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Africa, ISWAP/Boko Haram si rafforza in Nigeria

ISWAP/Boko Haram si rafforza in Nigeria. L’attacco al carcere di Kuje determina la liberazione di 879 detenuti tra cui 68 jihadisti pro-ISIS

ISWAP/Boko Haram si rafforza in Nigeria, nonostante i buoni risultati ottenuti dalle operazioni in corso per smantellare il gruppo. Il 5 luglio i jihadisti hanno attaccato la prigione Kuje ad Abuja, liberando 879 detenuti. Tra questi ci sarebbero almeno 68 membri della formazione. Circa la metà dei prigionieri è stata catturata nuovamente nei giorni scorsi, ma gli altri sono riusciti a far perdere le loro tracce. Il raid, peraltro, è stato particolarmente ambizioso, in quanto avvenuto molto lontano dalla tradizionale area d’influenza della formazione e per di più nella capitale, considerata “safe zone”. Inoltre, è stato fulmineo. In brevissimo tempo le guardie sono state sopraffatte e le forze di sicurezza non sono riuscite ad arrivare in tempo per fermare l’attacco. Il raid è il quarto in un anno contro un carcere nel paese africano, ma i tre precedenti non sembra avessero coinvolto fondamentalisti detenuti.

Il gruppo, che ha seguito le volontà dei vertici dello Stato Islamico, acquisisce manovalanza e veterani. Si rischia una nuova escalation nel paese africano

Presumibilmente, l’obiettivo dell’operazione dio ISWAP/ Boko Haram è stato duplice: da una parte rispondere alla chiamata dei vertici dello Stato Islamico che ad aprile hanno diffuso un video in cui si invitava i membri dei gruppi pro-ISIS ad attaccare le prigioni per liberare i combattenti. Dall’altra, far rientrare nei ranghi veterani incarcerati e acquisire manovalanza per rimpolpare le proprie fila, decimate dalle ultime operazioni di Abuja e dei partner internazionali. C’è un’elevata probabilità, infatti, che almeno parte dei prigionieri comuni evasi da Kuje sia entrata nel gruppo. Ciò in quanto è l’unico che può fornire una sorta di protezione e forse anche dei benefit. C’è da aspettarsi, di conseguenza, un incremento di attacchi jihadisti nel paese africano e tentativi di estendere l’influenza soprattutto a nord.

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