skip to Main Content

L’attacco ransomware alla SIAE conferma che non sempre il cybercrime paga

L’attacco ransomware alla SIAE conferma che non sempre il cybercrime paga. Il gruppo dietro ad Everest ha provato a ricattare invano gli artisti e poi a vendere il database rubato. Ma, nonostante i continui sconti, nessuno lo compra

Il crimine a volte non paga, anche nel cyberspazio. Lo ha imparato il gruppo del cybercrime dietro al ransomware Everest, che ha attaccato recentemente la SIAE in Italia. Prima sono stati inviati messaggi agli artisti, in cui si chiedeva un riscatto per non vedere pubblicati i propri dati. La risposta è stata un “due di picche”. Tutte le potenziali vittime si sono rifiutate di pagare. Anzi, alcune hanno chiesto provocatoriamente ai criminali, dato che questi ultimi possedevano gli Iban, di effettuare un bonifico sui loro conti correnti. Il secondo tentativo è stato tentare di vendere il database rubato. Come riporta il profilo Twitter di @sonoclaudio, però, anche qui è andata male. “Partiti da una richiesta di 3 milioni $ in BTC, è stato messo in vendita a 500mila $, poi scesi a 300mila $, ulteriormente scontati a 150mila $ e oggi, infine, appare un “demoralizzato” “𝗧𝗵𝗲 𝗱𝗮𝘁𝗮𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗶𝘀 𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗹𝗲”.

Photo Credits: SIAE

Back To Top