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Afghanistan, i talebani vogliono riattivare i voli civili e commerciali

I talebani vogliono riattivare i voli civili e commerciali in Afghanistan d il Qatar invia un team di tecnici per ripristinare l’aeroporto di Kabul. La Turchia si era rifiutata

I talebani in Afghanistan vogliono far riprendere i voli commerciali all’interno del Paese asiatico. A proposito hanno fatto arrivare a Kabul un team di esperti dal Qatar, che si occuperà attivare nuovamente la parte civile dello scalo nella capitale, danneggiato parzialmente durante l’offensiva dell’Emirato Islamico e comunque disseminato di detriti, soprattutto sulle piste. Tanto che si stima ci vorranno due anni per far sì che torni pienamente operativo per un costo complessivo di 300 milioni di dollari. I fondamentalisti, però, vogliono aprire al più presto per far riprendere gli scambi interni e internazionali. Obiettivo: tranquillizzare soprattutto la popolazione locale, a cui comincia a mancare il cibo soprattutto nelle aree rurali e periferiche a causa delle chiusure delle frontiere da parte delle nazioni confinanti. Un primo tentativo in questo senso era stato fatto con la Turchia, ma Ankara si era rifiutata di fornire assistenza tecnica.

La scelta non è priva di rischi per l’Emirato Islamico e conferma che Doha giocherà da protagonista nel futuro del Paese

La decisione di riaprire l’aeroporto di Kabul per i talebani è un’arma a doppio taglio. Da una parte permetterà all’Emirato Islamico di calmare gli animi della popolazione, affievolendo le possibili  derive rivoluzionarie, invocate dall’ex vice presidente Amrullah Saleh. Questo, infatti, ha appena chiesto a tutti gli afghani di difendere il Panjshir, ultimo baluardo della resistenza, dall’Emirato Islamico. Dall’altra, però, porterà un aumento del pressing internazionale sui fondamentalisti, che avranno meno scuse per non permettere a chi vuole di lasciare la nazione asiatica. E’ chiaro, inoltre, che il Qatar si prepara a giocare un ruolo da protagonista nel futuro dello Stato, in quanto oggi è uno dei pochi “amici” e “partner” dei talebani, come ha dimostrato ospitando prima l’ufficio politico del gruppo e poi i colloqui con gli USA. La conferma finale è arrivata con l’invio dei tecnici a Kabul, in totale autonomia rispetto alla postura quasi totale globale sulla crisi.

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