Africa, la Forza anti-terrorismo del G5 in Sahel chiede il “cappello” ONU

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La Forza anti-terrorismo del G5 nel Sahel ha chiesto all’ONU di ricevere un mandato sotto il Capitolo 7 della Carta

La Forza anti-terrorismo del G5 nel Sahel (FC-G5S) ha chiesto alle Nazioni Unite di ricevere un mandato sotto il Capitolo 7 della Carta ONU. Che non è escluso sia concesso nel prossimo futuro. Soprattutto grazie alla Risoluzione 2391, che costituisce un’ottima base di partenza. Lo hanno fatto i capi di stato e di governo dei 5 paesi dell’area: Niger, Mali, Mauritania, Burkina Faso e Ciad. In linea generale, il capitolo è legato all’azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione e preveda che il Consiglio di Sicurezza accerti l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione, e faccia raccomandazioni o decida quali misure debbano essere prese per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale,  in conformità agli articoli 41 e 42.

I 5 paesi africani, tutti membri delle Nazioni Unite, si appellano all’articolo 42 della Carta

La forza anti-terrorismo del G5 in Sahel punta soprattutto all’articolo 42 del Settimo capitolo della Carta ONU. Ciò in quanto questo che “se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite”. I cinque paesi africani del consesso regionale sono tutti membri delle Nazioni Unite e le minacce criminali e terroristiche nell’area sono conclamate. Tanto che hanno suscitato numerose condanne internazionali, compresa quella del Palazzo di vetro.

Intanto, il G5 appronta la FC-G5S dal punto di vista operativo e strategico. Uno degli obiettivi chiave è ottenere il sostegno della popolazione

Intanto il G5, in attesa da una risposta ONU, sta costruendo a livello operativo la forza anti-terrorismo. Ciò è stato possibile, grazie a una raccolta complessiva di 414 milioni di dollari di cui buona parte provengono dall’UE. I fondi permetteranno alla FC-G5S di funzionare appieno almeno per un anno. Parallelamente, si sta lavorando affinché questa goda soprattutto di un elemento chiave per la riuscita del contrasto alle attività terroristiche e criminali nella zona: il supporto delle popolazioni locali. A proposito si è discusso approfonditamente sul tema in una conferenza del 22 febbraio sui diritti umani a Bruxelles. L’obiettivo è creare alternative remunerative e durature per i civili, che supportano gli estremisti e i trafficanti in cambio di benefici economici.