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Coronavirus, la pandemia è l’occasione per ricostruire l’Italia

Coronavirus, La Pandemia è L’occasione Per Ricostruire L’Italia

L’esplosione del Coronavirus in Italia ha permesso di riscoprire il senso di unità nazionale

La pandemia di Coronavirus che ci ha colpito da circa tre settimane e che ha richiesto l’adozione di provvedimenti restrittivi alla nostra libera circolazione sta suscitando una serie di effetti non sempre coerenti e concordi. Ci sono alcuni che vedono in tutto questo manovre complottistiche delle grandi potenze che preludono all’adozione di misure restrittive ancora più drastiche, vicine all’instaurazione di uno stato di polizia. Di contro la gran parte della popolazione riscopre il valore di essere italiani e si aggrappa all’Inno Nazionale quasi fosse un esorcista che possa allontanare al più presto il nefasto contagio virale. Oggi la gran parte della popolazione riscopre l’esistenza di regole da rispettare per impedire una diffusione globale del COVID-19.

L’arrivo del COVID-19, però, conferma anche che in molti sono “allergici” alle regole e che i nostri partner internazionali, UE in primis, non sono così amici come pensiamo

Ciò nonostante, ci troviamo a fronteggiare non solo l’indolenza di molti che ritengono di poter continuare – con i soliti sotterfugi – a fare il proprio comodo; ma anche l’ostracismo di alleati e amici e addirittura di una UE di cui siamo stati i principali promotori e fondatori. È da augurarsi che quando tutto sarà passato resti qualche briciola di solidarietà, oggi acclamata da ogni parte, dimenticando che le regole non vanno rispettate solo per scongiurare le pandemie come quella del Coronavirus. Il rispetto delle regole è un principio universale su cui si reggono tutte le democrazie. Non per nulla la democrazia in Italia è cominciata con le regole fondamentali scritte sulla Carta Costituzionale, che ancora oggi non abbiamo imparato a rispettare. Ma tutto ciò non basta. Al malessere sanitario e alla strafottenza di una minoranza, infatti, si somma pericolosamente il dissesto economico già in atto e soprattutto quello che verrà dopo.

I problemi in Italia non finiranno una volta sconfitta la pandemia. Si rischia che la nostra economia crolli se non ci rimboccheremo le mani

L’Italia era già in fase di deficit economico, che sarà aggravato dalla mancata produzione e dal fermo delle esportazioni. A poco serviranno i provvedimenti assistenziali del Governo se non sapremo rimboccarci le maniche e darci da fare. Molti, viste le porte chiuse in faccia dalla UE in relazione al Coronavirus, stanno predicando il ricorso all’autarchia; privilegiando al massimo i consumi interni e rifiutando le importazioni e il turismo all’estero. Purtroppo abbiamo dimenticato che esiste una globalizzazione che non è solo economica, ma come si può constatare è anche sanitaria, ambientale e climatica. Prima di ricorrere all’autarchia ci saremmo dovuti fortificare con la costituzione del Sistema-paese Italia mai abbozzato né mai politicamente immaginato. Carenza che sottolinea tutta la mancanza di responsabilità politica che ci sta assoggettando a ricatti stranieri.

Gli appelli dei “cervelli in fuga”, pronti a tornare in Italia seppur a condizioni molto meno vantaggiose, sulle criticità nel nostro Paese

Nel dicembre 2019 il settimanale L’Espresso del 22-12-2019 riportava un articolo dal titolo: “Cara Italia, ascolta noi expat” nel quale veniva tracciata la drammatica situazione di giovani “cervelli italiani” costretti ad espatriare per trovare opportunità di lavoro adeguate alle rispettive attitudini e capacità professionali.  Particolare enfasi veniva posta nel descrivere le motivazioni per le quali erano stati costretti ad espatriare, incentrate prevalentemente nella mancanza di iniziative economiche e politiche finalizzate a creare le condizioni sistemiche idonee per lo sviluppo delle loro potenzialità. Gli stessi, tuttavia, pur lamentando le varie criticità del tessuto nazionale che li hanno costretti a lasciare l’Italia, hanno lanciato corali appelli per poter tornare in Patria qualora queste fossero state risolte, motivando così il loro desiderio: “L’Italia è in crisi, economica e culturale: sta a noi fare qualcosa per il Paese che ci ha cresciuti e ci ha insegnato tanto….Torniamo ad un lavoro che paga meno con l’obiettivo di cambiare le regole dall’interno, torniamo a fare fronte comune alla corruzione ed alla politica da spiaggia….”.

Lo stesso Presidente della Repubblica ha denunciato la carenza di responsabilità e di solidarietà, come pilastri di una vera coesione sociale

Le impietose analisi degli “expats” sulla situazione dei vari settori dell’Italia – peraltro analoghe a quelle ben più esaustive ed impietose che sono state espresse dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno 2019 – mettevano in evidenza soprattutto la carenza di responsabilità e di solidarietà come pilastri di una coesione sociale che oggi sbandieriamo solo a parole. Oggi che ci troviamo tutti con lo stesso problema inneggiamo all’unione, alla solidarietà alla fratellanza e all’amicizia. Ci auguriamo che tutto ciò non sia un falso buonismo e che, passato il pericolo del Coronavirus e del COVID-19, si ritorni ad essere non più “vincoli ma sparpagliati”, come soleva dire Pappagone, personaggio immaginario televisivo ideato e interpretato da Peppino De Filippo. Auspichiamo che questo momento di crisi ci insegni a rimanere solidali, orgogliosi ed a rispettare gli altri e le idee altrui.

La politica continua ad alimentare lo scontro ideologico, piuttosto che perseguire un confronto programmatico sui problemi da affrontare

Purtroppo la politica non sembra volerci aiutare nel conseguire questi obiettivi. Tende nel continuare ad alimentare lo scontro ideologico, piuttosto che a perseguire un confronto programmatico sui problemi da affrontare, risolvendoli concretamente invece che proponendo soltanto verbosi confronti. Per contro gli “expats” sembrano avere ben chiaro cosa occorra per risollevare le sorti del Paese che li ha cresciuti ed educati in un contesto culturale in cui i valori etici si ergono ancora a difesa della personalità e della dignità umana. Gli stessi sembrano voler incentrare la loro opera non rivoluzionando, ma impegnandosi a far evolvere dall’interno il sistema per modificarne le regole al fine di tutelare la sicurezza e i nostri interessi nazionali. Il nodo gordiano è proprio questo: la tutela degli interessi nazionali che senza la costituzione di un Sistema-paesenon potremo mai affrontare né far valere nei confronti dei nostri partner europei.

Siamo ancora una Unione Europea e non gli Stati Uniti d’Europa e l’Italia non è stata in grado di tutelare adeguatamente i suoi interessi nazionali

Al momento siamo ancora una Unione Europea e non gli Stati Uniti d’Europa, come dimostra l’“affaire” COVID-19. Per cui lo Stato se intende realizzare un Sistema-paese solido ed efficiente, non può privatizzare le strutture portanti del Paese come ha fatto dal 1992 a tutt’oggi. Abbiamo visto che fin dagli anni ’90 non siamo stati in grado di tutelare gli interessi nazionali italiani, né in sede di alleanze né all’interno dei rapporti comunitari da rapaci partner, che ci considerano ancora un feudo. Da questo feudo pretendono partecipazione per le scelte internazionali più rischiose ed esigono di attingere quelle poche componenti industriali, energetiche, metallurgiche, meccaniche, tecnologiche ed alimentari che sostenevano e sostengono l’economia reale del Paese. Inoltre, abbiamo visto l’inadeguatezza nel fronteggiare l’invadenza di potenze emergenti con le quali sono stati fatti accordi sistemici che condizionano strutture portanti della nostra economia e della nostra sovranità. Tale è l’adesione al progetto infrastrutturale e politico della Cina (Belt and Road Initiative) con interlocuzioni critiche su temi riguardanti non solo il settore commerciale – come hanno fatto i nostri partner europei – ma anche il dominio tecnologico che incide sulla sfera della sicurezza nazionale, sacrificando ad esso parte delle strutture sistemiche nazionali, nonostante il parere contrario della nostra Intelligence.

A livello interno rimangono l’atavica divisione tra l’alto sviluppo economico-sociale del Nord e il disastrato sottosviluppo sostenuto con l’assistenzialismo del Sud, nonché mancano iniziative culturali e sociali volte a ricompattare la solidarietà nazionale

Purtroppo non abbiamo ancora assistito a provvedimenti che fossero in grado di ricompattare l’atavica divisione fra l’alto sviluppo economico-sociale del Nord ed il disastrato sottosviluppo sostenuto con l’assistenzialismo del Sud, che oggi invoca aiuto per la mancanza di strutture sanitarie in grado di fronteggiare l’epidemia in atto. Né iniziative culturali e sociali volte a ricompattare quella solidarietà nazionale sancita nell’articolo 2 della nostra Costituzione, che se fossero state attuate avrebbero di per se stesse costituito la struttura portante del Sistema-paese. Purtroppo in Italia la cultura della sicurezza non è patrimonio di molti né sufficientemente divulgata. Per di più abbiamo abbandonato la nostra cultura mediterranea – che fino a ieri con il Logos ci ha insegnato a ragionare – per asservirla a quella anglosassone “scimmiottando” le mode di oltre oceano, che hanno sovvertito l’armonia della nostra vita sociale.

In Italia bisogna riscoprire e consolidare la cultura umanistica, che ci ha aiutato a superare i misfatti dell’irrazionale. Oltre ai diritti esistono anche i doveri e sono i primi che vanno rispettati. Soprattutto nell’emergenza COVID-19

Dobbiamo riscoprire e consolidare la nostra cultura umanistica – che ci ha aiutato a superare i misfatti dell’irrazionale – svincolandola a da quella binaria alla quale l’abbiamo assoggettata, che ha prodotto molti problemi e di difficile soluzione. Cultura binaria che ora twitta ipocritamente su un video diffuso con WhatsApp che mostra un’esibizione delle Frecce Tricolori nazionali, esaltata dal brano della Turandot, per dire che ce la faremo a uscire dalla pandemia del Coronavirus. Dobbiamo essere consapevoli che “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre” e non ci sembra che molti Italiani apprezzino questo aforisma nonché si assumano la responsabilità di ciò che fanno o provocano. Perciò, sarebbe ora di iniziare a capire che il nostro comportamento non può essere solo egoistico ed edonistico – alla ricerca esclusivamente di diritti, dimenticando che sono presenti pure i doveri – ma anche e soprattutto, assennato, giudizioso e partecipativo.

La sicurezza nel nostro paese, anche durante la pandemia, non può essere esclusivamente delegata: deve essere partecipata. Ognuno è responsabile non solo di se stesso, ma anche degli altri

Occorre cioè partecipare attivamente alla salvaguardia nostra e dell’Italia e la sua sicurezza non può essere esclusivamente delegata, ma è sostanzialmente partecipata (nel senso indicato da David Garland): “La cultura del controllo – Crimine e ordine sociale nella società contemporanea, 2007 – richiede responsabilità, coinvolgimento, condivisione, compartecipazione, scambio di informazioni, consapevolezza, formazione, pro-attività individuale”. Sicurezza – uno dei bisogni primari dell’uomo, uno dei diritti fondamentali della persona (art. 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) – che non ci può essere garantita solo da altri soggetti ma che, come la libertà, va conquistata e mantenuta costantemente da ciascuno di noi. Tutto ciò significa costruzione del Sistema-paese che coinvolge – in un’azione comune, condivisa e sinergica – tutti i diversi attori: istituzioni, forze dell’ordine, operatori del sociale e della scuola, imprese e cittadini, nel pieno rispetto delle competenze e delle prerogative di ciascuno, così come indicato anche dal nuovo assetto costituzionale del Paese.

Il COVID-19 può essere l’occasione per ricostruire il Sistema-paese grazie all’apporto di tutti, anche dei cittadini. Ecco qualche consiglio su cosa fare

Per far questo in Italia occorre iniziare a dare vita ad un nuovo paradigma che sappia:

  • definire quali sono i nostri interessi nazionali da tutelare con un processo costituzionalmente condiviso fra maggioranza ed opposizione in modo da poter erigere su di essi le strutture portanti del nostro Sistema-paese;
  • ridurre il debito pubblico per sottrarsi ai condizionamenti di una sovranità limitata;
  • ricondurre nelle competenze esclusive dello Stato strutture che ai sensi dell’art, 117 della nostra Costituzione incidono inevitabilmente sulla sicurezza nazionale, quali: autostrade, ferrovie, fonti di energia – fra cui le centrali elettriche, anemizzando quelle alimentate con energia non rinnovabile ed incrementando quelle alimentate da fonti rinnovabili e idroelettriche – comunicazioni, ecc.;
  • realizzare strutture digitali sistemiche in grado di ridurre le attività burocratiche, controllare oculatamente gli sperperi e la corruzione, vivacizzare gli investimenti produttivi con la riduzione dei tempi per le relative autorizzazioni;
  • incrementare la costruzione e l’ammodernamento di infrastrutture sistemiche – sulla base delle teorie keynesiane – per dare lavoro ai disoccupati, invece che elargire fondi assistenziali che disincentivano le attività produttive ed incrementano in maniera esponenziale il debito pubblico.

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon.

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