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Coronavirus, l’Italia è al banco di prova e non può fallire

Coronavirus, L’Italia è Al Banco Di Prova E Non Può Fallire

Che succederà con la fine del lockdown in Italia?

La prospettiva della fine del lockdown in Italia per il coronavirus ha dato immediato sfogo ai desideri repressi di cittadini segregati in casa e costretti a rinunciare alle più normali esigenze sociali per non essere contagiati. L’imposizione della quarantena per il covid-19 si è resa necessaria per fronteggiare una situazione difficile, che non eravamo preparati ad affrontare e sulla quale non avevamo alcuna esperienza. Purtroppo le misure messe in campo non sono state delle migliori. A fronte dei numerosi contagi, dei reparti di terapia intensiva affollati ed esauriti e dell’elevato numero di morti – una volta abbassatasi la curva dei contagi – sono insorte polemiche e disobbedienze civili ai dettati dei DPCM, che auspichiamo non convergano in derive sociali e/o sommosse anti-Stato.

L’emergenza Covid-19 ha confermato l’assenza di un Sistema-Paese

Le evidenze alle quali abbiamo assistito, confermano l’inesistenza di un Sistema-paese in Italia in grado di fronteggiare la congiuntura con esperienza, capacità operativa, velocità di adattamento e decisioni politiche autonome, non imposte – con improvvisazione ed inesperienza –  da comitati di esperti e task forse con discordanti opinioni. Le prime immagini televisive della cintura di sicurezza imposta a Wuhan fin da gennaio 2020 non hanno suscitato nelle menti decisionali – ad ogni livello – che sarebbe stato necessario porre in essere, con immediatezza, un approccio previsionale basato sulla prevenzione. Ciò al fine di impedire anche all’Europa il probabile allargamento dello scenario di guerra batteriologica che i media diffondevano dalla Cina, tenuto conto che la globalizzazione ci ha resi tutti interdipendenti. 

Alcune criticità gravi nel nostro paese, derivate dalla pandemia

Di conseguenza l’assenza e/o la mancanza di un vero Sistema-paese in Italia ha reso possibile:

  1. l’avvio di una pubblica informazione asettica, rassicurante e contraddittoria che ha disorientato l’opinione pubblica ed inoculato la sensazione che tutto sommato le evidenze cinesi erano poco più di un’influenza stagionale rafforzata. Valutazione che ha indotto esponenti politici a dimostrare con sicumera l’assenza di rischi e pericoli, partecipando ad asseriti innocui aperitivi, salvo poi smentirsi accusando di essere stati contagiati;
  2. l’adozione, all’arrivo del “cigno nero”, di contromisure non adatte, intempestive e/o contraddittorie che hanno suscitato il panico e indotto i cittadini ad allontanarsi tempestivamente dalle “zone rosse”. Non esistono manuali di pronto impiego per risolvere in pochi giorni emergenze complesse come quella provocata dal corona virus. Ma non si può neppure supplire ad esse con la nomina di una pletora di comitati e task force con inenarrabili conoscenze teoriche – per lo più acquisite in Paesi esteri nei quali hanno anche legami relazionali – e scarse esperienze pratiche. Costoro il più delle volte sono stati smentiti dagli operatori sanitari che combattevano e tuttora combattono contro il virus sul campo;
  3. l’attuazione di provvedimenti restrittivi delle libertà costituzionali che, protratte nel tempo e sanzionate, hanno suscitato persino la protesta sui social di appartenenti alle Forze dell’Ordine con l’hashtag  “#IoNonSanziono”;
  4. il manifesto disaccordo fra Stato e Regioni in ordine a provvedimenti sanitari e normativi adottati nella fase 1 e da adottare nella fase 2 che hanno generato sconcerto, incomprensione e discrasie costituzionali con l’evidente manifestazione, a livello internazionale, di una nostra scarsa compattezza istituzionale;
  5. la scelta di un rimedio estemporaneo per la prosecuzione della didattica dedicata all’istruzione scolastica con l’adozione, tout court, degli strumenti dell’era digitale. Strumenti impiegati dai social network ma non validati sia sotto il profilo della efficacia (sono stati praticati scarsissimi test nell’adozione delle più diverse piattaforme informatiche e una improvvisata e precaria attività formativa verso insegnanti e studenti per l’utilizzo della didattica a distanza) sia quello della sicurezza. Operati spesso con apparizioni al limite della decenza e/o violazione della privacy degli studenti;
  6. l’assenza di una valida sicurezza cibernetica a tutela dei nostri interessi nazionali a fronte di un frenetico sviluppo della “dittatura digitale” con la quale già la Cina controlla la sua popolazione. Dittatura edulcorata con l’adozione di “crediti” e “debiti” che hanno il sapore delle psyop (operazioni psicologiche) per il condizionamento delle masse;
  7. la millanteria di sostegni economico-finanziari per soccorrere la ripresa economica, disastrata a livello mondiale dalla pandemia, che ha creato l’illusione nelle piccole e medie imprese di poter contare con immediatezza sul sostegno statale, di cui sono ancora in attesa sia per le pastoie burocratiche sia per l’inarrestabile tornaconto del sistema bancario.

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Le criticità hanno generato ulteriori problematiche, le quali hanno peggiorato lo scenario soprattutto dal punto di vista della sicurezza

Come se tutto ciò non fosse sufficiente si sono aggiunte ulteriori criticità dettate da:

  1. scarcerazione di centinaia di pericolosi, efferati ed infidi malviventi – asseritamente per probabili mortali contagi da coronavirus – evento passato quasi in sordina su media distratti;
  2. polemiche fra istituzioni repubblicane in ordine al succitato evento che hanno indotto all’immediata adozione di provvedimenti restrittivi della scarcerazione che avrebbero potuto essere adottati prima che “venissero aperti i penitenziari”; 
  3. conferimento di incarichi di alta responsabilità non secondo i principi meritocratici ma in funzione di “cordate di amici degli amici”, che non giovano ad un efficace ed efficiente funzionamento del Sistema-paese; 
  4. ostentazione di successi operativi in tema di sequestri di persona, senza tener conto di circostanze ed eventi altamente simbolici e significativi che avrebbero dovuto essere gestiti nel privato. Comportamenti che hanno involontariamente dato ampia cassa di risonanza alle metodologie operative e alle strategie del terrorismo jihadista, che non è guidato da sprovveduti ma da menti levantine e raffinate. Circostanza nella quale, inoltre, sono state diffuse notizie sul pagamento di un riscatto che certamente non giova alla sicurezza di connazionali impiegati all’estero in strutture industriali e/o in missioni di pace;
  5. ricaduta, sul piano economico, del lungo lockdown che si è immediatamente tradotto in miliardi di euro andati in fumo, con la drammatica trasposizione dell’impatto sanitario sull’economia reale.

Le conseguenze della crisi sanitaria sono derivate anche dal mancato approccio collettivo al fenomeno Covid-19

All’inizio di questa crisi sanitaria si è voluto sofisticare sui termini di epidemia e pandemia, equivoco che ha indotto ad interpretarla come una somma algebrica di fenomeni sparsi e non come un’infezione globale e mortale. Contaminazione che richiedeva, da subito, una risposta globale, ma la politica dell’“ognuno per sé” ha dominato fin dall’inizio la crisi. Le conseguenze di questa disarmonia sono ormai palesi agli occhi di tutti e attestano ulteriormente la mancata definizione, a livello bipartisan, dei nostri interessi nazionali fattori assolutamente indispensabili per poter dar vita al Sistema Paese Italia. Processo fondamentale in cui Istituzioni pubbliche e private operano dentro “linee guida” convergenti dettate dal vertice politico-strategico del Paese per conseguire obiettivi di vitale importanza per tutti i cittadini. L’assenza totale di un pensiero permanente imperniato sulla consapevolezza istituzionale di un interesse nazionale – da tutelare con chiarezza di visione e di obiettivi – ha determinato, attraverso i comportamenti scomposti che abbiamo enunciato, il rafforzarsi di un morbo ancor più pericoloso del Covid-19: l’incertezza. 

La fase 2 in Italia è caratterizzata dall’incertezza, il vero nemico di tutti. Servono perciò strategie mirate, che proteggano i più vulnerabili e permettano di conoscere la reale portata dei contagi

L’incertezza è il vero nemico, che in questa delicatissima fase 2 in Italia potrebbe apparire fittiziamente indebolito dall’illusione diffusa di ritorno alla normalità, mentre in realtà si sta navigando a vista nella speranza che la scommessa possa essere vinta. Di fronte alle dinamiche evolutive della pandemia nel nostro paese, a distanza di due mesi dall’inizio della crisi, dovremmo ormai aver compreso che:

  1. occorre adottare una strategia mirata in relazione a chiusure ed aperture per l’operatività economica, in base alle reali condizioni di sviluppo dei contagi ed in funzione delle zone geografiche, e non perseguire una politica indifferenziata;
  2. è indispensabile mettere in sicurezza e proteggere in chiave preventiva i soggetti più deboli ed esposti maggiormente al rischio, con misure specifiche da far adottare alle strutture sanitarie sul territorio;
  3. effettuare in tempi ragionevolmente brevi, potenziando la rete di laboratori pubblici e privati, il prelievo sierologico alla maggioranza della popolazione italiana, per studiare il fenomeno della positività asintomatica e conoscere la reale portata del fenomeno del contagio.

L’Italia rischia di finire ai margini del nuovo ordine mondiale tecnologico se non si agirà in tempo

Le giuste mosse adottate al momento opportuno, pur nella consapevolezza della mancanza di esperienze pregresse e rese operative in modalità sincrona e contestuale con gli altri paesi, avrebbero consentito di mitigare l’esposizione all’incertezza che diventerà strutturale e permanente se le tattiche di fase 2 non dovessero sortire gli effetti sperati.  Inoltre, è bene ricordare che quando sono in gioco gli interessi nazionali anche i migliori alleati pensano in primis a tutelare i propri come avvenuto e sta tuttora avvenendo ad esempio in Libia. In questa fase storica, la mancata coesione politica, economica, sociale e tecnologica, ci sta relegando ai margini di quello che sarà il futuro “nuovo ordine mondiale tecnologico” in cui il frenetico sviluppo della IA (Intelligenza Artificiale) ha già messo sotto la “dittatura digitale” il popolo cinese e si appresta ad espandersi in direzione di Asia Centrale, Medio Oriente, Africa ed Europa. 

Non dobbiamo mai dimenticare che viviamo nell’era della InfoWar

Continuiamo ancora ad ignorare che stiamo vivendo nell’era dell’Information Warfare (InfoWar) – la guerra delle informazioni – una guerra asimmetrica e non convenzionale, che si sviluppa con incredibili disparità di mezzi, tempo e risorse. Basti pensare che un team di ricercatori della TUM (Technical University of Munich della Germania) ha recentemente sviluppato un sistema di raffreddamento magnetico per temperature estremamente basse, adatto per l’elettronica quantistica. Disparità che sarà resa ancora più palpabile dal frenetico sviluppo della IA tramite i computer quantistici – già in fase di avanzata sperimentazione – nelle mani di un centinaio di “big farm” che impiegano software dettati da algoritmi formulati sulla base delle esigenze strategiche delle stesse e non per la soluzione di problemi esistenziali dell’umanità.

La mancanza di Sistema-Paese, però, ci impedisce di raggiungere i due principali e prioritari obiettivi di questa congiuntura pandemica: la ricostruzione economica e la riduzione del disavanzo pubblico

Il nostro dissesto organizzativo – cioè la mancanza del Sistema-paese – ci sta impedendo di raggiungere i due principali e prioritari obiettivi di questa congiuntura pandemica: la ricostruzione economica e la riduzione del disavanzo pubblico che potrebbe condurci in default. Ma per fare tutto ciò dove sono le istituzioni del Sistema-paese in grado di guidarci attraverso la giungla degli appetiti internazionali ed il deserto della solidarietà economica? Dov’è quel senso dello Stato e di “Unità Nazionale” che parte delle nostre Istituzioni sembrano aver perso con i loro improvvidi comportamenti e/o provvedimenti? Dove sono quelle menti politico-strategiche del Paese necessarie per capire quale evoluzione si appresta ad affrontare l’umanità con l’arrivo del computer quantistico? Chi e come, nel nostro Paese, saprà affrontare le ripercussioni che ci saranno sotto il profilo etico, sociale, scientifico, economico, industriale e tecnologico, con lo sviluppo e l’incremento dei cosiddetti “sistemi autonomi”?  Sistemi che si autoalimentano fin da ora solo con algoritmi basati solo sul conseguimento del profitto. Quali saranno i ricercatori italiani in grado di inserire accanto agli algoritmi economici anche algoritmi con valori etici in modo da non ottimizzare solo il profitto ma anche le risorse umane?

La tecnologia potrà aiutare in questo senso, ma da sola non è sufficiente. L’uomo deve rimanere l’elemento centrale

Siamo consapevoli che l’evoluzione umana passa per la tecnologia ed oggi, più che in passato, l’assioma riscuote validità in quanto per risolvere le grandi sfide che abbiamo di fronte il nostro cervello non è sufficiente per sviluppare calcoli ed associazione di dati complessi (Big data). Anche e soprattutto quando parliamo di costruire un Sistema-Paese in Italia. Occorre l’ausilio tecnologico dei computer per l’analisi e l’associazione dei dati esaminati il cui risultato però deve essere validato sempre dalla mente umana (Wet Wear) – dotata di conoscenza ma anche e soprattutto di coscienza – ispirata da filosofia, religione, cultura ed etica – che i computer non hanno.  L’Intelligenza Artificiale pertanto dovrà essere dotata anche di un’ “etica algoritmica” che contribuirà alla crescita della dimensione etica dell’informatica. 

Oltre alla tecnologia e alla conoscenza, serve la coscienza. Lo spiegava già Einstein nel secolo scorso

Il tecnico informatico, infatti, da solo non riuscirà in questa impresa senza l’aiuto di filosofi, giuristi e letterati. Per la formazione della coscienza non bastano solo le nozioni scientifiche occorre aggiungere ad esse quelle umanistiche (“I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile” – A. Einstein. Lo stesso scienziato, inoltre, spiegava che “la scuola dovrebbe avere sempre come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate”.

Per tutelare l’uomo occorre affiancare l’etica allo sviluppo tecnologico

Per cui maggiore è la conoscenza maggiore dovrà essere il grado di autocoscienza ovvero della presenza dell’etica nella tecnologia, dato che gli strumenti informatici sono come un’ascia bipenne, possono operare a fin di bene ma possono fare altrettanto per derive opportunistiche, disoneste e delinquenziali. Per impedire l’uso distorto della IA sono sorti movimenti di opinione che stanno insistendo per l’introduzione dell’etica nello sviluppo tecnologico affinché l’era digitale si affermi a tutela della persona umana e non con il suo assoggettamento al “nuovo medio evo”. Ma tutto questo appartiene al futuro prossimo. A noi però resta l’obbligo di costruire il Sistema-Paese Italia per le future generazioni di modo che possano superare tutte le criticità in atto e che si affacciano all’orizzonte affinché non siano preda della “dittatura digitale” con cui si vuole realizzare il “nuovo ordine mondiale”. 

Gli Indomabili

Gli Autori

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.

ANTIOCO – Ha maturato varie esperienze lavorative in Italia e all’estero occupandosi di consulenza direzionale, sviluppo di mercati, cooperazione internazionale e gestione commerciale per rilevanti realtà industriali. Da sempre attento ai temi della security, ha ricoperto in realtà strategiche nazionali vari ruoli di responsabilità occupandosi di business continuity, security strategic planning, security communication, ricerca e analisi informativa e corporate intelligence.

Francesco Bussoletti

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