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Afghanistan, i talebani a Ghazni perdono oltre 220 miliziani

Afghanistan, I Talebani A Ghazni Perdono Oltre 220 Miliziani

I talebani hanno perso oltre 220 elementi nell’attacco di massa a Ghazni. Un colpo molto duro per l’Emirato Islamico, sia d’immagine sia a livello pratico

I talebani in Afghanistan sono sempre più obbligati a sedersi al tavolo dei negoziati per la riconciliazione nazionale con Kabul. L’Emirato Islamico ha infatti perso oltre 220 miliziani durante gli attacchi di Ghazni negli ultimi giorni. Un colpo molto duro per la formazione, sia a livello d’immagine sia pratico. Peraltro, il bilancio dei caduti è stato confermato ufficialmente dalle forze Usa. Il colonnello Martin O’Donnell, portavoce della missione NATO Resolute Support, ha affermato in una nota che “dalla prospettiva delle forze americane e afghane, la componente aerea statunitense ha ucciso oltre 220 talebani dal 10 agosto”. Secondo l’ufficiale, gli strike nella città sono cominciati venerdì e sono proseguiti fino a lunedì, in risposta a un’offensiva in massa a sorpresa dei mujaheddin.

Il meccanismo di risposta agli attacchi dei talebani a Ghazni è stato complesso e articolato

Alle manovre contro i talebani a Ghazni, non hanno partecipato solo i caccia Usa ma anche gli elicotteri Apache della101st Airborne Division (Air Assault) Combat Aviation Brigade. Questi hanno fornito supporto aereo ravvicinato (CAS) alle truppe sul terreno. La missione Resolute Support, invece, ha inviato i consiglieri della Task Force-Southeast, delle forze speciali Usa e della 1st Security Force Assistance Brigade, che si occupano di garantire expertise sulle operazioni di bonifica dai miliziani dell’Emirato Islamico nella città afghana e sulla “combined-arms integration”.

L’offensiva di primavera dell’Emirato Islamico in Afghanistan, la più violenta di sempre, è stata fallimentare. I talebani non hanno alternative che trattare con Kabul. Soprattutto in chiave anti-Isis

Probabilmente, quella a Ghazni per i talebani doveva essere la punta di diamante dell’offensiva di primavera 2018 in Afghanistan, la più cruenta di sempre e che ha coinvolto diverse aree del paese. Da Baghlan a Farah, passando per Kandahar e l’est. Invece, l’intera campagna si è trasformata in un boomerang. Tutte le azioni dell’Emirato Islamico, infatti, sono state fallimentari nonostante l’elevato numero di perdite che hanno causato tra le ANDSF e i civili. Di conseguenza, i mujaheddin dovranno ridurre le pretese per sedersi al tavolo negoziale della riconciliazione nazionale con Kabul. Soprattutto se vogliono sperare di ottenere una qualche forma di sostegno o almeno di non ingerenza nella guerra contro Isis nell’area orientale. Il rischio altrimenti è che lo Stato Islamico, responsabile del violento attentato a Dasht Barchi nella capitale, si rafforzi e aumenti la sua pericolosità. In particolare se l’antagonista è a ranghi ridotti per le recenti perdite.

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