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Fake News, l’arma migliore per contrastarle siamo noi

Fake News, L’arma Migliore Per Contrastarle Siamo Noi

Le Fake News esistono da quando sono nati il giornalismo e lo spionaggio

La falsa storia dell’immigrato senza biglietto su un treno in Italia riporta la questione delle Fake News al centro del dibattito nazionale e non, ma sono sempre esistite. Almeno da quando ci sono il giornalismo e lo spionaggio. Uno dei primi casi della storia è quello del Cavallo di Troia, raccontato nell’Eneide, in cui Sinone – cugino di Ulisse – convinse i troiani a portarlo in città. Lo stesso Sun Tsu nell’“Arte della Guerra” spiega che questa è basata sull’inganno. Strategia adottata anche da Alessandro Magno e Gengis Khan. Nella Prima Guerra Mondiale (WWI) nacquero poi le operazioni psicologiche (PsyOps) moderne, che furono largamente utilizzate nel Secondo Conflitto (WWII) e durante la Guerra Fredda. In questo periodo si trasformarono nella disinformazione, di cui la Russia fece grande uso tanto da creare negli USA alcune testate ad hoc.

Le Fake News e l’evoluzione del giornalismo

In ambito giornalistico le Fake News una volta si chiamavano in gergo “polpette avvelenate” o bufale. La differenza sostanziale era che nel primo caso c’era un “suggeritore”. Nel secondo un errore di chi l’aveva riportata. Che fosse fonte verificata male o affatto o un’indiscrezione poi non confermata. Non solo. Una volta il vettore delle fake news erano agenti di influenza e si servivano della carta stampata e delle agenzie di stampa e i giornali. Oggi, con la cyber intelligence, il veicolo migliore per la diffusione globale sono invece internet e i social media. La colpa, però, non è dei mezzi di diffusione. La responsabilità, oltre di chi la dissemina, è in parte di chi scrive e in parte di chi legge. Gli algoritmi e la rete possono dare maggiore visibilità a questo o quello contenuto. Ma siamo noi che alla fine scegliamo cosa consultare e a quale fonte credere.

Gli effetti della globalizzazione nel mondo dell’informazione hanno le loro colpe, ma non sono gli unici responsabili

Senza dubbio, nell’esplosione del fenomeno Fake News, la globalizzazione e tutto ciò che ha portato nel mondo dell’informazione hanno avuto un ruolo importante. I giornali e le agenzie si rincorrono tra loro per non “bucare” le notizie. Perciò non è infrequente che se c’è un refuso nel primo articolo su un tema caldo, questo sarà presente a cascata su quasi tutti quelli che lo rilanceranno. Le cause sono la recente “sete” di notizie di tutti i generi, che grazie alla rete vengono diffuse in tempo reale ovunque ci sia una connessione o “campo”, e la volontà di dare sempre più contenuti agli utenti, per non perdere quote di un mercato in profonda crisi. Questa corsa ha fatto sì che venisse a mancare il tempo per quella che una volta era un’operazione fondamentale per ogni giornalista: la verifica delle fonti e dell’informazione. Questo elemento, però, non è l’unico.

L’utente è il vero colpevole. Ormai siamo arrivati alle Fake News delle Fake News

La vera colpa se le Fake News si diffondono così rapidamente e riescono a condizionare persino elezioni politiche è degli utenti. E’ venuto a mancare un concetto fondamentale: la differenza tra informazione e opinioni. La prima viene prodotta da soggetti qualificati, le seconde da ognuno di noi. Tutti, invece, parlano e pubblicano contenuti su qualsiasi argomento, spesso avendone una conoscenza superficiale o addirittura nulla. Ciò ha ingenerato un effetto perverso, secondo cui spesso un post viene considerato alla stessa stregua di una notizia. Quante volte abbiamo sentito la frase, solitamente allarmante: “Ho letto una notizia secondo cui…”. Poi con una piccola verifica si scopre che questa “notizia” in realtà era solo lo sfogo di qualcuno sui social media, che magari criticava qualcosa senza darne giusta causa. Per cui da una Fake News è nata un’altra Fake News.

Le ultime riforme scolastiche in Italia avvantaggiano la diffusione delle Fake News, impostando i risultati sulle competenze e non sulle conoscenze

Un ruolo nella creazione o diffusione involontaria delle Fake News in Italia lo hanno anche le ultime riforme scolastiche, che stanno impostando i risultati sulle competenze e non sulle conoscenze. Non ci può essere competenza se prima non c’è conoscenza. L’accertamento sul grado di istruzione, infatti, si basa tutto sulle prove INVALSI (Il test è costituito da prove standard per tutto il territorio nazionale e sono domande chiuse, con risposte a scelta multipla e domande aperte). Queste seguono un modello binario (0-1) di formazione tipo anglosassone, lontano mille miglia da quella umanistica. Inoltre sembra che si vogliano abolire lo svolgimento dei temi in modo da cancellare riflessioni critiche su eventi e situazioni, disabituando a far funzionare il proprio cervello (come disse Albert Einstein: “La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”) per ragionare con quello degli altri (i manipolatori delle masse).

Einstein: La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre. La scuola dovrebbe avere sempre come suo fine la formazione di giovani con personalità armoniose, non ridotti a specialisti

Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma è la illusione della conoscenza. Einstein sosteneva che “la scuola dovrebbe avere sempre come suo fine la formazione di giovani con personalità armoniose, non ridotti a specialisti”. Questo vale in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate.

Tutti diffondono bufale sul web, anche se per cause diverse

La prassi della Fake News nella Fake News è diventata, purtroppo, normale. E a diffonderla non sono solo le persone semplici, colpite da titoli o contenuti sensazionalistici. Ma anche quelle “dotte”. Queste ultime, meno permeabili in generale alle bufale più grossolane, cadono in errori di altro tipo. E’ sufficiente che qualcuno nella loro cerchia, quindi credibile, la faccia circolare e loro stessi la diffonderanno immediatamente con i “like” e i “condividi” con un effetto dirompente. A volte, invece, basta un titolo che tocchi le corde giuste e che abbia una parvenza di realtà a scatenare l’inferno. Quella che viene poco analizzata è la fonte originale. Che non è detto voglia consapevolmente diffondere bufale. A volte è mal interpretata, creando allarmismi. Il caso del sito satirico il Lercio.com è emblematico. Alcuni dei suoi contenuti sono stati rilanciati come veri, suscitando il panico. Mentre in realtà erano solo una presa in giro. Anche evidente.

Siamo entrati in un nuovo Medio Evo

Non ci rendiamo ancora conto che siamo entrati nel Nuovo Medio Evo. I gestori di internet e delle tecnologie informatiche rappresentano i Vassalli dell’imperatore e detengono il 90% della ricchezza mondiale. Questi, operando con assoluta deregulation, impongono ai valvassori e valvassini, ma soprattutto ai servi della gleba – che non hanno conoscenze -, tutte le innovazioni che procurano loro ulteriore gettito di denaro. Infischiandosene del fattore umano e dell’humanitas, inteso come valore etico con il quale si sostengono gli ideali di attenzione e cura benevola tra gli uomini, a salvaguardia della stessa umanità.

Il monito di Einstein: Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno

 A ciò si aggiunga che le realizzazioni fin qui operate dell’intelligenza artificiale (AI) sembrano ricalcare le orme hitleriane della razza ariana – infallibile e perfetta – con la variante che il perfezionismo tecnologico non ha un’anima, ma solo software auto didattico. Al riguardo sempre Einstein sosteneva che un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno, cioè come impedire che le stesse ci sottomettano. Non possiamo disperare nell’umanità, dal momento che noi stessi siamo esseri umani, sempre citazione del grande scienziato.

L’utente è l’arma migliore contro le Fake News: Se non sei visibile, non esisti

L’arma migliore contro le Fake News perciò siamo noi. I produttori di contenuti e i lettori. I primi dovranno ricominciare a selezionare e verificare le fonti da cui attingere. I secondi a scegliere con più attenzione cosa visualizzare e cosa rilanciare. E cioè “accendere il cervello” prima di agire. Che siano notizie o opinioni. Internet e i social media sono infatti il vero e unico moltiplicatore di forza delle polpette avvelenate. Chi crea notizie false ha come interesse influenzare un determinato target, ampio o specifico. Ma per farlo deve necessariamente diffonderle il più possibile e se la sua propaganda “non prende”, ha fallito. Perciò, con un po’ più di attenzione e responsabilità da parte di tutti, per i professionisti della bufala diventerà molto più difficile far circolare i loro messaggi. A riguardo c’è un detto tra i pubblicitari molto calzante: Se non sei visibile, non esisti.

Contro le Fake News e la propaganda una delle migliori soluzioni è riprendere a seguire la regola delle 5W del giornalismo

Una soluzione contro le Fake News può venire proprio dal giornalismo e dalle sue regole base. In particolare quella delle 5W. WHO: chi sono i soggetti; WHAT: Che cosa è successo; WHEN: quando; WHERE: dove, e WHY: perché. Ponendosi queste semplici 5 domande, il lettore potrà farsi un’idea se il contenuto di cui fruisce è quantomeno verosimile. Soprattutto nei casi in cui una notizia stoni con la realtà consolidata. Non solo. L’ideale sarebbe approfondire, ma con poco tempo si può almeno effettuare un confronto tra fonti diverse sullo stesso tema e cercare la “versione ufficiale”. Gli agenti delle Fake News non possono contrastare un meccanismo come questo. Richiederebbe troppo tempo e poche probabilità di successo. Perciò, in quel caso passerebbero ad altro. Tutto il loro lavoro si basa, infatti, sulla velocità di diffusione che se viene meno annulla gli effetti della propaganda.

by  gli Indomabili

di Francesco Bussoletti, Claudio Masci e Luciano Piacentini

 

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 2012, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.

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