Attentato a New York, perché è stata usata una pipe bomb

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Analisi a cura di Denise Serangelo, Alpha Institute

L’esplosione anticipata dell’ordigno ha evitato un attentato ben peggiore in pieno centro a New York

L’attentato a New York, presso la stazione centrale dei bus di Port Authority, è fallito grazie all’esplosione prematura di una pipe bomb. L’unico a essere ferito in modo grave, infatti, è stato il 27enne Akayed Ullah legato a Isis, che con buona probabilità voleva compiere un attacco nella zona di Times Square. L’azione, nonostante non sia andata a buon fine, non è un evento da sottovalutare. Se è vero che l’imitazione è la principale fonte di ispirazione del panorama jihadista per il 2017, le pipe bomb potrebbero salire alla ribalta come un ritrovato strumento, versatile e a basso costo con cui compiere attentati in nome di un Daesh fisicamente defunto ma ideologicamente vincente.

Cosa sono le pipe bomb e perché sono così diffuse

Le pipe bomb sono una particolare tipologia di artifizi artigianali, più noti come Improvised Explosive Device (IED). Quella esplosa a New York era legata al corpo del giovane originario del Bangladesh, Akayed Ullah. Lo IED – ordigno esplosivo improvvisato – è uno dei più facili da assemblare e far esplodere. Il suo basso livello tecnologico ben si sposa con la buona efficienza e la facilità di reperibilità delle componenti essenziali. In generale, possiamo evidenziare che più uno IED è versatile ed economico più sarà facile impiegarlo per coloro che non hanno accesso a mezzi leciti. Dalle organizzazioni terroristiche a quelle sovversive. Non è un caso che la guerriglia afghana ed irachena ne abbiano fatto largo uso in Medio Oriente contro le truppe Usa dal 2009 fino al 2014.

Ultimamente il terrorismo ha preferito IED di tipo diverso per gli attentati

Attualmente, questa tipologia di ordigno è meno utilizzata sia in Europa sia in Medio Oriente. Ciò a favore di IED più occultabili come giubbetti esplosivi sul modello Bataclan (2015) o nascosti in modo funzionale nelle città e attivati a distanza. La pentola a pressione nell’attentato a Boston (sempre nel 2015) ne è un classico esempio. Per quanto una pipe bomb possa essere miniaturizzata, infatti, al passaggio sotto un metal detector verrebbe rivelata senza problemi e dunque resa inerte. Perciò è impossibile usarla in aeroporti o grandi stazioni ferroviarie.

Come si articola una pipe bomb

La struttura di una pipe bomb si sviluppa intorno ad un tubo, normalmente di plastica per la sua facilità di reperimento. Quasi sempre, però, ne viene utilizzato uno di metallo, più efficace anche se meno semplice da trovare. Al suo interno è inserito il materiale esplosivo, generalmente autoprodotto. L’involucro poi è sigillato da entrambe le estremità con tappi in acciaio oppure ottone. Nel caso specifico di new York l’esplosivo utilizzato era una comune polvere nera, non tracciabile. Un fusibile elettrico è inserito nel tubo e attraverso un filo che fuoriesce da un piccolo foro viene collegato ad un timer che attiva l’esplosione. In un numero di Inspire, la rivista del panorama jihadista legato ad Al Qaeda, qualche anno fa si prefigurava l’uso di inneschi derivati dalle piccole luci di Natale che ornano gli alberi di casa in questo periodo dell’anno.

L’attentatore di New York potrebbe aver preso ispirazione da Inspire, la rivista del panorama jihadista legata ad al Qaeda

Proprio da questo numero di Inspire sembra che Akayed Ullah abbia tratto ispirazione per l’attentato di New York. La chiusura ermetica porta come conseguenza l’aumento della pressione interna al tubo. Questa, una volta innescato l’ordigno, creerà un’onda d’urto importante, andando a intensificare l’effetto shrapnel. La chiave per comprendere l’importanza dell’utilizzo delle pipe bomb.

L’effetto shrapnel  uno dei motivi per la scelta delle pipe bombs

L’effetto shrapnel, chiamato anche “effetto flipper” o “effetto granata”, è quel fenomeno che vede il tubo in contenente l’esplosivo frammentarsi in piccoli pezzi. Questi sono resi incandescenti e molto veloci, capaci di ferire gravemente chiunque sia nelle vicinanze dell’esplosione. Se l’involucro è di plastica, i frammenti tenderanno a sciogliersi e a diventare incandescenti lesionando la pelle delle vittime. Ma se il materiale è metallo, si ottengono piccoli lapilli arroventanti con una capacità di penetrazione maggiore e una velocità aumentata a causa della pressione del tubo. Per amplificare l’effetto dirompente dell’esplosivo, soprattutto in mancanza di materiale capace di grandi deflagrazioni, è possibile inserire nel tubo bulloni e piccole viti, che oltre a diventare incandescenti al momento dell’innesco provocheranno ferite più gravi e talvolta letali.

Questo tipo di ordigni IED si possono fabbricare “in casa”, ma sono instabili

L’utilizzo di questa tipologia di IED non denota necessariamente una conoscenza avanzata degli esplosivi e degli ordigni. Le istruzioni per la fabbricazione sono reperibili tramite canali open source o dei jihadisti (vedi quelli su Telegram di Isis) o vecchi manuali militari, talvolta fin troppo dettagliati. In base all’importanza che si vuole dare all’attentato terroristico, si può anche assemblare una pipe bomb con diversi tubi collegati tra loro. L’esplosivo, anche di buona qualità, è possibile ricavarlo tramite detersivi per la pulizia della casa e l’igiene personale. Prodotti che definiremmo normali e che sono praticamente irrintracciabili dalle forze di polizia. Di contro c’è l’instabilità degli ordigni artigianali, di qualsiasi livello qualitativo siano. Un rischio che un attentatore deve tenere in considerazione. Questi possono infatti innescare un’esplosione anticipata.

L’esplosione anticipata della bomba ha tradito l’attentatore di New York

Sembra essere stata proprio un’esplosione anticipata ad aver fermato i piani dell’attentatore a New York. Sembra che l’uomo trasportasse un ordigno artigianale, non controllato. Questo è esploso prima di raggiungere l’obiettivo prestabilito. Il jihadista è stato ferito riportando lesioni importanti ma non letali al tronco e alle mani. Nei casi più rilevanti in Afghanistan, in Iraq, in Siria e Libia, però, si è avuto il decesso per lesioni interne di grave entità. Da quanto analizzato finora possiamo asserire che Akayed Ullah, ha mal gestito l’attentato di cui doveva essere il martire. Ha assemblato un ordigno di scarsa qualità che è esploso in anticipo provocando quattro feriti (gli altri 3 in modo lieve) e lesioni superficiali.

L’imperizia di Akayed Ullah dimostra che non faceva parte di una cellula Isis strutturata

La pressione del tubo, se di buon fattura, anche in caso di malfunzionamento tende a creare ferite e danni estesi. Ma il caso di New York non è tra questi. Se ne deduce che anche la struttura (e non solo il materiale esplosivo) fosse scarsa. Akalyed aveva accesso a materiale di buona qualità tramite il suo lavoro: una compagnia elettrica. Se avesse fatto parte di una cellula terroristica più ampia e strutturata, avrebbe potuto reperirvi la maggior parte dei componenti necessari per assemblare la pipe bomb. Inoltre, lo IED sarebbe stato costruito in modo più consapevole da expertise con esperienza pregressa. Il giovane bengalese, erano almeno sette anni che non lasciava gli Usa. Ciò rende molto complesso ottenere un addestramento specifico all’uso degli esplosivi. Normalmente, infatti, avviene in Medio Oriente, da cui questi elementi fondamentali per gli attentanti di ampia struttura hanno origine.

Con buona probabilità, l’attentatore a New York era un lupo solitario, che ha agito per un’ideale di cui ha sentito parlare sui social media e su internet

Nell’attentato di new York sembra scongiurata un’affiliazione a Isis con struttura radicata, ma si palesa uno scenario da cane sciolto, un lupo solitario (lone wolf) che attacca in nome di un’ideale di cui ha sentito parlare tramite social media e internet. Il terrorismo di matrice islamica negli ultimi due anni ha rivoluzionato le sue tecniche, puntando a implementare la non tracciabilità dei mezzi utilizzati e la versatilità degli stessi. Questi due elementi, hanno dato origine a una strategia che ha visto come principale modalità offensiva una macchina o un camion (vehicular terrrorism) lanciati a grande velocità (ramming) sulla folla con un successivo scontro a fuoco con armi di piccolo-medio calibro.

Calati nel 2017 gli attentati strutturati di Isis. Crescono le aggressioni mal gestite e fotocopiate da azioni più rilevanti

Gli esempi che meglio richiamano alla mente questa strategia sono gli attentanti di Nizza (luglio 2016) e quelli di Berlino (dicembre 2016). Nel corso dell’ultimo anno, anche a seguito delle iniziative messe in campo dalle istituzioni dei singoli stati europei contro il terrorismo e alla sconfitta geografica di Isis, si è assistito a un drastico calo di attentanti strutturati. Ciò a favore di aggressioni mal gestite e fotocopiate da altri attacchi più rilevanti. Quello di New York rientra a pieno nel filone degli attentanti del 2017, dove una figura non professionale acquisisce competenze specifiche in una singola materia tramite open source e decide di metterle in pratica. Ciò senza un punto di riferimento reale con cui raffrontarsi. Non solo. Per quasi tutto l’anno, abbiamo assistito ad ‘attentati fotocopia’, dove gli eventi non avevano una vera direzione strategica quanto piuttosto video ed immagini da cui trarre ispirazione.

Photo credits: DOD Defense Visual Information Center