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Coronavirus, il contagio si allarga dall’Iran in Medio Oriente

Coronavirus, Il Contagio Si Allarga Dall’Iran In Medio Oriente

Scoperto il primo caso di contagiato da Coronavirus in Iraq. E’ uno studente iraniano. Baghdad ha approntato strutture ad hoc e implementato la chiusura dei confini, ma nel paese vicino le vittime aumentano

Il Coronavirus si espande in Medio Oriente. Dopo i casi in Iran, l’Iraq ha registrato il primo contagiato dal COVID-19. E’ uno studente della Repubblica islamica, rientrato a Najaf prima delle restrizioni sui viaggi tra i due paesi. Il ragazzo, positivo al New China Virus, è stato immediatamente isolato e condotto presso strutture attrezzate. Inoltre, Baghdad hanno chiesto a chiunque abbia avuto contatti con lui, di cooperare immediatamente con le autorità sanitarie. Parallelamente, nelle scorse ore sono stati anche sigillati i confini tra i due paesi fino a data da destinarsi, soprattutto in Kurdistan. Si spera che sia un caso isolato, ma se così non fosse sono state già approntate misure per contenere una possibile epidemia. Intanto, nel paese vicino i morti accertati sono saliti a 12 e i contagiati a 47. Si teme, però, che il bilancio reale sia più alto in quanto Teheran ha sottovalutato l’emergenza.

Il COVID-19 ha colpito anche Bahrain, Kuwait e Oman. Non è escluso, peraltro, che ci siano contagiati anche nelle nazioni che hanno sigillato i confini con l’Iran

Anche Bahrain, Kuwait e Oman registrano casi di infezione da Coronavirus. Nel primo paese è uno, nel secondo sono tre e nell’ultimo due. Tutti erano rientrati da poco dall’Iran per diversi motivi. Si ritiene, infatti, che la Repubblica islamica sia l’entri point del COVID-19 in Medio Oriente. Teheran, però, all’inizio ha sottovalutato l’emergenza il che si è tradotto in scarsa vigilanza. Di conseguenza, alcuni contagiati sono usciti dal paese prima che fossero attivati io controlli, estendendo la pandemia nella regione. Nelle scorse ore alcuni paesi hanno bloccato i confini (Pakistan, Turchia, Afghanistan, UAE e Iraq), ma c’è il rischio che lo abbiano fatto troppo tardi. Perciò, è presumibile che nei prossimi giorni si registrino casi anche in nazioni “sigillate”. Le rispettive autorità sanitarie, infatti, sono tutte in stato di massima allerta e hanno già approvato misure, confrontandosi anche con altri stati dove la pandemia ha già colpito. 

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