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FBI, allarme su cybercrime: Spesso è difficile processare gli hacker

L’FBI: Bisogna prendere i 123 hacker per creare modello deterrenza per cybercrime

Il Federal Bureau of Investigation (FBI) è a caccia di 123 criminali informatici in tutto il mondo. L’obiettivo è portarli davanti ai tribunali Usa. Lo ha annunciato il capo della IC4 (International cybercrime coordination cell), Steven Kelly, parlando alla Conferenza RSA. “È un gruppo di persone massiccio, che non sono state ancora portate davanti alla giustizia, in quanto si trovano in tutto il mondo – ha spiegato -. Sono in luoghi dove non ci sono accordi di estradizione con gli Stati Uniti”. Questi elementi, inoltre, rappresentano ancora un pericolo concreto. Quindi vanno fermati al più presto. “Se non li prendiamo – ha sottolineato Kelly -, non potremo costruire un modello di deterrenza per il cybercrime. Continueranno ad agire impuniti attraverso paradisi sicuri”.

La prima soluzione: extradite or prosecute

La soluzione, però, c’è. L’ha spiegata John Lynch, a capo della sezione computer crime e intellectual property della divisione criminale del dipartimento della Giustizia Usa. “I trattati di estradizione a volte sono limitati. Cioè coprono solo alcuni crimini – ha detto Lybch-. Molti di essi, infatti, sono stati fatti quando non c’era ancora internet”. In questo caso, comunque, si può ricorrere a un procedimento alternativo, chiamato “extradite or prosecute”. Cioè, “consegnare le prove al paese in cui si trova il criminale informatico. In questo modo non dovrà essere estradato, ma potrà essere processato direttamente in loco”.

Anche il cybercrime va in vacanza. Fermare gli hacker in paesi terzi

Un ulteriore trucco lo ha citato Steven Grimberg, Assistant United States Attorney, ospite a Roma del Centro Studi Americani e dell’agenzia stampa Cyber Affairs per un “Cyber Talk” sull’operazione Spy Eye. Bloccare i criminali informatici in paesi terzi. Il magistrato, parlando di come si riuscì ad arrestare il creatore della botnet Aleksandr Panin, ha raccontato che l’errore tipico degli hacker è che “vanno in vacanza”. In particolare il 24enne russo fu bloccato mentre si trovava nella Repubblica Dominicana ed estradato sul primo volo. Questo per coincidenza era diretto ad Atlanta. Così gli Usa riuscirono ad arrestarlo. Per far ciò, però, c’è bisogno di grande riservatezza. Infatti, non bisogna mettere in allarme il sospetto, prima che ci si trovi nelle condizioni di poterlo fermare effettivamente.

È allo studio l’opzione di sanzioni ai criminali o ai paesi che non cooperano

Un’ulteriore opzione, che non garantisce l’arresto del criminale informatico, ma limita la sua libertà di movimento, è quella delle sanzioni. Gli Usa recentemente ne hanno adottate contro diversi soggetti e paesi, sospettati di far parte del cybercrime, di essere spie informatiche o di supportarli. A quel punto le istituzioni di una nazione sono costrette a decidere se convenga ancora ospitare l’hacker o se sia meglio “scaricarlo” per eliminare i blocchi. Su questo versante sta lavorando molto anche la Commissione Europea, impegnata a effettuare valutazioni sull’efficacia o meno dei provvedimenti.

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