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Afghanistan, i vertici dei talebani non controllano la base

Mohammad Yaqoob, il figlio del Mullah Omar, è stato costretto a intervenire pubblicamente per ricordare ai talebani l’amnistia generale e per far cessare gli omicidi di chi lavorava per il vecchio governo

I vertici dei talebani sono costretti a intervenire pubblicamente per fermare i loro uomini, a seguito della recente ondata di omicidi di ex soldati e poliziotti. Il ministro della Difesa dell’Emirato Islamico, Mullah Mohammad Yaqoob, ha ricordato che nel Paese asiatico c’è un’amnistia generale verso chi aveva lavorato per il precedente governo. Di conseguenza, ha avvertito il figlio del Mullah Omar, nessuno è autorizzato ad agire per conto proprio. Chi lo fa, infanga il gruppo e sarà punito. Stop anche alle foto e ai video-trofeo e alle irruzioni gratuite negli edifici amministrativi o privati. Le nuove imposizioni si sono rese necessarie dopo il recente moltiplicarsi di rapimenti e uccisioni di militari o civili, alcuni dei quali prelevati direttamente nelle loro case o sul posto di lavoro.

I vertici dell’Emirato Islamico non controllano la base e ci sono scontri interni anche tra le varie ali del gruppo

La stretta interna sui talebani in Afghanistan è un segnale molto chiaro sulla debolezza dell’Emirato Islamico oggi. Conferma che il vertice non controlla la base e che, di conseguenza, deve imporre limitazione affinché i proclami vengano rispettati. Questo elemento, unito al nervosismo di molte fazioni del gruppo – piccole e grandi –, alimenta il rischio di una nuova escalation di violenza nel Paese asiatico. Ogni comandante dei fondamentalisti, infatti, oggi reclama riconoscimenti e peso per aver contribuito in “maniera decisiva” al successo dell’offensiva di primavera e alla conquista di Kabul. Inoltre, continua a essere malvisto il dialogo con la comunità internazionale, Stati Uniti in primis. Per esempio, la richiesta di parlare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) è stata considerata inopportuna soprattutto dall’ala più oltranzista della formazione, che la vede come una sorta di “occidentalizzazione”.

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