro pilastri che caratterizzano gli interessi vitali nazionali, unitamente all’integrità territoriale, al benessere dei cittadini ed alla tutela delle infrastrutture critiche. La collocazione della sicurezza nel contesto dell’interesse nazionale, pertanto, non può suscitare fischi da una parte ed applausi dall’altra se un Ministro dell’Interno si reca a confortare le vittime di un orrendo stupro con conseguente omicidio. La sicurezza dei cittadini rientra in quegli obiettivi bipartisan della politica che unitamente agli altri interessi vitali, può essere perseguita solo se riusciamo a costruire un Sistema-Paese, propedeutico a fronteggiare le nuove minacce provenienti dalla globalizzazione. La sicurezza non può essere un business né un feudo della lottizzazione politica, ma la sintesi ed il “frutto” di quella concordia decantata da Cicerone che fa di una mescolanza di genti un popolo (Vds. nota 2).

Non si possono lottizzare la Sicurezza Nazionale e gli Interessi Vitali Nazionali

Le Forze Armate e le Forze di Polizia che sono da annoverare tra i difensori della Sicurezza Nazionale e degli Interessi Vitali Nazionali, – beni che appartengono non ad una classe o ad una parte ma a tutti i cittadini – non possono essere lottizzate né sindacalizzate. Infatti, la Sicurezza Nazionale – in cui i più rilevanti attori sono le Forze Armate e le Forze di Polizia – esige “prontezza operativa”, disponibilità di tempo sia per l’addestramento sia per il relativo mantenimento, sia di giorno sia di notte. Ma ciò non è compatibile con “l’orario sindacale”.

Come si possono equiparare i diritti delle Forze Armate e di Sicurezza a quelli degli altri cittadini

Per equiparare i diritti delle stesse a quelle degli altri cittadini – e nel contempo evitare insanabili rotture derivanti da esasperate proteste – sarebbe appropriato il riconoscimento di una peculiare “condizione” – già da lungo tempo auspicata, ma mai attuata – a cui far corrispondere un adeguato trattamento giuridico-economico con l’elaborazione di un appropriato codice etico in grado di cogliere i delicati fattori di equilibrio fra le esigenze istituzionali e le libertà sindacali.

In Italia siamo ormai immersi in una libertà senza responsabilità

La difesa dei diritti e delle libertà dei cittadini sono di estrema importanza per uno Stato democratico, Italia in primis. Per cui l’appartenenza del personale ad architetture sindacali – inevitabilmente collegate a espressioni politiche – compromette o comunque condiziona l’imparzialità e l’obiettività per l’assolvimento di specifiche funzioni in favore di tutta la popolazione, senza distinzione di classe e di fede politica. Ma è ormai difficile tornare indietro perché è stato propagandato all’infinito il rituale dei diritti rifiutando a piè pari il culto dei doveri. Talché, i tentacoli dell’attuale corale modus vivendi avvinghiano e favoriscono l’effimero come alternativa del concreto e del reale, immersi come siamo in una libertà senza responsabilità che ha inebriato le masse.

La “vera democrazia” è data dal paritetico connubio di libertà e responsabilità, non quella che permuta i sogni, i desideri e le bramosie in diritti

Non viviamo più in una democrazia né in analoghi ed allettanti neologismi truffaldini: la “vera democrazia” è data dal paritetico connubio di libertà e responsabilità, non quella che permuta i sogni, i desideri e le bramosie in diritti. E le “Sirene” della sindacalizzazione continuano il loro canto, soprattutto verso gli altri gradi dirigenziali – che probabilmente non vedono di buon occhio la costituzione di un sindacato – decantando gli innumerevoli vantaggi che ne otterrebbero. In particolare, la illusoria maggiore trasparenza specialmente nel meccanismo di avanzamento e nelle destinazioni delle sedi di servizio. In sostanza “suonano e cantano dolci melodie” che tentano di persuaderli a gettarsi nelle loro braccia, senza tener conto che ne verrebbero stritolati in quanto solo un’equa ripartizione dei diritti, dei doveri e delle funzioni è l’unica via che abbia la forza e l’autorità per garantire la giustizia, l’equità e la libertà di un popolo.

MC & LP

Le Note

Nota 1: Stralcio dal Libretto Personale del regio Esercito Italiano – “I militari di uno stesso corpo devono considerarsi come membri della stessa famiglia, epperò trattarsi gli uni e gli altri con reciproca fiducia e cordialità, ed in ogni occorrenza prestarsi scambievole assistenza e conforto. Il militare deve avere gelosa cura della reputazione e dell’onore del suo corpo come dell’onore e della reputazione propria, e non solo deve astenersi da ogni atto o parola che possa recarvi offesa o dimostrarne poco pregio, ma adoperarsi per tutto quanto può accrescerne il lustro. E se, sciaguratamente, alcuno mancasse all’onore della divisa, l’opinione dei suoi camerati deve condannarlo e respingere la solidarietà del suo fallo….”.

Nota 2: Cicerone scriveva nella sua opera DE RE PUBLICA “La repubblica è la cosa del popolo. Non è popolo una qualsiasi riunione d’uomini comunque messa insieme, ma quella riunione d’uomini che diventa società per il riconoscimento di un diritto comune e di un comune pratico scopo. E la causa prima di questa riunione è non tanto la debolezza dei singoli quanto una naturale inclinazione degli uomini a vivere insieme. Il genere umano non è fatto di solitari e di selvaggi ma di esseri generati in modo che anche se avessero la più grande abbondanza di beni …(Manca il secondo foglio del quaderno IX del libro I, da cui è stato tratto il discorso che qui si interrompe e poi riprende. Per questo motivo aggiungiamo noi – in rosso – parte di ciò che presumiamo si sia perso nelle ceneri del tempo) “avrebbero comunque bisogno di socievolezza e di assonanza di intenti”… e, in breve, la folla, diversa e vaga, diventa – con la CONCORDIA – un popolo”.

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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