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Ora gli acquisti online diventano social! Quali saranno le prospettive

di Sergio bernardini

C’era una volta la pratica dello “shopping”, rituale sociale che si compiva nel tempo libero e lungo le vie e le piazze più frequentate nei centri delle città. Ora lo shopping diventa social!

È in corso un’evoluzione anche piuttosto rapida nel commercio al dettaglio, evoluzione che origina da fenomeni apparentemente indipendenti tra di loro, ma che saldano i propri effetti sulle pratiche di consumo:

  • uso consolidato e largamente diffuso di smartphone e social media in tutte le fasce d’età compresi gli over 65;
  • pratiche ormai consolidate e diffuse di cercare online notizie sui prodotti da acquistare;
  • dal fenomeno Amazon alla nascita di numerosi “market place” e piattaforme e-commerce, fino alla “confidenza” sempre più diffusa nel fare acquisti online;
  • ultimo ma non meno importante, le conseguenze provocate dalla pandemia che hanno ridotto per un periodo abbastanza lungo la possibilità di movimento dei consumatori e l’accessibilità ai negozi fisici secondo norme e situazioni nazionali e locali.

In sintesi, una serie di fenomeni che stanno provocando un profondo cambiamento nelle dinamiche di acquisto del consumatore finale.

Cosa accade oltre oceano?

Come solito le anticipazioni di certe tendenze ci arrivano da oltre oceano, ed è per questo che focalizziamo l’attenzione su un sondaggio condotto negli Stati Uniti.

Da tale sondaggio (fonte Sprout Social) condotto sui consumatori statunitensi tra il 20 e il 22 ottobre 2021, su 1.037 adulti di età compresa tra 18 e 75 anni scelti tra quelli che utilizzano almeno una piattaforma di social media, è emerso che il 65% dei partecipanti aveva già effettuato acquisti direttamente tramite i social media, ed il 34% di essi afferma di utilizzarli come mezzo per conoscere prodotti, servizi e brand.

Tra gli acquisti più gettonati l’abbigliamento è in cima alle preferenze, seguito da servizi di intrattenimento (film, canzoni, etc.), abbonamenti per App, libri, bevande, cosmetici e gioielli. Come prevedibile, mentre le donne manifestano preferenze per cosmetici, gioielli, arti e mestieri, gli uomini preferiscono abbonamenti alle App ed elettronica.

Secondo eMarketer negli Stati Uniti nel 2021 si spenderanno 36,62 miliardi di dollari solo per acquisti fatti sulle piattaforme social con un aumento del 35,8% rispetto al 2020, e la previsione è che tale spesa superi i 79 miliardi di dollari entro il 2025, quindi più del doppio.

E si consideri pure che già ora la Cina è il leader mondiale nel social commerce con una previsione di spesa di 351,65 miliardi di dollari di vendite nel 2021.

Chi è il “social consumer”?

Ma chi è il consumatore social commerce ideale? Presto detto: suddividendo per età risulta che nella fascia che va dai 18-24 anni il 55% ha acquistato su una piattaforma social; dai 25-34 lo ha fatto il 49%, dai 35-44 il 45%, dai 45-54 il 39%, dai 55 anni in su il 37%.

Quindi non è un fenomeno riconducibile soltanto ai giovani, ma coinvolge praticamente tutte le fasce di età, e c’è da credere che anche gli ultrasessantenni si adegueranno presto a tali pratiche così come hanno fatto con l’uso di smartphone e social media.

Vanno infatti considerate le dinamiche legate all’uso dei social media, vere e proprie piazze virtuali dove si “incontrano” correntemente per “conversare” ed “interagire” ormai oltre il 71% dei consumatori e dove, opportuno ribadirlo, sono ormai presenti anche gli ultrasessantacinquenni i quali risultano utilizzatori di Facebook per oltre il 46% (fonte Sprout Social).

Ora la dimensione sociale del fenomeno va analizzata non soltanto dal punto di vista dei numeri, assai eloquenti, ma anche nei suoi risvolti sociali, anzi “socialmediali”.

L’influenza delle piattaforme social media

Pertanto le cosiddette “conversazioni” rappresentano momenti di mediazione, di scambio di opinioni, di consigli e di recensioni sui brand e sui loro prodotti, ma anche opportunità di contatto e di interazione diretta con le aziende; sempre secondo l’ultimo Sprout Social Index , il 90% dei consumatori acquisterà da un marchio che segue sui social media.

In sintesi, molti consumatori affermano di voler usare i social media per conoscere le aziende e i loro prodotti, sono fortemente influenzati dalle recensioni, vogliono poter avere un contatto diretto con le aziende e con il servizio clienti, dinamiche che dimostrano la funzione sociale di queste piattaforme.

Sempre più, dunque, i social media acquisiscono un ruolo sulla nostra vita quotidiana, i quali oltre ad aver dimostrato di poter influenzare e orientare le nostre opinioni, stanno iniziando a dimostrare la loro potenza anche nel poter influenzare dinamiche di acquisto e modelli di consumo.

Quali prospettive per il futuro

Poiché le piattaforme social rappresentano un luogo di mediazione (come sempre accaduto per qualsiasi media), la differenza che le rende molto più “pregnanti” risiede nel concetto stesso del loro algoritmo (per saperne di più leggi al link https://sergiobernardini.it/come-funziona-algoritmo-facebook/), che in sintesi tende a “mostrare” contenuti che ricevono più interazioni nelle prime fasi di pubblicazione.

E se tali algoritmi saranno applicati anche al social commerce, rischierà di concretizzarsi una “circolarità” di proposte e prodotti originata da “cerchie” di persone più proattive, in grado così di influenzare e persino favorire un’omologazione più accentuata dei modelli di consumo.

È un aspetto assai complesso che non si può trattare esaustivamente in queste poche righe e per il quale mancano ancora diversi punti, il principale dei quali sarà proprio l’evoluzione degli algoritmi che predisporranno le varie piattaforme.

Tuttavia, se ne venisse confermato l’attuale orientamento, non sarebbe difficile prevedere che questo potrebbe avvantaggiare pochi grandi produttori, a scapito dell’originalità e della creatività  di piccoli che magari non dispongono delle risorse sufficienti per crearsi una visibilità adeguata sui social.

Oltre alla maturazione del fenomeno degli “influencer”, infatti, ci sono tendenze nel commercio digitale che si affacciano all’orizzonte, quali l’uso della “Realtà Aumentata” e lo shopping in “livestream” che esigono risorse umane ed economiche non disponibili per molti produttori.

Ne sapremo presto di più e vedremo se per caso ci ritroveremo tutti uniformemente vestiti come “collegiali”.

Sergio Bernardini

Laureato in scienze della Comunicazione, è consulente aziendale per il digital marketing, comunicazione e social media.

È stato fino al 2016 Ufficiale Superiore nell’unità speciale PsyOps dell’Esercito.

Tra gli incarichi più significativi è stato capo sezione per la formazione degli specialisti PsyOps, ha operato nei Comandi multinazionali KFOR, UNIFIL e EUNAVFORMED, ha progettato ed avviato l’attività della sezione social media, ed è stato POC nazionale per il nodo Education & Training della NATO PsyOps Community of Interest per il progetto e la definizione degli standard formativi delle PsyOps.

Pubblica contenuti nel blog https://sergiobernardini.it

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