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Gli scienziati entrano in campo per proteggere il DNA dal cybercrime

Gli Scienziati Entrano In Campo Per Proteggere Il DNA Dal Cybercrime

Il cybercrime punta al settore medico. Hacker malevoli hanno rubato dagli ospedali i dati del DNA dei pazienti. Le hanno vendute all’asta o li hanno ricattati per non diffonderli

Gli scienziati entrano in campo per difendere l’ultima frontiera delle informazioni personali dal cybercrime: il DNA. Lo scrive la rivista New Atlas. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington ha studiato la sicurezza dei programmi e dei dispositivi, che si occupano di identificare nonché processare l’acido desossiribonucleico o deossiribonucleico. Questo, come abbiamo imparato dal Cinema e dalla TV, contiene le nostre “fingerprint” genetiche. Sono uniche come le impronte digitali e racchiudono le nostre informazioni più intime. Da “chi” siamo a quali malattie abbiamo contratto o non sappiamo di avere. Alcuni hacker hanno rubato queste informazioni per venderle al miglior offerente, o ricattando le vittime sotto la minaccia di renderle pubbliche. Lo hanno fatto dopo aver bucato i sistemi medici e degli ospedali che le conservavano in differenti occasioni e in vari paesi.

I ricercatori potranno accedere solo a parti della sequenza. Non si potrà più risalire al suo proprietario

Per ovviare al problema, un gruppo di scienziati a Stanford ha sviluppato una nuova tecnica a prova di hacker. Questa permette di escludere dal DNA le informazioni genetiche irrilevanti per concentrarsi solo su quelle necessarie. Ciò farà sì che non verrà più rivelata la sequenza del genoma dei pazienti, la cui privacy sarà salvaguardata. In particolare di quelli che soffrono di una malattia o un disturbo e non vogliono renderla nota. Di conseguenza anche se in un cyber attacco si riuscisse a rubare dati privati, questi diverrebbero inutili. Quanto accaduto finora, infatti, ha fatto crescere esponenzialmente la paura che le informazioni possano essere usate contro chi le fornisce. Di conseguenza, si sono ridotte quelle fornite a ricercatori e medici, il cui lavoro nella lotta contro le patologie diventa più difficile e meno certo.

Il team di Stanford ha usato il protocollo di Yao, usato nella crittografia

Peraltro, per isolare solo le informazioni necessarie, gli scienziati di Stanford hanno sviluppato una tecnica basata proprio sulla cybersecurity. Il protocollo di Yao, usato nella crittografia. Il singolo cifra il proprio DNA usando un algoritmo sullo smartphone o sul computer. Questo trasforma le specifiche varianti del gene in un set lineare di valori, che sono caricati sul cloud. Poi, il ricercatore o il soggetto terzo ha accesso e scarica solo i dati che sono pertinenti alla sua indagine e che può far circolare senza problemi. Di conseguenza, nessuno al di fuori del paziente – che sia persona o computer- ha accesso alla sequenza completa del genoma e perciò non può usarlo per fini diversi da quelli originali. Malevoli in primis.

2 i vantaggi sostanziali: meno dispositivi da proteggere e in caso di cyber attacco le informazioni sono inutili

Questa tecnica anti-hacker presenta due vantaggi sostanziali. Da una parte si riducono i dispositivi da proteggere contro i cyber attacchi. Sono solo il sistema sorgente dei dati e il cloud. Finora, invece, era impossibile farlo in maniera certa ed efficace. Ciò soprattutto in quanto gli scienziati sono soliti condividere i loro studi con colleghi per avere opinioni o altro. Tanto che si creano vere e proprie catene. Di conseguenza, gli apparecchi da tutelare sarebbero troppi. Dall’altra, se un hacker riuscisse a penetrare negli hard disk dei ricercatori, troverebbe al loro interno solo informazioni parziali sul DNA. Che non permetterebbero mai di poter risalire al suo proprietario. Quest’ultimo, perciò, sarebbe tutelato sia sul versante della privacy sia su quello della sicurezza. Anche se la sequenza sottratta fosse comparata con quella di un suo familiare.

L’articolo di New Atlas sulla crittografia del genoma come via per proteggere la privacy del DNA

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