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Coronavirus, l’Italia e il pericolo della “profezia” di Moro

Coronavirus, L’Italia E Il Pericolo Della “profezia” Di Moro

Il coronavirus e la crisi economica ad esso legata hanno dato opportunità alle élite finanziarie per tentare di attuare il “nuovo ordine mondale”. Ma siamo sicuri che questo sarebbe migliore del vecchio? Inoltre, c’è il rischio che le parole del Presidente  Moro del 1978 si avverino: “Questo Paese non si salverà. La stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non sorgerà un nuovo senso del dovere”

La pandemia di Covid -19 che ha colpito l’Italia, non solo ha provocato morte e dolore, ma ha disastrato la nostra economia e messo in luce – contestualmente – molte delle contraddizioni della democrazia. Il virus, inoltre, ha procurato un’opportunità e un “assist” alle élite finanziarie per tentare di attuare il “nuovo ordine mondale”, che bussa ormai da anni alle nostre porte non ancora completamente aperte. Ma siamo sicuri che questo sarebbe migliore del vecchio? Che il nostro futuro, come ci viene sbandierato da tutte le parti, sarà più progredito, promettente e ricco? Gli eventi che si sono susseguiti in questi ultimi tempi non ci fanno essere così ottimisti. Temiamo che, come già affermò Aldo Moro in tempi non sospetti (1978), “Questo Paese non si salverà. La stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non sorgerà un nuovo senso del dovere”.

L’Italia rischia di disintegrarsi dopo quanto accaduto il 17 aprile all’Europarlamento, ma per chi ha remato contro sarebbe una vittoria di Pirro

Il primo dovere oggi, come nel prossimo immediato futuro, è quello di difendere la Repubblica Italiana. Uno Stato costruito nel corso di circa due secoli dai nostri predecessori, con tanti sacrifici e sangue. Una Nazione che rischia di disintegrarsi dopo quanto accaduto nella sede dell’Europarlamento venerdì 17 aprile 2020. Entità sovrana, tuttora fragile, che non ha ancora saputo trovare una via di conciliazione alle tante fratture che la storia le ha causato. Realtà statuale che non ha finora inteso presentarsi alla stessa Storia con unità di vedute e strategie per difendere gli Italiani, disastrati da una “democratura” (Democrazia/dittatura) sovranazionale. Il motto romano “Divide et impera” non è stato – questa volta – applicato dai Romani, ma dai loro avversari di allora. Sono costoro che hanno sbaragliato i Paesi europei maggiormente in crisi, così come la Troika fece con la Grecia nel 2011. Ma questa vittoria – forse conseguita nel corso di un venerdì 17 – sarebbe una vittoria di Pirro. 

Se passerà la linea della “democratura”, ci sarà la distruzione definitiva dell’idea di Europa

Un trionfo effimero, che in realtà porterebbe alla distruzione definitiva dell’idea di Europa, come ebbe ad affermare il politico tedesco Gregor Gysi il 31 luglio 2015 nel suo Intervento al Bundestag per il problema Grecia. Nella circostanza, ebbe a sostenere che anche l’atto di adozione dell’Euro come moneta unica era un errore politico. La sua introduzione sarebbe dovuta essere la parte finale di un processo di armonizzazione culturale e giuridico dei vari Paesi europei nell’insegnamento, nell’economia, nell’arte, nella scienza. A essa occorreva anche aggiungere procedure standard per il pagamento di tasse, stipendi, pensioni e previdenza sociale. Diversamente ci sarebbe stata un’integrazione europea esclusivamente monetaria con estreme conseguenze negative. Cosa ci ritroviamo oggi? L’Europa delle Banche, ove la BCE è l’organo più potente dei governi delle varie realtà statuali.

Per evitare che la “profezia” di Moro si avveri, Italia si deve ricominciare ad “aprire la mente”

In Italia dobbiamo ricominciare ad adottare l’aforisma di Einstein “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”, per evitare che la prospettiva del Presidente Moro si avveri. E’ necessario riprendere a pensare, per evitare che i nostri cervelli vengano definitivamente spenti ed assoggettati al “pensiero unico”, che ricerca il dominio assoluto sulle persone. Dobbiamo mettere al primo posto dei valori la tutela della persona, in questo momento confusa e distratta dal frastuono di un over flow di informazioni e fake news, di provvedimenti non sempre chiari ed univoci. Decisioni non assunte autonomamente, ma proposte al politico da una pletora di Task Force, Comitati di tecnici ed esperti – dalle contrastanti opinioni e da sospetti legami trasversali con realtà estere – che hanno seminato dubbi ed incertezze. Dobbiamo meditare cronologicamente sui fatti avvenuti, per astrarre dal passato quelle lezioni indispensabili per costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti.

La Cina annuncia un’epidemia di coronavirus il 21 gennaio, anche se si aveva notizia di casi dal 31 dicembre 2019. Wuhan e le aree limitrofe sono sigillate, ma in Italia si minimizza la situazione

Si comincia a parlare di virus quando, secondo i media, il 31 dicembre 2019 un’epidemia inizia in Cina a Wuhan. Solo dopo vari tentativi di disinformazione, incentrati su un’influenza rafforzata, a partire dal 21 gennaio 2020 è stata diffusa la notizia dell’esistenza di un nuovo coronavirus nel paese asiatico e la città è stata messa in quarantena. Sono stati bloccati e sospesi – a Wuhan- tutti i trasporti pubblici in entrata e in uscita, misure estese il giorno seguente ai centri abitati limitrofi. Le immagini che in quei giorni si stagliavano sui televisori erano abbastanza eloquenti. Blocco di strade della città di Wuhan ad opera di militari e forze dell’ordine in assetto di guerra anti NBC, nonché blocco di tutte le attività. Mentre allarmanti immagini entravano nelle case degli italiani, le autorità politiche e mediche minimizzavano la situazione – pur raccomandando di evitare viaggi in Cina – e assicuravano che comunque era tutto sotto controllo. 

Nonostante sia stata formalizzata l’emergenza coronavirus, dal 16 al 20 febbraio si tengono diverse fiere internazionali in Italia. Poi, però, due turisti cinesi vengono ricoverati a Roma e scatta il blocco dei voli dal paese asiatico. Ma solo quelli diretti

Tanto che dal 16 al 20 gennaio è stato consentito lo svolgimento di fiere internazionali fra cui quella svoltasi a Rimini. La stampa riporta anche che nei padiglioni erano peraltro presenti sia stand provenienti da Wuhan sia da Codogno e dalle province di Bergamo e Brescia. Ma ovviamente la diffusione del virus nella città cinese non era ancora di pubblico dominio. Il 23 gennaio giungono a Milano due turisti cinesi che, dopo vari soggiorni in Italia, si recano a Roma circa 10 giorni dopo. Qui, però, vengono ricoverati allo Spallanzani perché affetti dal virus. Allora si è pensato di controllare solo tutti i voli provenienti diretti dalla Cina ma non da altri Paesi ove eventuali contagiati avrebbero potuto fare scali intermedi. Iniziano i primi allarmismi, – minimizzati ancora una volta – ma non sembra che nella circostanza siano stati adottati provvedimenti cautelativi. Come peraltro prescrive il “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”, cercando quanto meno di approvvigionare mascherine e tamponi.

Nasce ufficialmente il termine COVID-19 e dal Nord c’è la fuga di massa in treno verso Sud

L’11 febbraio viene dato dall’OMS un nome alla nuova malattia causata dal coronavirus: Covid-19 (“Co” e “vi” indicano la famiglia dei coronavirus, “d” la malattia – disease in inglese – e “19” perché scoperta nel 2019), ma ancora non viene dichiarata la pandemia nonostante si fosse ormai diffusa in molti Paesi. Il 21 febbraio si registrano i primi casi in Italia con la chiusura di Codogno e dei comuni limitrofi che allarmano la sanità nazionale e la Protezione Civile. Vengono istituiti posti di blocco alle entrate ed uscite di questi centri abitati ma, secondo le polemiche in atto in questi ultimi giorni, non si sarebbe provveduto ad approvvigionare strumenti sanitari necessari per fronteggiare l’epidemia. L’8 marzo, all’affannosa rincorsa nelle regioni settentrionali finalizzata a contenere la diffusione della COVID-19, si aggiunge la fuga dal Nord di centinaia di cittadini. Sono residenti per motivi vari, ma provengono dalle regioni del centro-sud. Costoro, venuti a conoscenza – da fughe di notizie – del decreto della Presidenza del Consiglio (DPCM) che di lì a poco avrebbe dichiarata la Lombardia “zona rossa”, assaltano i treni per tornare nei paesi di origine.

Dal lockdown totale in Italia del 10 marzo alla, forse, graduale riapertura delle attività lavorative

Il 10 marzo entra in vigore un nuovo DPCM che trasforma tutta l’Italia in “zona protetta”, un completo lockdown, con l’obbligo di restare a casa e di poter uscire solo per ragioni di comprovata necessità. Il giorno successivo l’OMS dichiara la pandemia asseritamente, con l’’obiettivo di fare un appello a tutte le nazioni per contrastare la diffusione del Covid-19. Su notizie stampa, però leggiamo che i tentennamenti dell’Organizzazione sarebbero dovuti al tentativo di evitare e/o minimizzare i danni finanziari ai sottoscrittori di Pandemic Bond emessi nel maggio 2016, durante il G7 a Sendai in Giappone, con scadenza 15 luglio 2020. Dopo circa due mesi di chiusura quasi totale delle forze produttive del Paese ci apprestiamo, forse, a riaprire con gradualità le attività lavorative bloccate. A differenza da noi, altre realtà statuali hanno adottato metodi molto diversi di contenimento del coronavirus per non fermare rigorosamente tutte le attività e non danneggiare eccessivamente l’economia. 

Sull’informazione legata al COVID-19 in Italia, la regola migliore da applicare è quella dell’intelligence: Niente è come sembra, nulla è come appare

Ma lasciamo ad altri e più qualificati esperti il compito di evidenziare gli eventuali errori commessi per il contenimento e la gestione della pandemia. Noi intendiamo soffermarci ad osservare “l’aspra e fitta selva” di informazioni e fake news, virtuali e reali, che sono circolate in questi mesi. Ciò per rammentare ai nostri concittadini, frastornati dal loro immenso rumore, di non farsi ingannare. Raccomandiamo loro solo di tenere ben presente nella loro mente un prezioso aforisma dell’Intelligence che sostiene: “Niente è come sembra, nulla è come appare”. Oppure il proverbio: “Non è tutto oro quello che luccica e non tutto ciò che luccica è oro”. 

I segnali delle marcate incongruenze e storture legate allo sviluppo della crisi sanitaria, politica ed economica

Ragionando come l’intelligence si può meglio interpretare quei segnali che riteniamo, nell’attuale realtà storica italiana, sottolineino meglio le marcate incongruenze e storture legate allo sviluppo della crisi sanitaria, politica ed economica: 

  1. la rapidità nell’adozione di misure di contenimento del coronavirus non ha avuto la stessa valenza della fretta adottata per l’attuazione di provvedimenti amministrativi emanati dalle varie autorità presenti sul territorio. Vale a dire che alla frettolosità dei provvedimenti non ha sempre corrisposto l’efficacia e l’efficienza degli stessi;  
  2. il ruolo pervasivo dei media, artefici di un diluvio informativo che ci ha sommerso, o che a causa di spesso mancate verifiche per la fretta di pubblicare una news, ha favorito un elevato tasso di disinformazione;
  3. la mancanza di semplici e chiare informazioni sui veri e più gravi rischi che inizieranno solo con la fase 2;
  4. l’evidente e confermata fragilità dell’organizzazione del nostro Sistema-Paese in una situazione di emergenza e di rischio catastrofale, peraltro fronteggiata eroicamente dall’impegno e dalla responsabilità – a livello individuale – dal personale sanitario;
  5. i “reconditi” interessi delle grandi potenze (Cina, Usa, Russia) sul ruolo geopolitico dell’Italia, coniugati con l’attuale affermazione del Presidente americano di non voler più finanziare l’OMS perché asseritamente filocinese, seguito subito dal Giappone; 
  6. la presunta gaffe di Christine Lagarde del 13 marzo 2020, che ha causato la perdita di 17 punti della Borsa di Milano in un solo giorno;
  7. il crollo economico del Paese, ad oggi calcolato come il più elevato a livello internazionale, al quale si sospetta siano correlati interessi economici delle élite finanziarie internazionali e di singoli Paesi; 
  8. la risoluzione adottata venerdì 17 aprile 2020 dal Parlamento europeo sull’azione coordinata dell’UE per lottare contro la pandemia di COVID-19, che approva l’adozione di Recovery Bond garantiti dal bilancio Ue, esorta gli Stati membri all’uso del MES e respinge l’adozione dei corona-bond;
  9. l’indisciplina ampiamente radicata nella minoranza della popolazione che si riscopre runner, festaiola e arrogante e che con il suo comportamento mette a rischio il sacrificio dei tanti chiusi in casa agli “arresti domiciliari”;
  10. la carenza di linee guida riguardanti il significativo cambiamento individuale del modello esistenziale, comportamentale e sociale da adottare per la gestione del prossimo futuro.

L’unica chance per per sfuggire al neocolonialismo finanziario e rilanciare l’Italia, non sono in ambito UE, è ricostruire il Sistema-Paese in tutti i settori

Riteniamo che quel nuovo senso del dovere auspicato dal Presidente Moro debba e possa trovare la sua ragion d’essere nell’evitare di presentare una “serva Italia” sul piatto delle portate preferite delle élite finanziarie internazionali e nell’impegno incondizionato di noi tutti. Ciò finalizzato alla nascita di un vero Sistema-Paese, per la cui realizzazione dobbiamo:

  1. ricostruire quell’unità nazionale tanto raccomandata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che la politica ha fatto naufragare sugli scogli di un esasperato regionalismo per la ricerca esclusiva di consensi elettorali. Unità che rischia una deriva costituzionale con una frammentazione regionale tipo Medio Evo. Bisogna “anemizzare i talk show” e “rimboccarsi le maniche” per impedire che la rete dei “link eterodiretti” metta le mani sulle nostre PMI. Sono la migliore risorsa strategica di cui disponiamo e, se finanziata da noi e non da potentati esteri, saprà farci uscire da questo tunnel che si prevede lungo e difficile;
  2. dissipare quegli scenari dove l’ombra dell’irresponsabilità personale e sociale, della corruzione nonché dell’ignobile “scarica barile”, faticano a dissolversi davanti a un nemico ancora forte ed invisibile, per dare credibilità e fiducia a tutto il Paese;
  3. sostenere quella orgogliosa “sovranità nazionale”, che abbiamo travasato nell’ideale di un’Europa Unita affinché sappia difendersi da “arcani link” che la vogliono eterodiretta. Link operanti anche in una UE esclusivamente monetaria, che pensa ad essere solo la referente della finanza internazionale e non la Patria di un popolo europeo; 
  4. rafforzare quella solidarietà mostrata nella realtà virtuale delle chat, degli striscioni e delle esibizioni canore dai tetti e dalle finestre, applicandola nella realtà quotidiana, per aiutare – nel rispetto delle regole e con professionalità – i più deboli a superare la crisi che ci ha colpito; 
  5. fortificare quella capacità di inventiva e sana operosità, che consente di oltrepassare le tante remore delle strutture sovranazionali, Europa compresa. Remore che, nella loro attuale conformazione, non aiutano a superare le crisi, ma servono solo a soddisfare esclusivamente gli interessi di parte di quei potentati politici ed economici che le hanno fatte nascere.

Tutto ciò al fine di sfuggire al neocolonialismo finanziario che sta dietro la porta ad attendere il nostro tracollo. Dobbiamo essere consapevoli che la InfoWar e la finanza internazionale sono ormai classificate come le armi più pericolose e micidiali dell’era dell’informazione, che possono essere impiegate non solo da avversari e competitor ma anche da Paesi amici ed alleati.  Il che vuol dire: “Prepariamoci a combattere da soli” se non vogliamo diventare “colonia Italia”.

Gli Indomabili

Gli Autori

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

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