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Crisi politica e di sicurezza, come aiutare la nostra Italia ad uscirne

Crisi Politica E Di Sicurezza, Come Aiutare La Nostra Italia Ad Uscirne

Stimatissimi Onorevoli,

L’ennesima crisi di governo ci induce a sottoporre alla vostra cortese attenzione e valutazione di esperti politici ed economisti un contributo di proposte, tratte da cittadini della classe media italiana. Idee che abbiamo registrato analizzando le proteste e le lamentele di una realtà gravitante in fasce occupazionali di piccoli e medi imprenditori, professionisti, impiegati, operai e molto spesso in quelle proletarie, con cui siamo stati e siamo in contatto per la nostra pregressa esperienza. Idee affiorate nella mente a seguito di inconcludenti verbosità – ogni giorno su varie reti televisive e sui media – in merito a possibili soluzioni per uscire dalla crisi globale in cui viviamo da decenni.

Le crisi oramai sono diventate cicliche peculiarità, ma si può reagire. La ricetta è “formare gli Italiani”, cioè ricostruire il nostro Sistema-Paese

Le crisi oramai sono diventate cicliche peculiarità – indotte nell’economia reale dalle inevitabili fasi evolutive dello sviluppo – ed investono tutti i settori. Le stesse, inoltre, sono anche intenzionalmente innescate sfruttando al massimo l’esasperata deregulation di cui è interamente “imbevuta” la globalizzazione.  Al fine di reagire, riavviare lo sviluppo e riacquistare dignità nazionale, occorre “formare gli Italiani” (ovvero costruire il nostro sistema-Paese) che dopo 178 anni di storia non siamo ancora riusciti a realizzare. Le profonde divisioni, fra est comunista ed ovest liberale – che ci hanno attanagliato per circa 70 anni – non solo rivivono ancora nell’attuale dibattito politico, ma hanno anche approfondito quell’iniziale divario fra Nord e Sud che caratterizzava l’unità nazionale del 1861. Il carattere, purtroppo individualista, della stirpe italica – alla quale non piace fare squadra e che amava ed ama ancora il campanilismo – è stato accentuato nel corso del suo sviluppo socio-economico-politico da fattori geografici, economici ed etici.

Il divario tra il Nord e il Sud dell’Italia

Il Nord dell’Italia – vicino ai mercati ed alle economie delle potenze regionali europee – ha sviluppato una rete di trasporti (autostrade/ferrovie) e comunicazioni che hanno consentito lo sviluppo di floride attività industriali, commerciali e turistiche. Tutto ciò, però, ha anche rafforzato il carattere e la mentalità individualista, egocentrica ed egoista mercantile, tale da favorire il conferimento in concessione a privati di strutture sistemiche dello Stato. Ancora oggi siete chiamati a decidere se costruire o meno la TAV (Treno Alta Velocità sulla ferrovia Torino–Lione) e/o avviare la realizzazione del tunnel di base sotto il Moncenisio. Il Sud Italia – al quale già dal 1861 occorreva raccordare il resto della penisola con un massiccio sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni – è stato abbandonato a se stesso. Il suo sviluppo è stato prevalentemente incentrato su modeste attività agricole, aziende marittime “artigianali” e iniziative turistiche – isolate e non organizzate – finite poi in preda alla criminalità organizzata. Né sono stati predisposti e poi attuati provvedimenti normativi globali – incisivi ed etico/sociali – che consentissero a Magistratura e Forze dell’Ordine di contrastarla efficacemente.

 

La situazione della componente industriale nel nostro Paese

La componente industriale nel sud del paese è stata confinata in cattedrali nel deserto, talvolta gestite da multinazionali aduse ad operare con il sistema del “mordi e fuggi”. Imprese gigantesche che hanno solo sfruttato manovalanza e ambiente per accrescere il proprio capitale. Le reti di trasporti e comunicazioni sono rimaste ferme agli inizi del 1900, dotate di un’alta velocità che a malapena raggiunge Salerno, nonostante le annose promesse di sviluppo ferroviario con l’alta velocità da estendere almeno fino a Reggio Calabria. Da anni si discute e si propone il raddoppio ferroviario della linea Reggio Calabria – Taranto, nonché della costruzione della Autostrada europea E 90, che dovrebbe congiungere Reggio Calabria con Taranto. In Puglia qualcosa è stato fatto, ma non in Calabria, ove per raggiungere la provincia di Crotone da Roma occorrono almeno 12 ore con il treno oppure 7 con autobus di compagnie private.

Il Meridione è succube ancora oggi di uno sterile assistenzialismo, elettoralmente finalizzato

In pratica il Meridione d’Italia è stato ed è ancora succube di uno sterile assistenzialismo – elettoralmente finalizzato – in favore dei notabili, lasciando la popolazione in balia della criminalità organizzata. A ciò va aggiunta la scarsa possibilità di movimento che non favorisce le iniziative imprenditoriali e contestualmente rende difficile la ricerca di favorevoli occasioni di lavoro ai giovani – in una terra che ha solo limitate risorse agricole/alimentari – al fine di sottrarsi allo strapotere dei notabili e all’allettante richiamo delle sirene mafiose. Tutto ciò agevola una stagnazione economica e una esasperata ricerca individualista di benessere economico. Ricerca, peraltro, che non genera quei sentimenti di solidarietà sociale sanciti nella nostra Costituzione.

In Italia c’è uno sgretolamento generale

L’Italia ha subito uno “sgretolamento generale” – già attuato dagli anni ’90 in poi con la privatizzazione delle risorse strategiche nazionali (banche, industrie alimentari e manifatturiere, autostrade, comunicazioni, ecc.), che ha solo favorito “amici di cordata”, nazionali e stranieri – che sembra ulteriormente aggravato dalle ricorrenti richieste di ampia autonomia da parte delle Regioni. Richieste che incidono soprattutto sul sistema portante italiano (educazione, trasporti, comunicazione ed energia) con provvedimenti che, qualora adottati, incrementerebbero ulteriormente l’egoistico individualismo a scapito di una solidarietà civica. Quest’ultima, presupposto essenziale per la realizzazione del sistema-Paese, è indispensabile per affrontare la competizione a livello internazionale.

Il debito pubblico

Il debito pubblico – che al 30 giugno 2019 è salito a 2.386,2 miliardi di euro, rispetto ai 2.365 miliardi del mese precedente – rischia di portare lo Stato in condizioni di default e non trova possibilità di essere arginato. Anzi è stato ancor più incrementato dalla elargizione del “Reddito di cittadinanza” che non solo ha aumentato il disavanzo ma ridotto anche la produzione. Infatti, il provvedimento – finalizzato a dare un sostegno ai meno abbienti e disoccupati – ha spesso incentivato gli sfaccendati che prima si arrabattavano a lavorare in nero ed ora continuano a farlo percependo anche la “sovvenzione dello Stato”. A ciò si aggiunga che il debito sovrano (Termine con cui ci si riferisce alle obbligazioni vendute dallo Stato ad altri paesi o alla liquidità “presa in prestito” da questi ultimi per soddisfare la spesa pubblica) – detenuto per il 32% (pari a 763 miliardi del disavanzo pubblico) dagli operatori privati esteri – è stato trascinato nelle spire distruttive dell’economia finanziaria e nelle fameliche mandibole di tracotanti speculatori.

Le speculazioni di “Stato” e la questione delle risorse energetiche

Gli speculatori, a partire dagli anni ‘90, allorché è stata abolita la suddivisione fra banche commerciali e finanziarie (tale suddivisione – introdotta dopo la crisi di Wall Street del 1929 a causa di “nefandezze” commesse dai banchieri di allora – ha consentito ai banchieri di oggi di ripetere specularmente le stesse empietà), operano con spregiudicatezza nel contesto della globalizzazione, condizionando pesantemente le scelte politiche dello Stato in Italia che non favoriscono la tutela degli interessi nazionali e  lo costringono al salvataggio di banche private con il denaro pubblico. L’assenza di risorse energetiche ha condizionato e condiziona enormemente lo sviluppo industriale e delle PMI, strutture economiche portanti del nostro sistema-Paese. Senza la sicurezza energetica non c’è sicurezza economica e senza la sicurezza economica, non c’è lastabilità politica, necessaria per la sopravvivenza della nostra democrazia.

L’anemia della sicurezza generale ha trasformato il rispetto delle regole in permissivismo e sta abbattendo la fiducia degli Italiani nelle Istituzioni

L’“anemia” della sicurezza generalesta gradualmente mutando il rispetto delle regole in permissivismo e assottigliandola fiducia degli Italiani nelle Istituzioni, provocata da una politicizzazione strisciate delle stesse. Siamo arrivati ad imbrattare un’”Istituzione principe”, rimasta caposaldo della sicurezza per oltre 200 anni e che ora è avvilita e sciupata da “escoriazioni”. Non per le battaglie combattute – con tanto valore per un armonioso sviluppo sociale – ma per percorsi non coerenti né con le regole, né col senso del dovere, né con la morale,asserviti a smodata ambizione ed a favoritismi. La scarsa equità delle manovre fiscali e finanziarie – caratterizzate da insufficiente capacità di contrasto all’evasione fiscale – ha prodotto solo “terapie” tali da indurre comunque anche i benpensanti a trovare scappatoie per non incorrere nelle sanzioni ed aggirare così i “laccioli”.

Come uscire dalla crisi in Italia e recuperare la solidarietà nazionale, fondamentale per la sicurezza

Per realizzare quella solidarietà nazionale sancita dall’art. 2 della norma costituzionale “La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” occorre:

  • in primo luogo ricostruire il tessuto sociale a partire dall’istruzione, iniziandoa ridare dignità alla nostra cultura, attribuendo un’adeguata importanza a quella anglosassone ed islamica. Il nostro sistema –scuola negli ultimi anni ha dato, giustamente, largo spazio all’inclusione e all’offerta di pari opportunità e istruzione a tutti. Questa giusta prospettiva, però, ha indotto l’opinione pubblica a ritenere lo studio solo un diritto e non più un dovere. Il tutto ha indotto gli studenti a ritenere un’ingiustizia o una discriminazione la “bocciatura” o i voti insufficienti, “pesati” non come il risultato di uno studio poco approfondito, ma come una ingiusta mortificazione della propria personalità. Inoltre, le riforme che si sono succedute negli anni hanno promosso nella scuola il criterio del “successo scolastico”, ovvero la riduzione del numero di bocciature e hanno favorito una didattica e una valutazione non più basate sulle conoscenze ma sulle competenze (cosa sa fare lo studente). Si aggiunga inoltre che l’imitazione del modello di scuole Europee o Anglo-americane ha snaturato ancora di più la fisionomia classica del nostro sistema di istruzione, essenzialmente basato sulla conoscenza e sulla cultura, facendolo regredire verso una diffusa alfabetizzazione. Infine, l’indebolimento della funzione e della forza della famiglia ha fatto sì che diventassero di competenza della scuola gli “insegnamenti familiari” cioè l’educazione (rispetto delle norme e degli altri, elementi basici di comportamento civico, alimentare, relazionale, etc.). Tutto questo ovviamente si riversa su un’inadeguata formazione dei futuri cittadini e dei futuri dirigenti, che ormai disconoscono cosa significhi “assumersi le proprie responsabilità”;
  • riavvicinare i cittadini alla partecipazione politica, praticando un’arte del governo improntata all’onestà, all’equità ed alla concordia, attuando scelte concrete e commisurate alle risorse disponibili, scevre da corruttele, malcostume e privilegi;
  • arginare le fantastiche avventure degli speculatori della finanza internazionale, riducendo i loro ampi spazi di manovra tramite i quali colpiscono – con il cosiddetto “terrorismo finanziario” – i Paesi più deboli e/o in difficoltà economiche. Costoro, come avveniva nel lontano Far West, prima o poi incontreranno una “pistola più veloce” della loro e finiranno per auto-eliminarsi senza coinvolgere la sovranità dello Stato conquistata con secoli di sudore e sangue;
  • incrementare il risparmio da devolvere esclusivamente al sostegno dell’economia reale e vietandone l’impiego nelle speculazioni dell’economia finanziaria. Così è possibile evitare che gli speculatori mettano sul lastrico le nostre prestigiose Piccole e Medie Imprese (PMI) o affondino le loro mani rapaci nei risparmi degli Italiani custoditi dalla Cassa Depositi e Prestiti;
  • incentivare, attraverso la realizzazione di opere pubbliche soprattutto nel Meridione, l’attività lavorativa per incrementare la crescita dell’economia reale, anemizzando l’assistenzialismo strumento diseducativo e promotore della corruzione;
  • ripristinarela meritocrazia, sterminatadalle raccomandazioni che spianano la carriera e assegnano lauti stipendi a modeste capacità ed a scarsa professionalità, bloccando l’ascensore della crescita economica e sociale. Sono le capacità individuali e l’accurata professionalità che spingono l’acceleratore per una crescita globale non le raccomandazioni che l’appiattiscono verso il basso e incoraggiano le nuove generazioni più capaci e preparate ad accettare una “emigrazione di massa” verso Paesi attestati su alti livelli di meritocrazia.

Occorrono rimedi incentivanti, proiettati a costruire nuove e più solidali abitudini sociali, finalizzati a modificare atteggiamenti e comportamenti di natura prettamente egoistica

In sintesi, al fine di arginare la deriva politica, sociale ed etica che sta avviluppando gli Italiani servono rimedi incentivanti, proiettati a costruire nuove e più solidali abitudini sociali, nonché finalizzati a modificare atteggiamenti e comportamenti di natura prettamente egoistica. È necessario evitare che l’adorazione del principio di “Uguaglianza” dispensi l’ignorante dall’istruirsi, il delinquente dal correggersi, il giovane dall’essere uomo e responsabile ed i politici dall’affidare le decisioni sugli interessi vitali nazionali agli incapaci. Nel merito, la “Vox populi” sostiene che: l’”Uguaglianza” è un falso, sia biologico sia psicologico, dato che nessuno di noi è fisicamente,  biologicamente e psicologicamente uguale ad un altro. Pertanto i livellamenti dei compensi sono ingiusti e mortificanti per coloro che si impegnano responsabilmente a fronte degli scansafatiche; le promesse pre-elettorali quasi mai sono state mantenute – talora completamente dimenticate o “perfezionate” in interessi privati -una volta raggiunto l’onorevole scranno.

Gli Italiani necessitano di sicurezza, oltre a di certezze economiche e politiche

Occorre ridare ai cittadini quei valori di cui sono stati depauperati – come l’onestà, la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace sociale – sostituiti con i valori estremi del benessere. Valori impersonati da: violenza, corruzione, apatia, incompetenza, dipendenze da alcool e droga che alterano il senso della vita ed alimentano l’indifferenza per la formazione e la crescita di una concordia sociale.  Gli Italiani necessitano di sicurezza, oltre a certezze economiche e politiche per poter tornare a sperare nel futuro e non di una gestione della “res publica” con decisioni improvvisate e/o con “inciuci parlamentari” finalizzati esclusivamente a mantenere privilegi e prebende.

 

Gli Interessi Vitali Nazionali devono essere appropriatamente tutelati in ambito internazionale

Gli Italiani stanno raggiungendo il limite della tolleranza nell’essere eterodiretti e richiedonoche gli Interessi Vitali Nazionali del proprio Paese siano appropriatamente tutelati in ambito internazionale, esigendo pari dignità e pari tutele nei meeting delle Alleanze alle quali partecipano. Non amano sacrificare il proprio impegno e talvolta la propria vita in missioni internazionali – nel corso delle quali risolvono difficili situazioni, salvaguardando anche gli interessi degli alleati – per ricevere poi come ricompensa solo una “pacca sulle spalle”. Occorre difendere tali interessi soprattutto nell’attuale fase congiunturale che ci vede inconsapevolmente immersi in una “guerra cognitiva”, già da tempo in atto fra Russia, Cina e Usa. Le grandi potenze, mediante la cyber-intelligence e la cyber-warfare stanno riscrivendo la sicurezza globale, ricercando il dominio dello spazio informativo ricorrendo ainfluenza, ingerenza e disinformazione.

L’attuale egocentrismo nazionale va trasformato in condotte collaborative in favore di uno Stato, virtuoso, solido e sano, capace di interagire con i relativi partner negli organismi sovranazionali e confrontarsi a livello internazionale con le nuove sfide

Alle minacce cibernetiche si affianca la terza rivoluzione Internet – blockchain, “Libra”, altre cripto-valute e 5g stannotrasformando gli assetti economici, sociali e tecnologici globali –  chesi prefigge il superamento di ogni confine statuale e la formazione di asserite “democrazie sovranazionali”, svincolate dai condizionamenti statuali. Condizionamenti che nascondono minacce di dominio, asservimento e sfruttamento delle menti meno intuitive, qualora non sia adeguatamente controllata la rivoluzione tecnologica in atto. In conclusione è necessario trasformare l’attuale egocentrismo nazionale in condotte collaborative in favore di uno Stato, virtuoso, solido e sano, capace di interagire con i relativi partner negli organismi sovranazionali e confrontarsi a livello internazionale con le nuove sfide che ci attendono al fine di infondere fiducia nei cittadini, specie i più giovani, fornendo loro prospettive di un futuro certo e per difendere gli interessi di tutti, atteso che lo Stato siamo NOI cittadini italiani.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link
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