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Swascan scopre vulnerabilità nelle Web Application e server di Huawei

Swascan Scopre Vulnerabilità Nelle Web Application E Server Di Huawei

Swascan scopre vulnerabilità nelle Web Application e server di Huawei. L’azienda italiana, fondata da Raoul Chiesa e Pierguido Iezzi, has poi collaborato col colosso ICT per la remediation

Scoperte vulnerabilità nelle Web Application e server di Huawei. Gli esperti di cyber security di Swascan hanno identificato una serie di criticità su, legate al gigante ICT. Dal Responsible Vulnerability Disclosure conseguente ne sono emerse alcune di livello critical che, se sfruttate dal cybercrime, avrebbero potuto impattare la Business continuity, la sicurezza di dati e informazioni degli utenti e la regolare attività dei servizi. A seguito della scoperta, l’azienda italiana fondata da Raoul Chiesa e Pierguido Iezzi ha contatto il colosso per informarli da quanto rilevato e per impostare una collaborazione volta all’attività di remediation delle falle. “Nel mondo della Cyber security si sta affermando finalmente il principio della collaborazione – ha sottolineato Iezzi -. I rischi aumentano di n volte di anno in anno e a fronte di questo si è reso necessario un Paradigm Shift culturale oltre che tecnologico. La nostra esperienza con Huawei dimostra che se recepiti correttamente questi valori possono essere un’ulteriore colonna portante per creare un Cyber Security Framework efficace ed efficiente”.

Gli esperti di cyber security: Le vulnerabilità andavano ad impattare aspetti di Confidentiality, Integrity, e Availability

Le vulnerabilità nelle Web Application e server di Huawei, scoperte da Swascan. andavano ad impattare aspetti di Confidentiality, Integrity, e Availability. In dettaglio le falle appartenevano alle categorie CWE: 119 (Improper Restriction of Operations within the Bounds of a Memory Buffer): Il software esegue operazioni su un buffer di memoria, ma può leggere o scrivere in una posizione di memoria che si trova al di fuori del confine previsto del buffer. Se la memoria accessibile dall’attaccante può essere efficacemente controllata, può essere possibile eseguire codice arbitrario, come nel caso di un buffer overflow standard. Se l’attaccante può sovrascrivere la memoria di un puntatore (di solito 32 o 64 bit), sarà in grado di reindirizzare un puntatore di funzione al proprio codice dannoso. Anche quando l’attaccante può modificare solo un singolo byte, l’esecuzione arbitraria del codice è possibile. A volte questo è dovuto al fatto che lo stesso problema può essere sfruttato ripetutamente con lo stesso effetto. Altre volte è perché l’aggressore può sovrascrivere dati critici per la sicurezza specifici di un’applicazione – come un flag che indica se l’utente è un amministratore.

Cosa hanno scoperto gli esperti italiani

CWE-125 (Out-of-bounds Read): Il software legge i dati oltre la fine, o prima dell’inizio, del buffer previsto. In genere, questo può consentire agli aggressori di leggere informazioni sensibili da altre posizioni di memoria o causare un crash e, infiner, CWE-78 (OS Command Injection): Il software costruisce tutto o parte di un comando OS utilizzando input influenzati dall’esterno da un componente upstream, ma non neutralizza o neutralizza in modo errato elementi speciali che potrebbero modificare il comando OS previsto quando viene inviato a un componente a valle. Gli aggressori potrebbero eseguire comandi non autorizzati, che potrebbero essere utilizzati per disabilitare il software o per leggere e modificare dati per i quali l’aggressore non ha il permesso di accedere direttamente. Poiché l’applicazione mirata esegue direttamente i comandi al posto dell’aggressore, qualsiasi attività dannosa può sembrare che provenga dall’applicazione o dal proprietario dell’applicazione.

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