skip to Main Content

Anonymous attacca Dark Web: bloccati il 20% dei siti e compromesso l’85

Anonymous ferma 11.000 sui circa 33.000 siti totali di Dark Web

Il 20% dei siti internet su Dark Web è stato bloccato. E’ il risultato di una massiccia campagna di attacchi informatici contro Freedom Hosting II, lanciata da affiliati di Anonymous. Il servizio di host, che ospita quasi 11.000 siti, è stato preso di mira dagli hacker agli inizi di febbraio. Questi lo accusavano di avere al suo interno molti siti pedo-pornografici. A tal proposito hanno sottratto una grande quantità di dati al suo interno, tra cui oltre 380.000 user records. Inoltre, hanno messo offline la maggior parte delle pagine. Una ricerca appena effettuata con OnionScan, secondo quanto riporta Security Week, ha rilevato infatti che su un totale di oltre 30.000 servizi attivi su Tor, sono ancora online poco più che 4.400.

L’attacco ha provocato un effetto a catena. Rimangono online solo 4.400 siti

Per gli esperti, il cyber attacco di Anonymous ha prodotto un effetto a catena. Non solo ha bloccato il servizio di hosting. Ma anche altri, che vi avevano collocato parte delle loro infrastrutture. A ciò si aggiunge che, dopo l’offensiva informatica, è scomparso dai rada anche il servizio di email sicure del Dark Web, Sigaint. Questo è stato messo offline poche settimane fa senza che ne fosse data comunicazione. Secondo OnionScan, rimangono ancora in vita circa 4.000 servizi HTTP, 250 TLS, 220 nodi BitCoin e una manciata di servizi FTP e VCN. Peraltro, in molti casi i siti ripristinati non sono ancora stati riconfigurati propriamente. Tanto che i ricercatori IT sono riusciti a estrarre migliaia di indirizzi IP.

L’attacco svela nuove informazioni su come è organizzato il Dark Web

Quanto accaduto fornisce nuove informazioni su cosa sia Dark Web e come funzioni. In particolare, l’architettura che gestisce darknet. L’effetto domino causato dall’attacco di Anonymous a Freedom Hosting, infatti dimostra un concetto importante: i servizi e i provider presenti al suo interno sono strettamente collegati. La conferma viene dal fatto che, l’85% circa dei contenuti è stato influenzato dall’offensiva hacker. Di conseguenza, attaccare e inibire un hosting service, vuol dire colpire tutta la rete. Inoltre, il sistema di difesa di tutto il network si continua a rivelare inefficace. Non è la prima volta, infatti, che Anonymous effettua attacchi di questo tipo. Già nel 2011 con l’operazione Darknet contro la pornografia infantile, smantellò il primo Freedom Hosting. Poi, il gruppo di hactivisti ha continuato a colpire le reti di pedofili online con l’operazione Death Eaters.

Back To Top