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Africa, la Francia avvia il disimpegno di Barkhane. Per il Sahel si aprono 2 scenari

La Francia ha avvia il disimpegno militare dell’operazione Barkhane in Sahel. Le truppe si ridurranno da 5.100 a 3.000, ma rimarrà la componente aerea

La Francia ha cominciato ufficialmente a ridurre le sue truppe dell’operazione Barkhane in Sahel. Lo ha annunciato lo Stato Maggiore della Difesa di Parigi, pubblicando un video sulla missione. In particolare si tratta dei militari di stanza nel nord del Mali. Secondo i piani, entro l’anno le basi dell’esercito francese a Kidal, Tessalit e Timbuktu saranno consegnate alle forze locali e il contingente del paese d’oltralpe passerà dalle circa 5.100 unità a 3.000. Per il momento, invece, dovrebbe rimanere invariata la componente aerea a Niamey, Niger e N’Djamena, che fornisce Close Air Support (CAS) contro i jihadisti di ISGS e del JNIM, gruppo di terroristi affiliato ad al Qaeda. Questa è composta da 7 Mirage 2000 C e D, tra i sei e i dieci aerei da trasporto tattico e strategico, nonché da tre droni Predator-B Reaper. Le si affiancano tre Ch-47 inglesi e due Merlin danesi per l’elitrasporto truppe.

Il ritiro dei soldati francesi apre due scenari nella regione africana. O l’UE entrerà nella partita o la Russia diverrà protagonista

Il disimpegno delle forze francesi di Barkhane apre due scenari in Sahel. Il primo vede un ruolo sempre crescente per i contractors russi del gruppo Wagner, che hanno già firmato accordi con il Mali in ambito della lotta a ISGS e JNIM. Nel secondo, invece, l’UE diventerà protagonista, sopperendo all’uscita di Parigi. O nell’ambito della Task Force Takuba, che potrebbe essere rafforzata e non limitata solo alle forze speciali, o con una nuova missione ad hoc che operi in base alle intese dell’Alleanza per il Sahel con il gruppo G5 Sahel (Mali, Mauritania, Burkina Faso, Ciad e Niger). A Bruxelles se ne discute da tempo, ma finora non c’è nulla di concreto. I tempi per una decisione, però, si stringono. Mosca, infatti, è già pronta a intervenire e attende solo la richiesta ufficiale dei paesi della regione africana, che non tarderà ad arrivare se dall’Unione Europea non arriveranno risposte velocemente.

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