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Egitto, tra Isis e Fratelli Musulmani è guerra nelle carceri sui reclutamenti

Egitto, Tra Isis E Fratelli Musulmani è Guerra Nelle Carceri Sui Reclutamenti

Isis e i Fratelli Musulmani si fronteggiano quotidianamente nel penitenziario di Tora al Cairo

In Egitto è in atto una guerra sotterranea tra Isis e i Fratelli Musulmani per i reclutamenti. Lo denunciava già l’anno scorso un articolo su BuzzFed. I supporter dei due gruppi, reclusi insieme nel carcere di Tora al Cairo, hanno avviato all’interno della prigione una lotta per sconfiggere la formazione avversaria. Quelli del Daesh si rifiutano di mangiare e pregare insieme agli “antagonisti”, indicando anche regole specifiche sull’arruolamento di detenuti. Soprattutto tra gli avversari. Gli elders dei Fratelli Musulmani cercano in tutti i modi di trattenere i giovani dall’aderire allo Stato Islamico, ma non sempre ci riescono. Questa guerra, peraltro, va avanti da anni. Tanto che il 21 giugno del 2016 c’è stata una maxi rissa che ha coinvolto decine di simpatizzanti dei due gruppi. Inoltre, erano ex carcerati gli attentatori suicidi IS che hanno colpito le chiese del Cairo (dicembre 2016), Alessandria e Tanta (domenica delle palme 2017).

La leva principale che Daesh sfrutta nelle carceri in Egitto è la rabbia dei Fratelli Musulmani verso il governo

La leva principale che Isis sfrutta nelle carceri in Egitto è la rabbia dei membri dei Fratelli Musulmani. In particolare verso l’attuale governo, “colpevole” del colpo di stato militare che ha portato al potere Abdel Fattah al-Sisi e all’arresto del presidente eletto Mohamed Morsi. Inoltre, sono proprio le forze di sicurezza su ordine di al-Sisi a compiere gli arresti indiscriminati tra la popolazione e le torture dei prigionieri. Di conseguenza, nelle prigioni c’è un odio diffuso verso le istituzioni, che Daesh sta cercando di usare per acquisire nuovi adepti. Peraltro, al loro interno ci sono già reclutatori esperti dello Stato Islamico. Sono quelli bloccati in precedenza nel paese africano proprio per questa attività, che hanno semplicemente traslato dal terreno e da internet nelle mura del penitenziario.

Lo Stato Islamico conduce campagne di reclutamenti nelle prigioni di tutti gli altri paesi arabi e musulmani. Non solo in Africa

Isis, dopo essere stato sconfitto sul versante militare, sta cercando di riorganizzarsi. E per farlo deve aumentare le sue fila decimate dalle battaglie perse e dagli arresti internazionali. Gli sforzi di reclutamento del Daesh sul territorio e su internet, però, sono sotto pesante attacco. Di conseguenza, rimangono le carceri. Queste sono un bacino di candidati molto ricco. In particolare nel mondo arabo. Sia per una base religiosa che accomuna i detenuti sia per le loro pessime condizioni di vita all’interno delle prigioni, aumentando la frustrazione e la rabbia anche nei più moderati. Senza contare che ci sono molte persone recluse ingiustamente. Tanto che lo Stato Islamico sta conducendo campagne di questo tipo non solo in Egitto, ma anche in tutti gli altri paesi arabi e musulmani. Non solo in Africa. Si va dall’Algeria alla Regione Caucasica russa, passando per Indonesia e Tagikistan, come denunciano diversi rapporti delle intelligence.

Isis punta a soggetti con elevato potenziale e non lesina risorse per dimostrare di essere la scelta giusta

Isis nelle carceri in Egitto e nel mondo punta soprattutto su soggetti con elevato potenziale. Si va dagli scienziati agli ingegneri, ai contrabbandieri a esperti combattenti. Non mancano comunque giovani leve da inviare come “carne da cannone”. L’idea del Daesh è creare una nuova struttura articolata, con diverse branche, per rinascere e riprendersi il peso che gli “spetta”. In queste campagne, peraltro, lo Stato Islamico sta investendo molto. Anche dal punto di vista economico. I suoi reclutatori, infatti, devono attrarre i possibili adepti, mostrando loro la “potenza” e la “ricchezza” di IS. Ciò, però, non sempre si può ottenere con la violenza o il lavaggio del cervello. Soprattutto all’inizio servono risorse finanziarie. Che siano per corrompere le guardie carcerarie al fine di chiudere un occhio o per far passare all’interno della prigione beni di vario tipo. Dai testi religiosi ai telefoni cellulari, passando per sigarette, droga o altro.

L’articolo di novembre del 2017 di BuzzFed sulla guerra tra lo Stato Islamico e i Fratelli Musulmani nelle carceri d’Egitto

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