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Anonymous, Robin Hood del web o cyber criminali?

Anonymous, Robin Hood Del Web O Cyber Criminali?

Le domande su Anonymous sono tante, le risposte molto poche

Il nuovo attacco ai server del ministero degli Esteri italiano ha rimesso in luce Anonymous, il controverso gruppo di hactivisti che da anni conduce una serie di battaglie su internet. Alcune hanno il plauso dei governi, altre invece sono osteggiate apertamente, come l’intromissione nei sistemi della Farnesina o di altre istituzioni e la pubblicazione (leak) di file riservati. Ma chi è o chi sono Anonymous? Cosa vuole il collettivo? C’è qualcuno che tira le fila? E in questo caso, chi è e perché? Queste sono una serie di domande a cui da tempo stanno cercando di rispondere le forze di sicurezza di mezzo mondo. Finora, però, le risposte sono state solo limitate e relative a singoli utenti o azioni. Ecco una timeline di quella che è la sua storia in base alla maggior parte delle sue azioni note.

Gli albori di Anonymous passano da 4chan

Non c’è una data ufficiale per la nascita di Anonymous, anche se una teoria vuole che le sue origini risalgano al 2003 con 4chan. Questo era un sito di condivisione contenuti, basato su 2channel: un grande forum su internet molto popolare in Giappone. Questo si occupava di tutto, dalla cucina ai computer e gli tenti pubblicavano contenuti per lo più in forma anonima. Allo stesso modo, 4chan permetteva di non inserire dati personali, ma non più in lingua giapponese. Bensì in inglese. Inoltre, ogni volta che veniva postato qualcosa senza mittente, come credit veniva data in automatico la parola Anonymous.

Le prime azioni note del collettivo risalgono al 2006-2007

Le prime azioni note di Anonymous sono datate 2006 e 200. Il collettivo attaccò il social network Habbo, dopo che a un bambino 12enne affetto da AIDS fu vietato l’uso della piscina in un parco divertimenti dell’Alabama. Poi fu colpito Hal Turner, autore e suprematista bianco, a cui è stato messo offline il sito web. Lo stesso anno fu arrestato un presunto predatore di Internet. L’uomo fu accusato di adescamento, tentate molestie sessuali ai danni di un minore di 14 anni e possesso di armi pericolose e improprie. La sua cattura fu possibile grazie all’intervento di Anonymous che riuscì a identificarlo e contattò la polizia. Questo è stato il primo caso in cui un predatore online è stato bloccato dalle forze di sicurezza grazie al lavoro di vigilanti del web.

Nel 2008 arriva il primo leak contro Scientology e il tentativo di screditare gli hactivisti

Nel 2008 apparve online il primi file “leaked”: un video diffuso su Youtube sulla chiesa di Scientology, dove appare Tom Cruise. Con tutta probabilità il file era circolato attraverso i canali IRC. La Chiesa cercò di farlo togliere, in quanto infrangeva il copyright e poco tempo dopo sullo stesso canale ne apparve un altro. Il titolo era “Messaggio a Scientology” e l’autore era Anonymous. Da lì nacque il progetto Chanology. Nel messaggio si rendeva noto che il tentativo di rimuovere il video precedente era una violazione della libertà d’espressione e si accusava Scientology di essere un’organizzazione dannosa. A questo punto, gli autori dei filmati ne hanno postato un terzo in cui si invitava all’azione e si invitava a organizzare proteste davanti alle sedi della Chiesa. Peraltro, il sito internet dell’organizzazione subì nello stesso periodo un attacco DDoS.

Compare il simbolo di Anonymous: la maschera di Guy Fawkes

A ciò si aggiunge che durante le manifestazioni, indossarono quella che poi è divenuto il simbolo di Anonymous: la maschera di Guy Fawkes, protagonista del film V per Vendetta. Successivamente ci fu anche un tentativo di screditare il collettivo con l’inoculazione di un malware nei forum della Fondazione Usa sull’Epilessia, la cui colpa fu imputata agli hactivisti. In molti ritengono, però, che dietro all’operazione ci fossero altri.

Il 2009 passa dall’Iran a Pirate Bay, fino a Skynet e alle #OpDidgeridie e Titstorm

Nel 2009 Mahmoud Ahmadinejad fu eletto presidente in Iran. Ciò scatenò proteste nel paese e la nascita di Anonymous Iran. Questa era composta dalla sigla originale e da Pirate Bay. Lo scopo della neo formazione era garantire alla popolazione uno spazio libero per diffondere nel mondo le proteste. Le forze di sicurezza di Teheran, infatti, bloccarono sui canali ufficiali le notizie sugli scontri e le sommosse. Lo stesso mese nacque il progetto Skynet, per combattere la censura su internet in tutto il mondo. Questo, tra gli altri bersagli, puntò l’Australia con l’operazione Didgeridie in quanto Canberra pensava di porre censura a livello di ISP. A seguito di ciò, gli hactivisti lanciarono un attacco DDoS contro il sito dell’allora primo ministro Kevin Rudd, che lo compromise per circa un’ora. Lo stesso paese fu preso di mira un anno dopo quando il governo passò una legge restrittiva sulla pornografia. Tra le altre cose diventarono illegali immagini e video di donne con il seno piccolo, in quanto potevano sembrare o essere minorenni. A quel punto Anonymous lanciò l’operazione Titstorm, sempre con aggressioni DDoS contro siti istituzionali.

Arriva la guerra con la MPAA e la RIAA sulla libertà di diffusione delle informazioni

Nello stesso anno la MPAA (Motion Picture Association of America) e la RIAA (Recording Industry Association of America) lanciarono un attacco a Pirate Bay e altri siti di filesharing, assumendo l’azienda indiana AIPLEX che lanciò una serie di attacchi DDoS. Anonymoys in risposta organizzò l’operazione Payback per difendere il diritto di diffondere le informazioni e contro gli interessi corporativi. Peraltro con lo stesso metodo: aggressioni DDoS contro bersagli legati a MPAA, RIAA e AIPLEX. Poi le stesse attività furono rivolte contro Mastercard, Visa Paypal, the Bank of America e Amazon. La loro colpa, aver bloccato la possibilità di effettuare donazioni a WikiLeaks, il noto sito di whistleblowers e leaks.

Il controverso caso del Gawker Media Network

Successivamente, fu hackerato il Gawker Media Network che ospita blog popolari come Gawker, Jezebel e Gizmodo. Anonymous fu accusata degli attacchi e la motivazione addotta era cattiva pubblicità a 4chan. Il collettivo, però, inviò una mail affermando di essere estraneo all’operazione Payback legata a WikiLeaks. Poi un altro gruppo di hacker rivendicò l’azione: gli sconosciuti Gnosis. Altri, invece, ritengono che gli attacchi fossero una trovata pubblicitaria delle vittime. Al momento, comunque, non c’è certezza della fonte.

Anonymous sbarca in Africa in Zimbabwe e con le Primavere Arabe

Sempre nel 2010, Anonymous spostò la sua attenzione in Africa e specialmente nello Zimbabwe. Grace Mugabe, la moglie del presidente Robert fu accusata dallo Standard di trarre profitti da scavi minerari illegali di diamanti. La signora fece causa alla testata, ma il collettivo mise offline i siti delle istituzioni del paese. Nel 2011, l’anno delle Primavere Arabe, gli hactivisti fecero sentire il loro peso. Prima compromisero i siti web della Borsa e del ministero dell’Industria tunisini, in risposta alla censura del governo. Questo aveva ridotto l’uso di internet alla popolazione e poi arrestato blogger e hactivisti critici verso le istituzioni. Poi passò all’Egitto. Appena Il Cairo bloccò l’accesso a Twitter ai cittadini, Anonymous buttò giù i domini istituzionali.

Bloccato il PlayStation Network

Il 2 aprile del 2011 la Sony divenne il bersaglio di Anonymoys. L’azienda era colpevole di aver bloccato l’utente GeoHot, in quanto aveva hackerato e modificato la Playstation 3, rendendo disponibile a tutti sul web come fare. Gli hactivisti hanno reso inagibile il PlayStation Network per settimane. A metà luglio nacque, su idea della rivista Adbusters, il fenomeno Occupy Wall Street contro la corruzione. Anonymous espresse il suo supporto con un video postato su Youtube.

Nel 2012 il più grande cyber attacco della storia ad allora

Il 19 gennaio 2012, in seguito alla chiusura di Megaupload da parte della FBI, Anonymous, bloccò l’accesso a una serie di sito governativi e di categoria Usa e internazionali. Il cyber attacco si diffuse a macchia d’olio e fu definito il più importante mai avvenuto su internet. Altro bersaglio del collettivo fu lo stesso anno il Wall Street Journal, che aveva paragonato gli hactivisti ad al Qaeda per potere distruttivo. In Italia, ci fu anche l’operazione FuckPoliticiansFebruary (#OpFPF), cominciata con la compromissione del sito del senatore Maurizio Paniz per l’oscuramento di Vajont.info. Defacement per quello di Paola Binetti e per le pagine web di Miss Padania.

I bersagli diventano Israele, il Vaticano e l’Italia

A livello internazionale, nel 2012 Anonymous ha rivolto l’attenzione prima all’AIPAC, un gruppo di pressione Usa noto per il supporto a Israele (Occupy AIPAC). Poi al Vaticano e di nuovo in Italia: a Trenitalia, Equitalia e a Vittorio Sgarbi. Infine si è passati a Enel, Endesa e Emgesa, ai ministero dell’Interno e della Difesa, ai Carabinieri e alla Polizia. Infine, si è tornati a Israele con #OpIsrael. Sono stati attaccati circa 700 siti istituzionali del Pese ebraico, israeliani per protestare contro l’offensiva dei soldati verso i palestinesi.

Attacco al MIT e alla Commissione sulle Sentenze Usa per la morte di Aaron Swartz

Nel 2013 Anonymous ha nuovamente puntato gli Stati Uniti. Prima il Massachusetts Institute of Technology (MIT) per protesta a seguito della morte dell’attivista Aaron Swartz. Poi la United States Sentencing Commission con la stessa motivazione. Il collettivo ha anche colpito in Italia. Il Tribunale di Roma dopo l’arresto dei quattro hacktivisti accusati degli attacchi informatici di Anonymous Italia; i sindacati di Polizia e il ministero dell’Interno. Non ne è uscito indenne nemmeno il Movimento 5 Stelle. La Casaleggio Associati ha subito un’aggressione cyber, come critica della troppa attenzione rivolta alle faide interne, invece che per il cambiamento dell’Italia.

Nuove aggressioni all’Italia e al Ku Klux Klan

Il 2014 passa quasi indenne per Anonymous, se non fosse per i nuovi attacchi al sindacato di Polizia, per vendetta contro l’assoluzione degli agenti nel caso della morte di Stefano Cucchi. Oscurati anche il sito della Lega Nord e quello di Matteo Renzi. Negli Usa, invece, il collettivo ruba gli account Twitter del Ku Klux Klan e rivela le identità dei suoi membri nella zona di St. Louis, nel Missouri. L’azione è stata un avvertimento ai suprematisti che minacciavano di usare la forza letale contro gli abitanti di Ferguson . Questi manifestavano chiedendo la condanna di Darren Wilson, il poliziotto che uccise il diciottenne afroamericano Michael Brown.

2015: Anonymous dichiara guerra al terrorismo. Nel mirino al Qaeda e Isis

Il 2015, invece, è stato un anno particolarmente significativo per Anonymous. Il collettivo, dopo l’attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo, ha dichiarato guerra ai miliziani di al Qaeda e Isis in un video. Dalle parole si è poi passati ai fatti. Poco dopo gli hactivisti hanno bloccato gli account social dei reclutatori del Daesh, annuciando che non avrebbero dato tregua ai seguaci dello Stato Islamico e e al loro leader più importante. Ad occuparsene, nell’ambito di #OpISIS, sembra sia GhostSec, una costola della formazione, ma non ci sono certezze. Sullo stesso tema, gli hacker intervengono dopo gli attacchi di Parigi, lanciando #OpParis. Scopo dell’operazione è sgominare tutti i responsabili diretti e indiretti della strage. A proposito, il gruppo annuncia la mobilitazione totale.

Expo 2015 e NASA nuove vittime del collettivo

Nello stesso anno, Anonymous attacca l’Expo 2015 a Milano. Prima bloccando la biglietteria online. Poi sostituendo alcune immagini all’interno del sito del Padiglione Italia. Inoltre, il gruppo AnonSec, affiliato agli hactivisti, ha rubato almeno 267 giga di dati dai server della NASA. Anche legati alla ricerca. Peraltro gli hacker hanno affermato di essere riusciti ad avere accesso a un drone Global Hawk, diffondendo immagini delle sue telecamere. La NASA; però, ha smentito la compromissione affermando che si trattava di foto di pubblico dominio.

Il 2016 parte con la Thailandia, prosegue con la lotta alla censura con #OpTrump e si sposta in Sudafrica

Nel 2016 Anonymous nel mondo punta alla Thailandia (#BoycottThailand), grazie al gruppo associato The Blink Hacker. Questo ha hackerato i server e i siti delle carceri del paese, rubando una serie di informazioni e mettendole online. L’azione è avvenuta in risposta al presunto maltrattamento dei detenuti nella nazione asiatica. Successivamente c’è stata la #OpTrump, in teroria contro l’allora candidato alle presidenziali Usa. In realtà il collettivo ha fatto sapere che era contro qualsiasi censura. Anonymous a riguardo ha specificato, infatti, che chiunque, anche se è un mostro, ha diritto di parlare e di far sì che la sua voce possa essere ascoltata. Secondo alcuni media, gli hactivisti avrebbeo colpito anche l’altra candidata: Hillary Clinton. Però, non ci sono conferme da parte dei diretti interessati. Infine, si segnala un gruppo che si chiama Anonymous Africa e che ha lanciato una serie di attacchi DDoS contro siti associati alla famiglia Gupta in Sudafrica, in quanto sarebbero dei corruttori.

La sanità italiana a portata di mouse per la legge 104

In Italia, invece, Anonymous ha lanciato la #OpSafePharma, contro la Sanità. A proposito sono stati colpiti i siti web del ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Croce Rossa Italiana (CRI), dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIF) e di diverse ASL regionali. Le azioni sono in risposta alle prassi legate alla legge 104 del 92 sulla Sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Secondo i media l’aggressione sarebbe stata coordinata da un giovane hactivista chiamato ARTEK (16enne), poi arrestato dalla polizia. Nell’anno è anche partita l’operazione globale Icarus (#OpIcarus), in cui sono stati messi offline i siti web delle più grandi banche del mondo.

Messaggio ai Lettori

In questo articolo non sono stati volutamente espressi giudizi o valutazioni su Anonymous, in quanto non riteniamo di possedere elementi sufficienti per poterlo fare con cognizione di causa. Soprattutto, visto che manca quello che viene definito il “diritto di replica”. E cioè la possibilità per i diretti interessati, gli hactivisti, di poter dare la loro versione dei fatti. Se il collettivo avesse voglia di farlo, la porta è aperta senza preconcetti. Allo stesso modo, se avessimo commesso errori o imprecisioni nel riportare eventi o dettagli, fatecelo sapere. Saremo più che felici di correggerli.

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