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EUROPOL, Isis sta cercando di sviluppare propri social media

EUROPOL, Isis Sta Cercando Di Sviluppare Propri Social Media

Isis è alla ricerca di nuove piattaforme per portare avanti la sua agenda

Isis sta cercando di sviluppare delle proprie piattaforme di social media. L’obiettivo è evitare di essere spiato, nonché compromesso, e portare avanti la propaganda jihadista. Lo ha denunciato il capo dell’Ufficio europeo di Polizia EUROPOL, Rob Wainwright, a una conferenza sulla sicurezza a Londra secondo quanto riporta Reuters. La scoperta è stata fatta nel corso di un’operazione di 48 ore contro l’estremismo su internet, in cui è stata rilevata la presenza di una nuova piattaforma legata a Daesh. “Isis sta sviluppando propri social media – ha spiegato -. Ciò per portare avanti la sua agenda su internet. Quanto accaduto mostra che alcuni elementi dello Stato Islamico continuano a innovarsi in questo spazio”.

Il bilancio dell’operazione di EUROPOL

L’operazione di EUROPOL, invece, era tesa a bloccare la diffusione su internet di materiale e propaganda di Isis e al Qaeda. Questa ha coinvolto operatori da Stati Uniti, Belgio, Grecia, Polonia e Portogalli. Il risultato è stata l’identificazione di oltre 2.000 estremisti, che agivano su 52 piattaforme di social media diverse. Anche delle più note. Ciò grazie alla riservatezza garantita dalle chat private. Nel 2016 quella più usata è stata Telegram. I miliziani Daesh e al Qaeda vi hanno creato canali privati, difficilmente tracciabili dall’esterno. Non solo a scopi propagandistici, ma anche per comunicare tra loro usando i servizi criptati.

L’obiettivo è creare social media sicuri per comunicare. Il mainstream Internet, invece, serve per continuare a diffondere propaganda

Le nuove operazioni internazionali sul web, però, hanno reso difficile la vita online di Isis. Sempre più di frequente, infatti, le intelligence riescono a bucare i tradizionali canali mainstream usati dal Daesh e ad annientarli. Di conseguenza, lo Stato Islamico ha necessità di nuovi strumenti e social media, più “sicuri”. Soprattutto per comunicare. Continuando, però, allo stesso anche a usare i sistemi principali, per massimizzare l’efficacia e la diffusione della propaganda. Lo ha confermato lo stesso direttore di EUROPOL. “Certamente abbiamo reso più difficile per loro operare in questo spazio – ha concluso Wainwright -. Però continuiamo a vedere la pubblicazione di quei video orribili e comunicazioni su larga scala su internet”.

L’operazione su internet anti-Isis e al Qaeda di Europol

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