Al Black Hat 2018 protagonista l’hacking delle macchine elettorali elettroniche

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Le elezioni compromesse dai cyber attacchi sono protagoniste al Black Hat USA 2018. Carsten Schuermann dimostrerà come ha hackerato una WinVote machine

Il tema delle elezioni compromesse da cyber attacchi è estremamente attuale. Non solo negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo a seguito dell’incremento di azioni di cyber warfare da parte di hacker di stato. Uno specialista farà vedere come sia possibile infiltrarsi in una “voting machine”. L’occasione sarà la Black Hat USA 2018, in corso a Las Vegas (fino al 9 agosto). Il simposio che riunisce ogni anno migliaia tra i maggiori esperti e ricercatori di cyber security a livello globale, insieme ai manager di diversi Big del web. Ogni edizione è unica nel suo genere, in quanto non si sa mai cosa aspettarsi  e da chi. Il protagonista dell’hacking della macchina del voto, come riporta Darkreading, è lo scienziato Carsten Schuermann, che ha impiegato solo alcuni minuti per infiltrarsi in una delle 30 voting machines presenti alla scorsa edizione di DEF CON, evento analogo al Black Hat.

L’esperto di cyber security elettorale ha analizzato a fondo 8 macchine per il voto elettronico. Alla conferenza spiegherà cosa ha scoperto. Intanto, conferma che per comprometterle basta un minuto

Schuermann, presso il suo ufficio alla IT University di Copenhagen, ha proseguito lo studio delle falle e della debolezza nella cyber security della WinVote machine. Sembra abbia fatto scoperte interessanti, soprattutto grazie al fatto che possiede 8 macchine per il voto de-commissionate, usare in precedenti elezioni negli Usa. E a proposito, terrà  una conferenza il 9 agosto alla Black Hat USA 2018 su “Lessons from Virginia – A Comparative Forensic Analysis of WinVote Voting Machines”. Lo scienziato, esperto nella sicurezza elettorale, ha effettuato analisi forensi sugli hard disks delle WinVote. Essendo, però, le piattaforme su Windows XP non è stato possibile a risalire se qualcuno si sia connesso in remoto alle macchine. L’unico modo era analizzare i dati sui dischi rigidi. Finora ha trovato tracce di file MP3, di cui una cinese, ma nessuna traccia evidente di hacking nel voto. Il rischio, però, c’è ed è elevato. Basta un minuto.

L’intervista di Schuermann a Darkreading