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Afghanistan, talebani nell’Ovest pressati da offensiva d’inverno

Afghanistan, Talebani Nell’Ovest Pressati Da Offensiva D’inverno

Proseguono le operazioni nella Regione. Herat: a Shindand distrutto deposito di munizioni ed esplosivi. Farah: uccisi 12 talebani tra cui un noto comandante.

In Afghanistan l’offensiva d’inverno contro i talebani sta portando risultati importanti nella regione Ovest. Nella provincia di Herat le forze di sicurezza locali (ANSF) hanno scoperto un deposito di munizioni ed esplosivi, appartenenti all’Emirato islamico, e lo hanno distrutto. La struttura si trovava nell’area di Orayen, nel distretto di Shindand. È stata identificata e il suo contenuto confermato nel corso dell’operazione “Zafar 38”. Obiettivo: bonificare il distretto, soprattutto la Zerkoh valley, dalla presenza dei jihadisti. Le manovre sono ancora in corso e hanno visto nelle scorse ore una violenta battaglia, che ha portato alla distruzione di alcuni gruppi di jihadisti nella zona.

Anche a Farah i talebani subiscono il pressing di Kabul

Successo per l’offensiva d’inverno anche a Farah. Nel volatile distretto di Bala Boluk, i militari afghani col supporto aereo delle forze Nato, hanno ucciso 12 talebani. Tra loro anche un noto comandante dell’Emirato Islamico. L’attacco congiunto è avvenuto presso il nascondiglio dei jihadisti. Nell’azione sono state sequestrate armi, munizioni e documentazione ritenuta interessante. Inoltre, sono stati distrutti due veicoli appartenenti ai miliziani. Operazioni analoghe, comunque, proseguono in tutta la regione Ovest dell’Afghanistan. Tutte hanno lo stesso obiettivo: colpire duramente i talebani per eliminare la loro leadership. Sembra peraltro, che il pressing funzioni. Tanto che i talebani hanno fatto sapere a Kabul di essere disposti a sedersi al tavolo negoziale. Ciò in cambio di 2 condizioni: il riconoscimento dell’ufficio in Qatar e la rimozione dei loro capi dalla black list Onu.

La proposta può avere un duplice fine. Comunque conferma difficoltà in cui si trovano i talebani

Le richieste, al momento irricevibili, sono comunque un’apertura dei talebani in Afghanistan rispetto alla precedente politica. Sulle intenzioni dei jihadisti, però, ci sono due interpretazioni. La prima è che effettivamente siano disposti a sedersi a un tavolo, anche con il nemico storico: gli Usa. Ciò a seguito del fatto che ormai la formazione è allo stremo e non riesce a reggere più la pressione militare. Soprattutto dopo l’avvio dell’offensiva d’inverno. Si tratta di una mossa inaspettata da Kabul, che aggrava i già pesanti problemi in cui versa l’Emirato Islamico. Dalla quasi totale assenza di finanziamento alla crisi dei reclutamenti. La seconda ipotesi, invece, è che i jihadisti cerchino solo di prendere tempo. Ciò per poter organizzare le difese e proteggere gli “assetti pregiati”, nonché i leader.

 

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