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Afghanistan, comincia la guerra interna tra i gruppi talebani

Comincia la guerra interna tra i gruppi talebani in Afghanistan. Le formazioni minori, che hanno combattuto le fasi più dure dell’offensiva di primavera, ora reclamano peso all’interno dell’Emirato Islamico

In Afghanistan è cominciata, come prevedibile, la guerra interna tra i gruppi talebani. Il nuovo governo di Kabul, nonostante sia marcatamente orientato verso le origini e il suo fondatore il Mullah Omar, non ha accontentato tutte le anime all’interno dello Stato Islamico. In particolare, sembra siano stati tagliati fuori diversi gruppi minori, che hanno combattuto soprattutto nelle aree di confine durante il periodo “caldo” dell’offensiva di primavera e che ora reclamano peso a livello locale e centrale. Per ora questi hanno protestato formalmente, chiedendo incontri ai massimi livelli affinché siano mantenute le promesse. Parallelamente, hanno anche cominciato a far circolare “voci” sulla possibilità di prendersi da soli ciò che ritengono spetti loro.

Gli scontenti per ora minacciano vendette e defezioni verso ISKP, ma presto passeranno ai fatti

Un assaggio su quello che sta accadendo in Afghanistan arriva dalla notizia sulla falsa morte di Mullah Baradar. I talebani hanno incolpato l’India della sua diffusione, ma in realtà si ritiene sia opera di formazioni locali, che stanno alzando il pressing sulla leadership dell’Emirato Islamico. Per ora si tratta di messaggi a carattere minatorio, ma c’è timore che presto questi si tramuteranno in fatti. D’altronde, il capo espiatorio perfetto c’è già: è ISIS Khorasan Province (ISKP), responsabile del massacro all’aeroporto di Kabul. Dopo gli attacchi, la costola locale dello Stato Islamico è tornata nell’ombra, ma non è scomparsa. Perciò, un qualsiasi attentato potrebbe essere facilmente imputato a ISKP e lo stesso gruppo difficilmente smentirebbe il suo coinvolgimento, pur di guadagnare visibilità a costo zero. Anche perché ciò avrebbe solo vantaggi. Soprattutto in termini di reclutamenti, già avviati e che puntano ai comandanti dell’Emirato Islamico delusi dal nuovo corso.

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