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Tecnologia vs. esseri umani: dove è finita la nostra intelligenza?

Tecnologia Vs. Esseri Umani: Dove è Finita La Nostra Intelligenza?

L’evoluzione tecnologica e il deficit culturale dei suoi utilizzatori

La congiuntura spazio-temporale che stiamo vivendo ci offre quasi quotidianamente la dimostrazione dell’esistenza di un rapporto preciso tra evoluzione tecnologica e incremento del deficit culturale degli utilizzatori della stessa. Si può ipotizzare una sorta di correlazione inversa tra lo sviluppo incessante delle tecnologie e al tempo stesso la riduzione, l’asservimento e la massificazione culturale dell’uomo verso il basso. In particolare, già negli anni ’80, con l’introduzione dell’informatica distribuita si sarebbe dovuto contestualmente avviare un forte processo. Sia di educazione e di formazione culturale sia di discrezionalità nell’utilizzo del gigantesco ventaglio di possibilità di gestione delle informazioni, che stava nascendo e che avrebbe rapidamente stravolto il pensiero e la vita quotidiana di ciascuno. In ambito produttivo si è in qualche modo provveduto alla somministrazione di programmi di formazione della forza lavoro (la cui efficacia è ancora oggi tutta da valutare), ma dal punto di vista dell’apprendimento culturale della popolazione a fronte dell’avvento delle tecnologie dell’informazione poco o nulla è stato fatto.

Il sovradosaggio tecnologico ha drogato e tramortito la stragrande maggioranza dei cittadini. Alcuni (pochi) hanno avuto la possibilità di incrementare le proprie prestazioni, lasciando ad altri (molti) l’utilizzo inconsapevole e irresponsabile della tecnologia informatica

È stato come dare alle persone una Ferrari per circolare nei vicoli dei centri storici delle città, senza curarsi dei traumi fisici e psichici immediatamente generati a se stessi e agli altri. È sensato dare una pistola a tutti, senza curarsi di ciò che può succedere? “Tutto a tutti” senza alcuna direttrice di sviluppo culturale: si è data la possibilità di accedere ad applicazioni informatiche sempre più sofisticate (basti pensare alle evolute prestazioni di word processing, fogli elettronici e gestione di database), per poi inesorabilmente autolimitarsi a utilizzare una parte minima delle loro capacità. Abbiamo assistito al sovradosaggio tecnologico che ha drogato e tramortito la stragrande maggioranza dei cittadini, che ha dato ad alcuni la possibilità di incrementare le proprie prestazioni (pochi), lasciando ad altri l’utilizzo inconsapevole e irresponsabile della tecnologia informatica (molti). In aggiunta a tutto ciò, per tradire l’articolo 3 della Costituzione, circa il 28% della popolazione italiana ancora oggi è costituita da analfabeti funzionali, è priva di consapevolezza, agisce per sentito dire, non ha mai letto un libro.

La formazione alle tecnologie dell’informazione è scarsamente o per nulla avvenuta, anche per incapacità delle classi dirigenti. Invece, è progressivamente aumentato il gap tra opportunità offerte dalla tecnologia e capacità consapevole e responsabile delle persone

La formazione alle tecnologie dell’informazione è scarsamente o per nulla avvenuta, anche per incapacità delle classi dirigenti. Invece, è progressivamente aumentato il gap tra opportunità offerte dalla tecnologia stessa e capacità consapevole e responsabile delle persone chiamate ad un gigantesco sforzo evolutivo, che autonomamente è partorito poco e male. D’altra parte era uno sforzo mai accaduto precedentemente nella storia dell’uomo. L’uomo infatti è l’essere che nei millenni più si è adattato ai cambiamenti naturali del contesto in cui si è trovato a vivere (e oggi si stanno materializzando situazioni sempre più difficili da affrontare anche in ambito ambientale), ma con gradualità, assimilando con un congruo lasso di tempo e metabolizzando tutti i cambiamenti, le evoluzioni e le innovazioni. Oggi, però, per la prima volta l’uomo stesso si trova ad affrontare una rapidissima evoluzione tecnologica che lo ha letteralmente annichilito.

I ritardi e le previsioni sbagliate hanno contribuito ad aumentare il digital divide in Italia e a mantenere basso o nullo l’incremento del PIL

Solo vent’anni fa, ad esempio, tenendo conto del costo e delle limitazioni di larghezza di banda intrinseche delle reti radio (fra l’altro soggette a preziose e costose licenze da parte dei singoli Stati), la possibilità di sviluppo del traffico dati sulle reti radiomobili veniva considerata impossibile. Si è visto invece come è andata a finire: oggi gran parte del traffico sulle infrastrutture degli operatori è basato sulla trasmissione ed elaborazione di dati (internet, mail, utilizzo di motori di ricerca, app, social, instant messaging, video, musica, ecc.) su qualunque infrastruttura di rete di comunicazione ed in particolare proprio sulle reti radio. Anche il ritardo dello sviluppo di reti a larga banda in fibra ottica, utilizzandole fin oltre il termine del ciclo di vita delle reti in rame (nate a fine 800 per trasportare solo la limitata larghezza di banda richiesta della “voce”) ha contribuito ad escludere milioni di cittadini dall’accesso all’innovazione, ad incrementare il digital divide nel nostro Paese, e a mantenere basso o nullo l’incremento del Pil. 

Quando si accede ad una superficiale evoluzione tecnologica automaticamente aumenta il deficit culturale degli utilizzatori

Questa è la controprova che quando si accede ad una superficiale evoluzione tecnologica automaticamente aumenta il deficit culturale degli utilizzatori, particolarmente negativo poi se lo si confronta con quello di altri Paesi, soprattutto in termini di competitività. Infatti, si ottiene l’illusione di avere la conoscenza a portata di mano che induce gli utenti ad affidarsi a quanto riportato dai social media come ad una verità assoluta. L’affidamento li porta a sottovalutare l’importanza di una propria capacità critica, culturale e di discernimento, indispensabile per muoversi nella rete da protagonisti attivi senza subirla. Ma l’aspetto più critico è rappresentato dal fatto che il deficit culturale esteso a livello planetario può essere stato strumentalmente voluto e mantenuto elevato dai potentati economici e politici, come d’altronde è sempre successo nella storia dell’uomo, Non muore mai la passione di pochi di governare il mondo, sempre con lo scopo di tenere la popolazione “ignorante” (il famoso “panem et circenses” di romana memoria), per farle ignorare le possibilità di conseguire una autonoma evoluzione e maturazione sociale, culturale ed economica.

Il cittadino è vittima inerme e “ignorante” delle cyber minacce: dalla guerra cibernetica ai ricatti economici, passando per il furto di dati e d’identità. Stiamo perdendo la nostra autonomia di giudizio, l’identità pensante e responsabile

Non solo. La strumentalità dell’approccio sta oggi degenerando in un più cupo scenario in cui irrompono nuove e più complesse minacce da affrontare: la guerra cibernetica tra singoli individui e popolazioni, i ricatti economici e politici con l’uso delle reti di comunicazione, l’appropriazione indebita e la perdita dell’identità individuale, l’annullamento della privacy, ecc. Tutte situazioni che non solo colgono impreparato il sistema Paese, ma che sono invece nelle mani di grandi potentati globali, per colpire direttamente ogni singolo cittadino, totalmente impreparato e mai formato, reso quindi assolutamente inerme e “ignorante” nella nuova realtà che lo circonda, ma anche per condizionare e/o assoggettare l’economia del territorio statuale in cui essi vivono. E se qualche decennio fa gli erano state commercialmente proposte armi tecnologiche straordinarie, oggi quelle armi, rese ancora più potenti e sofisticate, sono state rivolte contro di lui, ormai indifeso e al di fuor di qualsiasi autonoma capacità di controllo, dunque reso irresponsabilmente irresponsabile e incapace di competere in un’arena internazionale popolata da giganti tecnologici e finanziari. Serve a poco poter avere accesso immediato alle previsioni meteorologiche, ai migliori itinerari stradali, ai superficiali “social”, al fitness e alle diete, ai motori di ricerca per realizzare tesine “copia e incolla” su internet (spesso basate su informazioni di dubbia provenienza e senza poter conoscere la reale credibilità delle fonti) quando si sta perdendo la propria autonomia di giudizio, la propria identità pensante e responsabile. 

Tra 5G, IoT, AI e cyber minacce, dov’è finita l’intelligenza umana? E quella che ci resta nelle mani di chi è? Siamo realmente liberi?

La prossima introduzione del 5G sulle reti del Paese, con l’avvento dell’Internet of Things (IoT) e dunque con gli oggetti sempre connessi in Internet potrà introdurre non solo ulteriori sabotaggi, attacchi hacker e serie minacce alla sicurezza nazionale, ma renderà l’Italia sempre più una “provincia dell’Impero” delle grandi potenze globali (Cina, USA, Russia). Con una UE limitata a un ruolo marginale, se non addirittura dissolta dalla rinascita dei “sovranismi” e i suoi cittadini sempre meno consapevoli e più insicuri. La consapevolezza, infatti, è un processo lungo, faticoso e partecipativo, che non si acquisisce rapidamente promulgando leggi, adottando complessi regolamenti o allestendo un numero di comitati più o meno tecnici. Nel medesimo tempo gli stessi potentati politico-economici stanno investendo sempre più massicciamente nell’intelligenza artificiale; ma qui ci si domanda: dov’è finita quella umana? E quella che ci resta nelle mani di chi è? Si ripropone dunque l’eterna domanda: siamo realmente liberi?

Gli Indomabili

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link
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