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Africa, la NATO si prepara a una missione in Sahel

La NATO si prepara a una missione in Sahel. Lo fa con l’esercitazione militare “Non article 5” Steadfast Jackal 2021, organizzata da NRDC

La NATO pensa a una eventuale missione in Sahel e si prepara a operare nel caso l’ipotesi si concretizzi. Lo fa con l’esercitazione militare Steadfast Jackal 2021 (STJA 21), organizzata dal NATO Rapid Deployable Corps (NRDC) in Italia e che comincerà il 24 novembre. In particolare, si testerà un’operazione di risposta alle crisi (non article 5), in cui due paesi africani chiedono aiuto all’Alleanza Atlantica per contrastare minacce terroristiche che non riescono a gestire e imponenti flussi di migranti verso l’Europa. Alle manovre parteciperanno i militari di 31 paesi, che dovranno affrontare 298 tra milizie e gruppi terroristici, uniti a conflitti etnico-religiosi e settari. Obiettivi: supportare le istituzioni locali e le popolazioni, nonché abilitare l’arrivo di assistenza umanitaria.

Lo scenario di STJA 21 ricalca l’attuale situazione nella regione africana: i gruppi terroristici ISGS e JNIM imperversano, l’area è l’hub principale del flusso migratorio verso l’Europa e ci sono micro-conflitti inter-etnici o religiosi

Lo scenario di Steadfast Jackal 2021, peraltro, è particolarmente attagliato a quanto sta accadendo oggi in Sahel. I gruppi terroristici ISGS e JNIM (affiliato ad al Qaeda) imperversano nella regione che, oltre essere al centro di diversi micro-conflitti interni, è anche il principale hub di transito del flusso dei migranti verso l’UE. Inoltre, è in corso la rimodulazione dell’operazione Barkhane francese, che prevede una drastica riduzione di truppe e assetti sul terreno. A seguito di questi elementi, la situazione della sicurezza rischia di degenerare rapidamente. Di conseguenza, la NATO deve essere pronta a intervenire rapidamente e in maniera incisiva in caso di necessità. A maggior ragione dopo quanto successo in Afghanistan, in cui un timing errato per il disimpegno ha portato il paese asiatico nelle mani dei talebani in meno di due settimane.

Il Sahel è una bomba a orologeria e né la UE né la NATO possono permettersi di sottovalutarlo: da una parte c’è il rischio di un’espansione del terrorismo di matrice jihadista e dall’altra della crescita della presenza e dell’influenza russa nella regione africana

Il pericolo per l’Alleanza Atlantica in Sahel, altrimenti, è duplice: da una parte c’è il fatto che ISGS e JNIM continueranno la loro espansione nella regione africana, rendendo progressivamente sempre più difficile contrastarli. Dall’altra, c’è il rischio di un aumento consistente di presenza e influenza della Russia nel continente. Ciò, come già avvenuto in Mali, in quanto i governi locali hanno cominciato a rivolgersi a Mosca per chiedere aiuto contro i terroristi, non trovando sponde dal lato Occidentale. Inoltre, c’è l’elemento del flusso migratorio verso l’Europa, che deve essere contenuto a ogni costo. Tutti questi elementi rappresentano una minaccia concreta sia per l’Unione Europea sia per la NATO. Ma l’UE oggi ancora non ha la forza e la coesione politica per poter gestire in autonomia una eventuale missione di questa portata. Di conseguenza, la palla passa per necessità di cose all’Alleanza.

Il video di presentazione di Steadfast Jackal 2021

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