Afghanistan, le presidenziali si terranno il 20 aprile ma i disordini sono dietro l’angolo

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Le prossime presidenziali in Afghanistan si terranno il 20 aprile. Ma una norma dell’IECC rischia di creare il caos: esclusi i candidati legati a milizie o gruppi armati illegali. La prossima settimana sarà presentata la lista

In Afghanistan le prossime elezioni presidenziali si terranno il 20 aprile del 2019. Lo ha appena annunciato La commissione elettorale indipendente (IECC). Già nei prossimi giorni, però, nel paese asiatico si preannunciano disordini, che potrebbero sfociare in scontri armati. Una nuova norma dell’IECC prevede infatti che sia vietato di candidarsi a quei soggetti che abbiano legami con milizie o gruppi armati illegali. In pratica tutti i grandi competitor. La Commissione, peraltro, ha fatto sapere che sta lavorando alla lista degli “esclusi” e che entro la prossima settimana comunicherà i nomi. Se ci dovessero essere dei big come Abdul Rashid Dostum, appena rientrato nella nazione dopo un esilio volontario in Turchia, si rischiano sommosse popolari anche violente e proteste a oltranza, che farebbero incrementare drasticamente i rischi per la sicurezza interna.

Oltre alle reazioni dei Big, Dostum in primis, ci sono rischi legati al processo di riconciliazione con i talebani. Come potrebbe l’Emirato Islamico presentare un suo candidato?

Non solo. La nuova norma crea anche un problema sul versante della riconciliazione nazionale in Afghanistan. Soprattutto in relazione ai talebani, su cui il governo e gli Usa si stanno concentrando da tempo. Nel caso in cui l’Emirato Islamico decidesse di deporre le armi e di entrare nel processo politico del paese asiatico, in che modo potrebbe presentare un candidato senza che questo sia escluso a priori? Anche perché una eventuale esenzione dei talebani dalla norma, comporterebbe proteste accese e violente da parte degli altri esclusi. In diversi hanno, infatti, reso noto che si opporranno a qualunque tentativo di tagliarli fuori dalla partita. Perciò, quello che è nato come un provvedimento per migliorare la trasparenza del voto, rischia di trasformarsi in un boomerang. Diventando un ostacolo sia alla pace sia agli stessi obiettivi che si prefigge.