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Cyberwarfare, Iran punta sui giovani e crea le “Cyber Brigades”

Cyberwarfare, Iran Punta Sui Giovani E Crea Le “Cyber Brigades”

Sono unità formate dai migliori studenti delle scuole in tutto il paese, che difenderanno il cyberspazio di Teheran. Soprattutto sui social media.

Iran sviluppa le sue capacità nel cyberwarfare puntando ai giovani. Il comandante delle milizie studentesche Basij, Ali Sabir Hamani, ha annunciato la nascita delle “Cyber Brigades”. Lo riportano diversi media arabi aggiungendo che queste saranno formate da studenti delle scuole. Il loro obiettivo sarà prendere parte alla guerriglia informatica per difendere la Repubblica Islamica. Le nuove unità agiranno in parallelo con il “Joint Cyber Army”, braccio cibernetico dell’intelligence di Teheran, che si occupa di monitorare le azioni ostili contro il paese nel cyberspazio. Per addestrare i giovani hacker, le Basij hanno costituito un “comitato virtuale cyber”, che si concentrerà soprattutto sull’uso dei social media. A proposito sono stati organizzati programmi di formazione, a cui hanno partecipato circa 200 giovani: si tratta degli studenti migliori provenienti da diverse province iraniane.

Come è nata la cyberwarfare in Iran

Iran è una delle nazioni più attive nella cyber arena e ha una lunga storia legata al cyberwarfare. Questa è ufficialmente nata nel 2010 con l’arrivo del “The Cyber Defense Command” (Gharargah-e Defa-e Saiberi). La struttura era posta sotto la supervisione della “Passive Civil Defense Organization”, subdivisione del Comando congiunto delle forze armate di Teheran. Il Comando Cyber nacque a seguito delle elezioni presidenziali del 2009, il cui esito scatenò una massiccia protesta popolare. Questa, per la prima volta, si diffuse attraverso uno strumento nuovo allora: i social media. Il governo della Repubblica Sciita sedò con la violenza le dimostrazioni e chiuse i canali internet per evitare ulteriori problemi. Diversi attivisti in risposta lanciarono numerosi DDoS attacks contro le istituzioni e usarono Twitter per reclutare altri “soldati informatici” stranieri che li aiutassero nella causa. Da quel momento, il controllo del web è diventato una priorità.

I cyber attacchi all’Iran dall’esterno e le risposte di Teheran

Iran, peraltro, era stato già vittima di attacchi informatici. A opera, però, di entità straniere. Nel 2007 la centrale nucleare di Natanz fu infettata dal virus Stuxnet, che distrusse oltre 1000 centrifughe e riportò il programma atomico di Teheran due anni indietro. Era un worm che si diffuse in una rete di più di 60 mila computer. A ottobre del 2013 fu ucciso a Karaj Mojtaba Ahmadi, il comandante del “Cyber War Headquarters”. Parallelamente, la Repubblica Sciita ha portato avanti sforzi di cyberwarfare offensiva, anche se non ci sono conferme ufficiali. Nel 2012, per esempio, è stata accusata di essere responsabile dell’hackeraggio di diverse banche Usa. Inoltre, Israele nel 2014 ha affermato che Teheran aveva lanciato numerosi attacchi contro infrastrutture informatiche del Paese ebraico. Infine, il 31 marzo del 2015, hacker dell’Iran (si pensa dell’Iranian Cyber Army) hanno causato un massiccio blackout in 44 delle 81 province della Turchia.

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