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Africa, la Cina guarda alla costa atlantica e vuole una base navale

L’allarme di AFRICOM: la Cina guarda alla costa atlantica africana e intanto ha sviluppato la sua base a Gibuti dotandola di un grande molo. Questo potrà ospitare anche portaerei e sottomarini

La Cina vuole aprire nuove basi militari in Africa? E’ quanto temono i militari degli Stati Uniti, che monitorano molto attentamente i movimenti di Beijing nel continente. Lo ha spiegato il generale Stephen J. Townsend, a capo di AFRICOM, il comando militare USA per le operazioni in Africa, in un’audizione alla commissione Forze Armate del Senato. “Sappiamo che i cinesi desiderano una rete di basi in tutto il mondo – ha spiegato -. La mia preoccupazione è la più grande lungo la costa atlantica dell’Africa”. Il comandante di AFRICOM ha ricordato che il paese asiatico ha costituito la sua prima base sulla costa orientale a Doraleh (Gibuti) nel 2017, molto vicino a quella americana di Camp Lemonnier. Da allora, ha lavorato per espandere la sua presenza a Gibuti. Negli ultimi due anni, infatti, è stato “completato un molo molto capiente, che confina con la base e che permetterà alle navi più grandi, inclusi la portaerei e i sottomarini nucleari, di attraccarvi”.

Il generale Townsend: Beijing ora punta alla Tanzania e all’Africa occidentale. Obiettivo: creare una vera e propria base navale

Secondo i militari Usa, la Cina ora punta alla Tanzania e avrebbe un piano ancora più ambizioso per la costa occidentale africana. Townsend è convinto che Beijing cerchi di creare una vera e propria base navale, che sia “qualcosa di più di un posto dove fare scalo e ottenere gas e generi alimentari. Sto parlando di un porto dove potere riarmarsi con munizioni e riparare navi militari”, ha sottolineato aggiungendo che i cinesi “stanno lavorando in modo aggressivo per ottenerlo”. Per espandere la loro presenza nella regione hanno avviato da tempo una politica di aiuti e investimenti in tutto il continente. Basta pensare che la nazione asiatica negli ultimi dieci anni ha destinato 60 miliardi di dollari in infrastrutture e sviluppo in Africa, aprendo parallelamente un numero impressionante di ambasciate. Queste, infatti, sono arrivate complessivamente a 52, tre in più rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, è cresciuta in maniera preoccupante la vendita di armi ai governi locali, trainata da condizioni molto vantaggiose e nessun vincolo.

Photo Credits: Xinhua

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