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Filippine, pronta l’operazione per annientare il Maute/Isis a Marawi

Filippine, Pronta L’operazione Per Annientare Il Maute/Isis A Marawi

Si pianificano gli ultimi dettagli dell’operazione di terra anti-Maute/Isis, mentre è in corso la campagna aerea

Nelle Filippine l’esercito si prepara a lanciare l’assalto finale al Maute/Isis per liberare definitivamente Marawi. I militari in previsione dell’invasione, stanno conducendo un’intensa campagna aerea su tutta l’area e si sono alleati con i miliziani del Moro Islamic Liberation Front (MILF). Questi in un primo tempo erano stati coinvolti per tentare una negoziazione a favore dei civili intrappolati dal Daesh all’interno della città. Successivamente, invece, sono entrati a far parte delle manovre militari attivamente. I soldati e i membri del MILF, comunque, non combatteranno fianco a fianco ma ognuno nella sua area. Ciò, in quanto i guerriglieri hanno tattiche e procedure diverse, che potrebbero creare problemi se si sovrapponessero a quelle dei militari.

I miliziani Daesh controllano un’area di circa 500 metri quadrati in città

Il Maute/ISIS ha anche ridotto il suo raggio operativo a Marawi, rispetto all’inizio dell’offensiva. Dopo 105 giorni di battaglia, Daesh controlla solo una parte del centro abitato. Si parla di circa 500 metri quadrati. Al suo interno, però sono tenuti in ostaggio numerosi abitanti locali. Di conseguenza, i soldati filippini devono procedere con prudenza e agire solo a colpo sicuro. E’ incerto anche il numero di miliziani presenti nell’area. La maggior parte sono asserragliati in città, ma altri sono sparsi a Mindanao. Alcuni di loro sono fuggiti dagli scontri, ma diversi elementi dello Stato Islamico (quelli della prima ondata dell’offensiva) cercano di organizzare nuovi gruppi per attaccare le altre città di Mindanao.

Isis a Marawi non combatte più una guerra ideologica, ma di sopravvivenza

A Marawi, comunque, il Maute/Isis non sta più combattendo una guerra ideologica. Come fu in occasione dell’inizio dell’attacco quando questo fu guidato da Isnilon Hapilon, già capo di Abu Sayyaf e dal 2016 anche l’emiro dello Stato Islamico nelle Filippine. E’ diventato un conflitto per la sopravvivenza, in cui si studiano strategie per fuggine mentre si cerca di resistere alle forze filippine. Lo confermano diverse fonti locali alla stampa. Tutte hanno fatto sapere che sono stati offerti loro 500 dollari e un fucile d’assalto M16 per entrare a far parte del gruppo. Di conseguenza questo non è più una formazione guidata dalla religione, ma una banda eterogenea in cui ci sono pochi idealisti, alcuni criminali e molti disperati.

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