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Africa, si complica la situazione in Mali dopo il secondo golpe in 9 mesi

Si complica la situazione in Mali dopo il secondo golpe in 9 mesi. ECOWAS sospende il paese africano fino a quando non ci sarà un premier civile

La situazione in Mali si complica dopo il secondo colpo di stato in nove mesi. I leader della Comunità economica degli stati occidentali africani (ECOWAS) ha sospeso la nazione dal blocco e ha esortato i militari a nominare immediatamente un primo ministro “civile”, nonché a formare un governo inclusivo che porti il paese alle elezioni presidenziali. Queste sono previste in teoria alla fine di febbraio del 2022, ma c’è il rischio che non si riesca a rispettare i termini. Ecco perché, nonostante non ci sia stata violenza, il golpe bianco in Mali è stato da subito contrastato a livello generale. C’è il timore, infatti, che i gruppi terroristici legati ad al-Qaeda (JNIM) e allo Stato Islamico (ISGS) possano trarre grandi vantaggi da un esecutivo di questo tipo. Anche la Francia ha lanciato un monito: Se il Mali cesserà di essere democratico e sosterrà il radicalismo islamico, lo lasceremo immediatamente.

Guai anche per l’Italia che dovrebbe inviare un contingente di forze speciali nella Task Force Takuba contro al Qaeda-ISGS. Senza un governo riconosciuto è impossibile schierarlo

La nuova frattura in Mali è un problema anche per l’Italia, che sta per inviare un contingente di forze speciali nell’ambito della Task Force Takuba sotto il comando dell’operazione francese Barkhane. I nostri militari, peraltro, dovrebbero costituire una loro base, che sostituirà l’attuale Desert Operational Platform (PFoD) di Gao. La struttura è stata appena visitata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, accompagnato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa (SMD), Generale Enzo Vecciarelli. Senza un governo riconosciuto a livello internazionale, infatti, è impossibile schierare una forza. Ecco perché la partenza degli operatori italiani potrebbe slittare a data da destinarsi. Stesso discorso vale per gli altri contingenti in arrivo, in primis quello danese. Lo stop, peraltro, rischia di causare danni alla Task Force e avvantaggiare JNIM e ISGS. Ciò in quanto i singoli paesi portano “in dote” non solo uomini, ma anche “assetti pregiati” come elicotteri e aerei da trasporto truppe.

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