Il muro tra gli Stati Uniti e il Messico potrebbe essere anche virtuale

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Ipotesi di questo tipo erano state scartate in passato per alti costi e basse prestazioni

Il muro tra gli Stati Uniti e il Messico potrebbe essere anche cyber. Ciò grazie a una nuova tecnologia, introdotta di recente da Full Spectrum, fornitore privato di reti dati a banda larga per cellulari, legati alle infrastrutture critiche e alle applicazioni della Difesa. Lo riporta Homeland Security Today.US. In passato c’erano stati altri progetti di legati alla tematica, ma erano falliti. Tra questi la SBInet virtual fence, commissionata nel 2006 dal dipartimento per la Homeland Security (DHS) Usa a seguito degli elevati costi e basse prestazioni. In fase di sperimentazione, infatti, si riuscì a coprire un area di appena 59 miglia (su un totale di circa 2.000) della frontiera tra i due paesi, con una spesa di un miliardo di dollari.

Grazie alle nuove tecnologie, i costi si sono ridotti e l’efficacia è stata raggiunta

Da allora, però, la tecnologia si è evoluta. Soprattutto quella dei sensori, grazie all’arrivo dell’IoT. In questo contesto, Full Spectrum ha sviluppato il progetto SDR (Software Defined Radio): è un software che fornisce una copertura dei network espanda e sicura, nonché collegamenti dati veloci a una frazione dei costi previsti in passato. A proposito del muro tra Usa e Messico, l’azienda ritiene di poter coprire tutta la frontiera per meno di 10.000 dollari a miglio. Una cifra nettamente più bassa, rispetto a quella prevista per la costruzione fisica della struttura. Non solo. L’intero sistema di protezione potrebbe essere costituito e diventare operativo in 12 mesi dopo l’autorizzazione del progetto. Ciò garantirebbe da subito protezioni avanzate lungo i confini, anche mentre sono in corso i lavori per l’edificazione del Muro.

Per sapere cosa accadrà, bisognerà attendere l’esito della gara del DHS sul muro

La protezione dei confini Usa-Messico, peraltro, non sarebbe legata solo al muro. L’azienda potrebbe, infatti, installare sensori in un perimetro fino a 30 miglia all’interno dei confini. Questi garantirebbero un ambiente sicuro per tutti i dispositivi IoT usati per la sicurezza dell’area. Dai droni alle videocamere, ai sistemi per il rilevamento termico. Gli apparecchi di fatto sarebbero un filtro contro i tentativi di hackerare il network. Per sapere se l’ipotesi si concretizzerà, bisognerà attendere l’esito della gara indetta a febbraio dal DHS per la costruzione del Muro. Si chiede alle aziende interessate di presentare proposte di prototipi, tenendo presente le caratteristiche di base che la struttura dovrà avere: altezza di 30 piedi, essere anti-scalata e resistente alla manomissione o ai danni. L’unico problema è derivato dal fattore tempo, in quanto il presidente Trump sta facendo pressing sul dipartimento, affinché si cominci quanto prima a creare la struttura. Di conseguenza, lo spazio per soluzioni alternative è poco.

L’articolo di Homeland Security Today.US sull’ipotesi del Muro virtuale

La gara del dipartimento per la Homeland Security legata al muro Stati Uniti-Messico