skip to Main Content

Afghanistan, USA e NATO lasceranno il paese dopo venti anni

I militari USA e NATO lasceranno l’Afghanistan dopo venti anni di guerra contro i talebani. Biden annuncia il disimpegno americano entro l’11 settembre 2021 e l’Alleanza Atlantica a partire da maggio

Si chiude dopo 20 anni la campagna internazionale in Afghanistan: il presidente Usa, Joe Biden, ha annunciato che le forze militari americane lasceranno la nazione asiatica entro l’11 settembre del 2021. La data è simbolica, in quanto gli attacchi di al-Qaeda del 2001 segnarono quella che fu poi la più lunga operazione militare Usa della storia, la quale ha visto coinvolti quattro presidenti (George W. Bush, Barack Obama, Donald Trump e lo stesso Biden). Anche la NATO chiuderà la missione Resolute Support a partire dal 1 maggio. Lo ha comunicato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, spiegando che comincerà un nuovo capitolo nelle relazioni con la nazione. Stati Uniti e NATO, infatti, ribadiscono che il sostegno il processo di pace continuerà. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha aggiunto che il governo lavorerà con i partner internazionali per una transazione “dolce”. Nessuno, però, ha fatto accenno ai negoziati coi talebani.

Il nodo Kabul-talebani però non è risolto. Si rischia che dopo il disimpegno internazionale, l’Emirato Islamico lanci un’offensiva per riprendersi l’Afghanistan o che scoppi una guerra civile

Il nodo da sciogliere sul futuro dell’Afghanistan, invece, è proprio quello delle trattative tra Kabul e l’Emirato Islamico. E la questione deve essere risolta rapidamente, in quanto c’è l’elevato rischio che i talebani, appena i militari USA (USFOR-A) e NATO avranno lasciato il paese asiatico, lancino un’offensiva per conquistarlo. In quel caso incontrerebbero molte meno resistenze (le ANDSF già oggi sono in difficoltà in molte regioni) e l’esito sarebbe quasi scontato. C’è anche il pericolo di una nuova guerra civile, alimentata dai vecchi warlords, che in parte siedono nelle istituzioni, ma che continuano ad avere forte influenza sui loro territori storici. Influenza e peso che non hanno nessuna intenzione di “cedere” ad altri, in base ad accordi decisi altrove. L’unico dato in controtendenza è che con il disimpegno entro l’11 settembre, gli Stati Uniti hanno quasi annullato la possibilità che i fondamentalisti lancino la loro tradizionale offensiva di primavera.

Un appuntamento cruciale per risolvere la crisi saranno i negoziati in Turchia. I fondamentalisti non hanno ancora ufficializzato la loro partecipazione, insistendo che il ritiro americano deve avvenire entro il 1 maggio. Ma è solo un gioco delle parti, non possono permettersi di perdere questa opportunità, anche in termini di propaganda futura

Un appuntamento cruciale in questo senso saranno i negoziati intra-afghani a Istanbul dal 24 aprile al 4 maggio. L’iniziativa in Turchia, fortemente voluta dal presidente Recep Tayyp Erdogan, le cui mire espansionistiche puntano anche verso l’Asia, parte sotto buoni auspici. Soprattutto dopo gli annunci di Biden e della NATO. Inoltre, l’inizio del mese del Ramadan dovrebbe portare una riduzione temporanea della violenza. Lo stesso Ghani ha chiesto ai talebani di rispettare la tregua per la ricorrenza. Questi, però, non hanno ancora formalizzato la loro partecipazione all’evento. L’Emirato Islamico ribadisce che il disimpegno internazionale deve avvenire in base a quanto previsto dagli accordi di Doha, e cioè dal 1 maggio. Posizione sposata dalla Russia, secondo cui gli Stati Uniti hanno violato l’accordo con i fondamentalisti. Si tratta, però, di un gioco delle parti. I talebani, infatti, non possono permettersi di mettere a rischio quello che poi propaganderanno come un loro “successo”.

Back To Top