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Cybersecurity, il dronejacking minaccia la sicurezza internazionale

Cybersecurity, Il Dronejacking Minaccia La Sicurezza Internazionale

Ci saranno sempre più tentativi di dronejacking da parte del cybercrime e del terrorismo. Le misure adottate finora sono efficaci solo in parte

“Dronejacking: è questa l’ultima frontiera del cybercrime e del terrorismo che minaccia la sicurezza interna a livello globale. Ultimamente è cresciuta la moda degli aerei senza pilota (Uav), più comunemente definiti droni. Tanto che i governi sono stati costretti a emanare leggi ad hoc: norme ferree sul loro uso, essenzialmente legate alla tutela della sicurezza e della privacy. Soprattutto divieti di sorvolo di luoghi pubblici, manifestazioni ed eventi (a meno di essere autorizzati). Ciò è valido, però, se si parte dal concetto che il pilota dello Uav sia il proprietario o colui che ha in mano il radiocomando. Cosa accadrebbe, invece, se il segnale di controllo del drone fosse intercettato e deviato in base a scopi diversi? Questa è la base del “dronejacking”: cioè il dirottamento voluto di velivoli a pilotaggio remoto. Si tratta di un fenomeno in crescita, identificato anche nel rapporto “2017 Threats Predictions” di McAfee Labs.

Chi fa dronejacking e perché

Nel rapporto si spiega che già nel 2015 un hacker dimostrò quanto fosse facile prendere il controllo di un drone giocattolo. Anche quelli commerciali, sono diventati in breve tempo facile preda di criminali informatici e malintenzionati. Soprattutto perché su internet sono fioriti siti web che effettuano il monitoraggio in tempo reale del traffico aereo “remoto”. Da qui è facile rintracciare il velivolo più comodo a cui fare dronejacking. Che sia per scopi criminali (per esempio oltre al furto del drone stesso c’è interesse per il contenuto che trasporta), spionistici o terroristici: c’è il rischio che uno o più velivoli senza pilota possano essere usati per condurre attentati. Per esempio munendoli di esplosivi o facendoli precipitare volontariamente su una folla. Senza contare che gli stessi manifestanti potrebbero sabotare quelli delle forze dell’ordine per non essere identificati. Non molto tempo fa, peraltro, ne è caduto uno nel giardino della Casa Bianca

Le contromisure in essere e le raccomandazioni per il futuro

In risposta alla minaccia del dronejacking, i governi stanno studiando contromisure ad hoc come barriere elettroniche. L’aeroporto di Chicago, per esempio, ne ha appena installata una che “jamma” il segnale inviato agli Uav, facendoli immediatamente cadere all’interno di un perimetro di sicurezza. Anche a livello domestico sono in vendita disturbatori di segnale per evitare la presenza non voluta di “occhi e orecchie” indiscrete. Queste misure, però, hanno dimostrato di essere efficaci ma solo in parte. Gli esperti, però spiegano che c’è bisogno che il settore esca dalla zona grigia, a livello normativo a operativo. In particolare, gli sviluppatori devono garantire la cybersecurity dei sistemi, blindandoli con metodi di autentificazione all’avanguardia, continuamente aggiornati. Solo così si ridurranno i rischi di exploit e tutto ciò che ne consegue. Soprattutto tenendo in considerazione che su Dark Web sono già disponibili i toolkit di exploit dei droni.

 

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