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Come salvare Italia ed Europa dalla disgregazione sociale ed economica?

Come Salvare Italia Ed Europa Dalla Disgregazione Sociale Ed Economica?

Le lobby e l’esoterismo imperano a livello universale, agevolati dallo spasmodico sviluppo delle AI

Nel corso della nostra vita ci siamo accorti che le “congregazioni confessionali” e l’essoterismo, si trovano in difficoltà a combattere contro le lobby e l’esoterismo che imperano a livello universale. Purtroppo le “confessioni” e gli essoterici si immergono nella conoscenza di quell’Iperuranio di “platonica memoria”, trascurando la realtà di un mondo destinato a finire, che purtroppo è caduto nelle mani di incolti, prepotenti, arroganti ed avidi faccendieri e, molto spesso, di criminali. Contro una politica che sta sempre più asservendo i cittadini a centri di potere eterodiretti – oggi agevolati dallo spasmodico sviluppo delle AI (Intelligenza Artificiale) – non bastano le buone idee e le magniloquenti parole, ma occorrono fatti concreti. Momenti che diano la misura – alla maggioranza dei semplici cittadini – di capire sia cosa stiano facendo in concreto per loro i politici che hanno eletto sia dove li stanno portando, senza che se ne avvedano.

I fondamenti della democrazia

Per le persone comuni non occorrono gli slogan politici di “sirene incantatrici” – che decantano a parole la democrazia ma non la praticano nei fatti – ma sono necessari chiari e ponderati programmi per l’amministrazione della res publicasulla base delle esigenze e delle risorse disponibili. In merito all’accezione di democrazia sono stati scritti fiumi di inchiostro e altri se ne possono scrivere. Ma secondo l’etimo della parola – cioè governo del popolo – in origine democrazia era il termine in uso per designare ciò che appartiene alla dimensione della vita comune di ogni cittadino. La sua gestione è affidata alla politica (dall’aggettivo greco politikosovvero arte di governare la società), che pone al centro della sua mission la polis, cioè la città nel suo valore di “villaggio globale” ovvero di comunità.

Negando il patto sociale o aggirando le regole, la democrazia non esiste più. E con essa muore anche la politica

La democrazia – pur se non reputata da tutti la migliore forma di governo – è ritenuta da molti la meno peggio delle altre perché la sua funzione deriva non da una volontà divina o dalle armi di un potere di conquista, ma dal popolo stesso. Inoltre, è fondata su un patto originario – tra uomini liberi che si danno delle regole – determinando uno spazio pubblico nel quale tutti partecipano per il perseguimento del bene comune e preservando un ambito privato in cui è sbarrato l’accesso ad ogni altro potere, sia esso individuale che statuale. La democrazia, quindi, viene edificata su un “patto sociale” e su regole. Negando l’uno o aggirando le altre la democrazia non esiste più. E con essa muore anche la politica che diventa aspirazione al potere e monopolio più o meno legittimo dell’uso della forza, cioè “mestiere per chi non ha mestiere” (Max Weber).

Le classi politiche che dagli anni 90 fino ad oggi hanno governato in Italia, sembrano siano state afflitte da una singolare cecità che ha loro impedito di vedere ingiustizie, soprusi e la violenza dilagare nella nostra società democratica

Purtroppo, le classi politiche che dagli anni 90 fino ad oggi hanno governato in Italia, sembrano siano state afflitte da una singolare cecità che ha loro impedito di vedere le ingiustizie, i soprusi e la violenza dilagare nella nostra società democratica. Abbiamo assistito ad Amministrazioni pubbliche locali che hanno:

  • imposto tasse su tutto, ma non hanno reso i servizi per i quali le stesse sono state pagate;
  • aperto strade laddove consiglieri ed assessori avevano i propri interessi economici e/o fondiari;
  • rilasciato licenze edilizie ad “amici” e “clienti”, anche in aree – sottoposte a vincoli idro-geologici – poi travolte dalle calamità naturali;
  • concesso appalti pubblici previo tangenti, fino a giungere al bubbone di “mafia capitale” che ha coinvolto gli “onorevoli”, cioè quelle persone ritenute le migliori che il popolo aveva delegato a gestire la res publica, ormai diventata troppo complessa per lesuelimitateconoscenze.

Le Elite politiche non si sono accorte della separazione avvenuta tra le Regioni o aree con elevati differenziali di sviluppo economico e di reddito prodotto, nonché delle differenze culturali ed etniche

Ma la “componente qualitativa” – che il popolo ha delegato a governarlo – invece che vedere e rimuovere tali storture ha preferito tirare le fila delle clientele elettorali, per acquisire a qualunque costo la “solenne scranna”. Privilegio che avrebbe apportato loro vitalizi e prebende, generando una “casta” di intoccabili che ha vissuto e vive disancorata dalla realtà quotidiana della gente comune. Le élite politiche, forti di questo habitat protetto – che difendono strenuamente e tramandano ai figli, rimuovendo ogni tentativo di intrusione – non si sono accorte:

  • della separazione avvenuta nel Paese fra regioni o aree con elevati differenziali di sviluppo economico e di reddito prodotto. Recente esempio la Sardegna che sta versando, per protesta, fiumi di latte nelle strade;
  • delle differenze culturali ed etniche più dirompenti del tessuto sociale realizzato nei secoli passati con il sacrificio della vita dei nostri avi.

La “casta” non si è avveduta che oggi siamo entrati nel “loop” dei conflitti asimmetrici, basati sulla guerra economica, da cui non è facile uscire

Ormai la “casta” è stata assalita dall’omologazione culturale degli Stati anglofoni del pianeta – in atto incentrata sull’emulazione della cultura dominante statunitense, peraltro contrastata solo da frange antimondialiste di sinistra e di destra – che, pur rifacendosi all’identità culturale, sono motivate da precarietà economica. La “casta” non si è avveduta che oggi siamo entrati nel “loop” dei conflitti asimmetrici, basati sulla guerra economica, da cui non è facile uscire in quanto “non tutti gli Stati alleati sono amici né tutti gli Stati amici sono alleati”, specie fra i sistemi-Paese coinvolti nell’arena internazionale in una frenetica competizione economica.

La Comunità Europea, già pressata da Usa e Russia, ha contribuito al suo sfacelo in quanto non ha saputo contenere le velleità espansionistiche delle “prime donne”

La Comunità Europea – idea luminosa concepita nel 1941 in Italia con il manifesto di Ventotene – ha assunto, nel tempo, la fisionomia di una grande Potenza. Capace sia di infastidire gli USA, specie nell’area commerciale sia di angosciare l’Unione Sovietica, per l’attrattiva che le diverse e migliori condizioni di vita nella Comunità esercitavano sui Paesi satelliti dell’URSS. Entrambe le nazioni si sono date da fare per la sua dissoluzione. Ma anche la stessa Comunità ha contribuito al suo sfacelo in quanto non ha saputo contenere le velleità espansionistiche delle sue “prime donne”. Infatti è stato consentito alla Francia di continuare a sviluppare e tutelare i suoi interessi nazionali nell’area africana, nonché alla Germania riunificata di imporre a tutti i Paesi comunitari i suoi diktat economico-finanziari, riproponendo sotto altre forme le ambizioni espansioniste ad est del terzo reich.

Le popolazioni europee, oggi, sono contagiate dalla sfiducia. Ciò favorisce la rinascita di nazionalismi e “sovranismi”

Le popolazioni europee, oggi, sono contagiate dalla sfiducia per  stagnazione economica, produttività declinante, disoccupazione e diseguaglianze crescenti. Ciò in associazione a:

  • paura della globalizzazione, perché si sentono minacciate sia dai milioni di stranieri immigrati nei rispettivi Paesi sia dai miliardi di indiani e cinesi che si sono inseriti nell’economia globale;
  • stravolgimenti della crisi economica del 2009 e dell’assalto all’Euro del 2010, che hanno inoculato sfiducia nell’economia finanziaria e nei suoi meccanismi di controllo, con tracollo dell’economia reale;
  • complessità strutturale e sociale delle varie culture, che rendono difficile e resiliente l’omologazione culturale e non consentono a ciascun individuo di percepire e capire cosa provi l’altro, specie negli aggregati multi razziali e multi etnici;
  • congelamento della Costituzione Europea nei cassetti delle varie Cancellerie e Presidenze con ulteriore fattore di disgregazione prodotto dalla Brexit.

Questi elementi contribuiscono, nell’insieme, allarinascita di nazionalismi e “sovranismi”, che stanno dissolvendo i valori sulla base dei quali sono stati firmati i Trattati istitutivi dell’Europa.

Per contrastare la disgregazione dell’UE, occorre far ricorso alla “Cultura Occidentale”

Per superare le disarmonie che stanno disgregando l’UE e che hanno relegato l’Italia nell’angolo della Cenerentola europea, occorre fare ricorso alla nostra “Cultura Occidentale”. Questa è incentrata su Armonia, Limiti, Misura e Proporzioni ed è riconducibile soprattutto ai principi filosofici del mondo greco, romano, cristiano e umanistico, di cui l’Italia e Roma sono state la culla e gli artefici nel tempo. Il nostro paese è stato per secoli la fucina delle idee per la politica e per l’innovazione che ora sembra essersi dissolta nelle nebbie dell’incompetenza. È venuto il momento di risvegliare questo ruolo guida per la risoluzione di queste antinomie. Non conviene abdicare alla sfiducia, ma occorre “rimboccarsi le maniche” e sollecitare la classe politica, che ancora non ha percepito la valenza dello scenario internazionale né i rischi e le opportunità del mondo multipolare, ad abbandonare le vecchie politiche clientelari che non sono più utili.

Bisogna mettere in campo velocità ed efficienza di un sistema-Paese, dotato di competitività economica, efficacia istituzionale e prontezza decisionale

Gli elettori italiani hanno rimosso la vecchia casta politica ritenuta vicina agli interessi delle lobby e non a quelli dei cittadini e avviato un acceso dibattito che riguarda non solo il Paese, ma anche l’Unione europea e il mondo intero. Conseguentemente, nell’attuale contesto internazionale occorre mettere in campo velocità ed efficienza di un sistema-Paese, dotato di competitività economica, efficacia istituzionale e prontezza decisionale che fanno la differenza fra i primi della classe ed i ripetenti. E’ necessario superare la prassi politica dei talk show ove si rilasciano roboanti dichiarazioni ufficiali, senza che vi siano la volontà politica, le risorse economiche, le direttive e gli strumenti necessari per la loro realizzazione. È indispensabile riformulare una nuova politica che sia incentrata su tre valori fondamentali: empatia, consenso e solidarietà. In sintesi, bisogna ricordare che siamo titolari non solo di diritti – in tutti i campi – ma anche di doveri verso gli altri.

Tutta la nostra vita è regolata da una medaglia a due facce con diritti e doveri

Tutta la nostra vita è regolata da queste due facce della stessa medaglia: diritti e doveri che possono assumere valenza non solo legale, ma anche umanitaria mediante l’adozione di una politica che risolva e tuteli i bisogni e le necessità dell’essere umano. Anziché di proteggere e rafforzare gli interessi delle classi dirigenti e delle lobby che le sostengono.

Le élite politiche devono impiegare nei processi decisionali tre elementi: Empatia, Consenso e Doveri

Le rinnovate formule di gestione statuale devono orientare le élite politiche verso l’impiego nei processi decisionali di Empatia, Consenso e Doveri. Sul primo versante va sviluppata con:

  • la collocazione dell’individuo al centro di tutte le politiche per conseguire l’armonia sociale;
  • la promozione di servizi sanitari ed educativi per le categorie meno abbienti, instaurando la prassi di una politica di assistenza sociale e sanitaria che leghi indissolubilmente – sia in senso emotivo sia materiale – il cittadino alle Istituzioni, privilegiando i meno abbienti e richiedendo solidarietà ai più agiati;
  • il conseguimento della pace sociale attraverso il filtro della mediazione neicontenziosi amministrativi, praticata dai vari Istituti della Pubblica Amministrazione che deve porsi al servizio del cittadino, privilegiando processi di efficienza, cortesia e snellezza della prassi burocratica.

L’istruzione/educazione legata al rispetto dei diritti umani è un elemento essenziale. Per diffonderla vanno impiegati tutti i media, con programmi nei quali siano preminenti gli atteggiamenti positivi, di negoziazione e cooperazione, rispetto ad antagonismo e prevaricazione.

Bisogna puntare anche all’incremento di programmi educativi basati sul rispetto dei diritti umani (Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 217) e dei diritti del cittadino (Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 elaborata nel corso della Rivoluzione francese). A tal fine vanno impiegati tutti i media con programmi educativi – specie nelle fasce di ascolto protette – nei quali siano preminenti gli atteggiamenti positivi, di negoziazione e di cooperazione, rispetto all’antagonismo e alla prevaricazione.

Anche in TV va privilegiata la mediazione per la risoluzione pacifica in caso di conflitti

In Italia ha un peso importante anche la finalizzazione dei palinsesti per abbattere l’ontologica ed endemica soglia del ricorso alla violenza nei contrasti socio-economici, privilegiando la mediazione per la risoluzione pacifica dei conflitti. Cioè porre a sistema modalità di comunicazione che, tramite la capacità d’influenza, riescano a spostare il naturale ed irrazionale istinto umano del ricorso alla violenza nella posizione di razionalità comunicativa che rinvia ad alternative non violente efficaci e praticabili. Solo il binomio educazione-formazione può portare al cambiamento di un tessuto sociale in deriva verso l’anarchia. Infine, serve la realizzazione di un modello di istruzione interdisciplinare che fornisca una formazione critica ed abitui a pensare in modo interpretativo, a ragionare con ampiezza di vedute e senza preconcetti, ad avere una visione globale delle nuove conoscenze e tecnologie per giovarsene con professionalità in favore della sopravvivenza umana.

Cosa fare in Italia nell’ambito del “Consenso”

In ambito del Consenso, in Italia bisogna puntare su:

  • sviluppo e impiego del concetto di Politica come arte per risolvere problemi e non crearli o per arricchire il proprio patrimonio. Cioècondannando – con sanzioni penalmente rilevanti e la rimozione da pubblico impiego e cariche pubbliche – ogni forma di corruzione/concussione, al fine di impedire la disgregazione del tessuto sociale;
  • l’espansione privilegiata di energie rinnovabili, adottando stili di vita/sviluppo compatibili con l’ecosistema;
  • la riduzione delle disparità regionali, accentrando le politiche per l’urbanizzazione, le opere pubbliche, lo sviluppo delle vie di trasporto e delle comunicazioni, la disciplina del traffico aereo, marittimo e ferroviario, le arterie autostradali, le infrastrutture economiche ed energetiche per la crescita della produttività. Tutti fattori sistemici che devono restare di pertinenza dello Stato senza deleghe o concessioni per la privatizzazione.

Inoltre, vanno privilegiate:

  • la liberalizzazione economica controllata ma non deregolamentata con obbligo di rendicontazione del rispettivo patrimonio (bilancio) per tutte le tipologie di associazioni e fondazioni, ivi comprese quelle di natura politica e sindacale;
  • la determinazione di efficaci meccanismi regolatori e di controllo sulle attività finanziarie, privilegiando il sostegno in favore dell’economia reale e biologicamente sostenibile ed anemizzando quella virtuale o finanziaria. Inserire, allo scopo, rilevanti sanzioni penali per i responsabili delle frodi e delle evasioni fiscali – ivi compresi i falsi in bilancio – con relativa confisca di beni nei casi più gravi ed in quelli riguardanti la criminalità organizzata;
  • l’adozione di una soglia di sbarramento elettorale almeno al 5% per favorire processi di aggregazione di micro-interessi politici, economici e sociali.

Nel Sistema-Paese in Italia ci devono essere anche:

  • l’assoluto divieto di propaganda politica che enfatizzi discriminazioni di lingua, razza, sesso, religione o faccia apologia di dittature, nonché dell’uso della lawfare o meglio law-warfare – guerra giudiziaria – nella competizione politica. Competizione da incentrare su programmi compatibili con le risorse disponibili e rispettosi dell’eco-sistema;
  • l’assunzione di responsabilità politica supportata da profonda onestà che impedisca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e i disavanzi di bilancio che favoriscono il ladrocinio dei governanti. Disavanzi che non vanno ripianati con richieste di prestiti esteri – soggetti a speculazione che condizionano la sovranità – ma con la chiamata alle responsabilità amministrative in solido dei funzionari per ripianarli o con il ricorso a prestiti interni allo Stato;
  • l’abbandono della pratica dell’assistenzialismo verso Paesi o aree sottosviluppate – mediante prestiti in denaro, che finiscono nelle mani di amministratori ed accaparratori senza scrupoli – privilegiando la costruzione di infrastrutture per l’assistenza sociale, lo sviluppo dei trasporti, delle comunicazioni e la crescita delle economie locali per arginare l’esodo di milioni di migranti.

I “Doveri”, perché non si può crescere chiedendo solo diritti

Il capito del Doveri, infine, prevede una serie di elementi tra cui:

  • l’aspetto politico della solidarietà, che investe anche i settori economici e sociali, come peraltro prescrive la nostra Costituzione all’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;
  • la dedizione al lavoro, che deve essere svolto onestamente, secondo le proprie capacità ed onestamente compensato – non escludendo il ricorso alla partecipazione agli utili aziendali degli stessi lavoratori – in modo da concorrere al progresso materiale, morale e sociale;
  • la difesa dello Stato quale elevata attrazione capace di richiamare sentimenti di unità nazionale – per cementarli con la concomitante difesa di territorio, ambiente, patrimonio culturale, storico, artistico e istituzioni democratiche – trasformandoli in valori e principi di inderogabile solidarietà. Complesso di valori che deve diventare patrimonio di ogni cittadino – senza distinzioni – e che ognuno di essi è chiamato a “difendere”;
  • ilconcorso alle spese pubbliche, altro dovere che discende da quello della solidarietà, che esige eque prestazioni patrimoniali (pagamento di imposte) in proporzione alla propria capacità contributiva e non la loro evasione.

Si sostiene che l’occupazione migrerà verso l’economia sociale. Ma neppure i più accesi tecnofili e/o tecnocrati osano sostenere l’idea che le macchine possano creare risorse sociali

Lo scenario attuale – caratterizzato dall’aumento di disoccupazione e disuguaglianze – è accentuato anche dal declino della seconda rivoluzione industriale, incentrata su telecomunicazioni ed energia centralizzate, nonché sul motore a scoppio. Tutte infrastrutture antiquate ed inquinanti. Esperti sostengono che entro i prossimi trent’anni verrà realizzata una nuova infrastruttura economica digitale intelligente, governata da algoritmi e robot, che ridurrà ulteriormente il lavoro manuale. L’occupazione migrerà verso l’economia sociale, il settore del “No profit” nonché della condivisione, tutte attività imprenditoriali riservate alle energie umane. Neppure i più accesi tecnofili e/o tecnocrati osano sostenere l’idea che le macchine possano creare risorse sociali in quanto la tutela della propria cultura, la gestione dell’ambiente, l’educazione, la salute, le attività culturali e sociali richiedono l’intervento dell’uomo. Un robot potrà portare il pranzo ad un bambino, ma non potrà mai insegnargli a diventare un uomo.

Bisogna costruire il sistema-Paese e l’Unione Europea su principi che rispettino valori comuni

Le nuove prospettive economiche richiedono il rispetto di valori comuni. Valori come “il primato di: democrazia, partecipazione degli attori sociali, rispetto della persona e degli obiettivi umanistici a fronte del perseguimento “tout court” di quelli capitalistici. È necessaria la difesa e l’applicazione dei principi di solidarietà e responsabilità, la conciliazione degli interessi particolari con l’interesse generale, il controllo democratico da parte dei cittadini”, per consentire la costituzione di un efficiente e veloce sistema-Paese. Il rapporto fra l’economia e la politica, perciò, deve ispirarsi a logiche nuove, svilupparsi intorno alla riorganizzazione del “Sogno Europeo”. Come dimensione di una nuova geopolitica, che sappia condurci verso un’economia sostenibile e una società ecologica. Con l’inserimento nel futuro della forza lavoro esistente, riqualificata formando le nuove figure professionali per i nuovi settori in via di sviluppo. Le possibilità si possono rinvenire in una sintesi fra capitalismo protestante (Max Weber) e capitalismo cattolico (Michael Novak), ricostituendo un “capitalismo dal volto umano”, già realizzato in passato da Adriano Olivetti che seppe coniugare la dimensione economica del capitalismo, con la dimensione sociale ed etica, credendo nella tecnologia, nell’innovazione e nella responsabilità sociale dell’impresa.

Gli Indomabili

 

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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