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Afghanistan, cresce l’emergenza coronavirus: colpita anche la NATO

Afghanistan, Cresce L’emergenza Coronavirus: Colpita Anche La NATO

Cresce l’emergenza coronavirus in Afghanistan, che colpisce anche la NATO. 38 membri di Resolute Support sono positivi e in isolamento

Il coronavirus arriva anche in Afghanistan e colpisce non solo la popolazione locale, ma anche le forze della NATO. La missione internazionale Resolute Support (RS) ha confermato che 38 militari presentano i sintomi del COVID-19. Questi sono stati isolati e stanno ricevendo cure mediche. Gli ultimi 4 sono militari italiani di stanza a Herat. Secondo una nota di RS, erano da poco arrivati nel paese asiatico. Sono risultati positivi al virus mentre si trovavano in una struttura di screening, da cui passa chi entra nel paese (attualmente vi sono ospitate circa 1.500 persone). Come gli altri, sono stati subito isolati e curati dai medici. Inoltre, ci si è attivati per identificare e mettere in quarantena chi aveva avuto contatti con loro. Comunque, i quattro sono in buone condizioni. Parallelamente, i vertici di RS stanno adottando contromisure sempre già stringenti per ridurre i rischi di infezione.

Il virus intanto continua a diffondersi. Kabul comincia a blindare il paese, partendo da Herat che confina con l’Iran. Si teme che il COVID-19 possa colpire l’80% della popolazione e uccidere 110.000 persone. La NATO chiede a tutti di cessare gli scontri. Impossibile prevenire la diffusione se c’è violenza

Il coronavirus, intanto, continua a diffondersi in Afghanistan. Ciò a causa delle scarse condizioni di igiene in molte aree e della cultura di curarsi “in casa”, piuttosto che andare dal medico. Il ministero della Salute di Kabul ha intimato a tutti i cittadini di chiudersi in casa e di uscire solo per le necessità più stringenti. Nella provincia di Herat, dove è di stanza il contingente italiano della forza NATO, invece, sono stati dichiarati lock down e coprifuoco. L’area, infatti confina con l’Iran, epicentro della diffusione. Si teme, infatti, che il COVID-19 possa colpire fino all’80% della popolazione e uccidere 110.000 persone. Non a caso, il generale Scott Miller, a capo di Resolute Support, ha chiesto a tutte le parti di ridurre gli attacchi. L’alto ufficiale ha sottolineato che prevenire la diffusione della pandemia, in tempi normali, è difficile. E che è impossibile farlo nel caso di violenza.

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