skip to Main Content

Afghanistan, i talebani hanno vinto grazie al network Haqqani

I talebani hanno conquistato l’Afghanistan grazie al network Haqqani

La vittoria dei talebani in Afghanistan è stata avvantaggiata da un elemento preciso: il network Haqqani. Il gruppo, originariamente alleato dell’Emirato Islamico (IEA), si era schierato nel 2020 con ISIS-Khorasan (ISKP), la branca dello Stato Islamico che opera nel paese asiatico, arrivando ad esprimere la leadership della formazione con Shahab Al-Muhajir. L’occasione era stata l’accordo tra lo IEA e gli Stati Uniti a Doha, che rischiava di minare il peso della rete fondata da Jalaluddin. Poi, il fallimento del processo in Qatar, unito alla forza militare sempre maggiore dei talebani, ha fatto sì che il network tornasse sui suoi passi e stringesse nuovamente i legami con essi. Questa alleanza è stata fondamentale in quanto lo IEA aveva bisogno dei contatti e delle relazioni giuste nell’est del paese, al confine con la FATA, e a Kabul. E’ stato il network Haqqani, infatti, che ha trattato direttamente la resa di interi distretti.

La rete fondata da Jalaluddin ora è ai vertici dell’Emirato Islamico, mentre cerca di “eliminare” le tracce sulla imbarazzante alleanza con Isis-Khorasan

Non è un caso che insieme al leader dei talebani, Abdul Ghani Baradar, sia arrivato a Kabul anche Khalil Haqqani, attuale leader del gruppo e nella lista dei terroristi più ricercati dagli Stati Uniti. Non è un caso nemmeno che l’Emirato Islamico, appena conquistato Kabul, abbia cominciato ad assassinare sistematicamente i vertici di ISIS-Khorasan detenuti nelle carceri afghane, come Abu Omar Khorasani. Formalmente i commandos erano composti da “generici” fondamentalisti. In realtà, si ritiene fossero tutti membri del network, che avevano ricevuto ordine di cancellare le tracce di un passato recente “ingombrante”. Non è, infine, un caso che lo stesso Stato Islamico abbia reagito duramente alla notizia della vittoria dello IEA in Afghanistan. Su al-Naba, magazine di IS, è apparso un editoriale con pesanti critiche su ciò che viene definita una “farsa”, per di più nata dopo un accordo con gli USA.

Si teme la vendetta di ISKP, che ha già attaccato lo IEA su al-Naba

Si teme, quindi, la vendetta di ISKP, che ha un duplice motivo: da una parte screditare i talebani per non scomparire dall’Afghanistan. Dall’altra, vendicarsi di un alleato che non ha esitato a tradire per trarre vantaggi. Il momento, peraltro, è propizio: ci sono grandi assembramenti statici di persone soprattutto a Kabul, che stazionano da giorni davanti all’aeroporto con la speranza di poter fuggire dall’Afghanistan. Un attentato in mezzo alla folla scatenerebbe il panico e potrebbe causare un massacro per l’effetto stampede, che peraltro avrebbe una forte eco mediatica. Ecco perché l’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale ha esortato i connazionali a non recarsi presso lo scalo, se non convocati, a causa di forti minacce alla sicurezza.

Back To Top