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Afghanistan, riuniti a Kabul i principali partner dei talebani: Russia, Cina e Pakistan

Riuniti a Kabul i principali partner dei talebani: Russia, Cina e Pakistan. Obiettivo: sviluppare le relazioni con l’Emirato Islamico per trarne vantaggi economici e strategici

Russia, Cina e Pakistan, i principali attori regionali coinvolti nella crisi in Afghanistan, hanno incontrato la leadership dei talebani: il primo ministro Mullah Muhammad Hassan Akhund. Focus del colloquio, avvenuto al palazzo presidenziale a Kabul, la situazione nel paese asiatico e in che modo l’Emirato Islamico intenda governare. Inoltre, si è discusso di come evolveranno le relazioni bilaterali e regionali. Beijing è disponibile a gestire l’intero processo di ricostruzione, anche con finanziamenti, a patto di poter usufruire dei permessi per scavare nelle miniere di litio e di altre terre rare presenti nella nazione. Mosca, invece, punta a istituire una presenza in Afghanistan. Ciò sia in termini di vantaggi geopolitici futuri sia come rivincita per la sconfitta subita tra gli anni ’80 e ’90. Islamabad, infine, vuole mantenere il controllo dell’Est fino al Waziristan (FATA) e a sud.

Mosca. Beijing e Islamabad hanno oggi la carta vincente: lo scarso interesse nel vincolare i fondamentalisti al rispetto dei diritti civili e umani della popolazione. L’ONU, invece, contiua a chiedere il rispetto delle promesse

Il denominatore comune di Russia, Cina e Pakistan è che nessuno dei tre ha intenzione di imporre ai talebani in Afghanistan il rispetto dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione, in primis delle donne. Gli unici interessi dei tre paesi sono economici e strategici. Di avviso contrario, invece, è l’inviata speciale ONU Deborah Lyons, che ha incontrato il vice premier e alcuni politici locali per esortare l’Emirato Islamico a mantenere quanto ha promesso alla comunità internazionale. Di certo c’è, però, che le Nazioni Unite oggi hanno le armi spuntate. I fondamentalisti, infatti, storicamente si sono dimostrati impermeabili a provvedimenti punitivi come le sanzioni. In passato non era loro interesse aprirsi verso l’estero e oggi possono contare su alleati come Mosca, Beijing e Islamabad, che garantiscono loro di ricevere ciò che di cui hanno bisogno a priori.

La comunità internazionale, però, oggi ha le armi spuntate contro i talebani. Provvedimenti come le sanzioni non avrebbero effetti. L’unica alternativa sarebbe sostenere la resistenza, ma ciò richiederebbe tempo e non garantirebbe i risultati sperati

Di conseguenza, se i talebani non rispetteranno gli impegno presi (come si vede già oggi da diversi segnali), per la comunità internazionale sarà molto difficile obbligarli a farlo nel breve periodo senza un nuovo intervento militare. L’unica alternativa, essendo per il momento esclusa ogni possibile soluzione “operativa”, è sostenere la resistenza e armare la popolazione. Ciò, però, richiederà tempo e non ci saranno garanzie di successo. Certo è che se si opterà per questa via, i pianificatori dovranno rivedere completamente la dottrina, puntando non solo sull’addestramento; ma anche e soprattutto sulla scolarizzazione di base delle reclute. Per combattere l’Emirato Islamico in Afghanistan, infatti, sarà necessario impiegare sistemi d’arma complessi, utilizzabili con efficacia solo dopo averne compreso approfonditamente il funzionamento grazie allo studio dei manuali. Per farlo, però, i soldati dovranno almeno saper leggere.

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