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Isis alla ricerca disperata di nuovi social network per la propaganda online

Isis Alla Ricerca Disperata Di Nuovi Social Network Per La Propaganda Online

Isis è alla ricerca disperata di nuovi social network per la propaganda online. Dopo la campagne di chiusura account avviate da Twitter, Telegram, Facebook e YouTube, lo Stato Islamico punta su Riot. Ma anche qui è un buco nell’acqua. I supporters sono invitati a proporre alternative

Isis è alla ricerca disperata di nuove piattaforme web e social network per tentare di sfuggire alle operazioni di contrasto internazionali della propaganda online. I cyber mullah stanno testando nuove applicazioni di messaggistica istantanea e per la comunicazione criptata, allo scopo di aggirare la massiccia campagna di espulsioni, avviata recentemente sui principali social network: da Twitter a Telegram, passando per Facebook a YouTube. L’ultimo software che i miliziani virtuali dello Stato Islamico hanno cercato di trasformare in “casa” è Riot: una open-source messaging app. Questa, però, al pari dei Big, ha cancellato numerosi account legati a Daesh e al jihadismo negli ultimi giorni. A seguito di ciò, è ripresa la ricerca di sistemi e modalità di comunicazione “sicuri”. Tanto che sugli organi di propaganda online dello Stato Islamico, Quraysh e al-Naba in primis, sono stati diffusi messaggi in cui si chiede a tutta la comunità di proporre nuove soluzioni e software.

L’UE, grazie all’operazione “Action Days” 2019 di Europol e delle forze di polizia europee, ha assestato nei giorni scorsi un duro colpo a Daesh su Telegram. Cancellati migliaia di account con contenuti malevoli

L’ultimo grande colpo subito da Isis sul versante della propaganda online deriva dall’operazione UE “Action Days” 2019. Europol, con la Internet Referral Unit (IRU), e gli esperti di cyber security delle forze di polizia internazionali (incluse quelle italiane), sono riusciti a smantellare una grande rete di radicalizzazione e reclutamento dello Stato Islamico su Telegram, che ha portato il social network a cancellare  migliaia di canali e account, molti dei quali usati come bots. Grazie anche alla collaborazione di diversi provider, in tutto sono stati identificati oltre 26.000 post malevoli ed è stato effettuato un arresto in Spagna. Inoltre, nel corso dell’iniziativa gli esperti hanno studiato le tattiche, tecniche e procedure (TTP) di risposta dei cyber mullah e cyber mujahid agli attacchi subiti. Ciò ha permesso di stabilire modelli comportamentali e di reazione, che saranno utili per successivi interventi su questo fronte.

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