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Tecnologia: Londra, nonostante la Brexit, resta la prima destinazione degli investimenti UE

Londra, nonostante la Brexit, resta la prima destinazione degli investimenti UE in ambito tecnologia. Trainano soprattutto Fintech, AI, energia artificiale e rinnovabili

Il Regno Unito, nonostante la Brexit, continuerà a essere protagonista in Europa nell’ambito dell’industria, soprattutto in quella tech. Lo ha stabilito uno studio di Dealroom per London & Partners e Tech Nation, in base al quale gli investimenti nel settore in Europa nel 2019 hanno raggiunto la cifra record di 39,8 miliardi di dollari e circa un quarto sono stati destinati ad aziende in erba nella capitale britannica. Si parla di circa 9,7 miliardi, oltre il doppio di quanto hanno attratto le società a Berlino (4,5 miliardi) e tre volte tanto rispetto a quelle di Parigi (3,3). Quindi, nel Vecchio Continente, l’UK si colloca al primo posto davanti a Germania e Francia. A trainare il boom di investimenti è stato il settore finanziario (fintech), seguito da quello dell’AI, dell’energia artificiale e delle rinnovabili. 

Il “segreto” del Regno Unito sono stati investimenti e risorse nel settore, mentre gli altri competitor hanno avuto andamenti altalenanti

Non solo. Londra, parlando sempre di tecnologia, è anche la città europea ad aver visto nascere più aziende di tecnologia con alti potenziali di crescita. Per il rapporto di Dealroom, infatti, dal 1990 sono 46 per un controvalore di oltre un miliardo di dollari. Secondo gli analisti, il Regno Unito continua a essere una meta interessante per gli investitori nel settore, anche dopo le incertezze causate dalla Brexit. Ciò, in quanto il governo vi ha puntato molto con risorse e investimenti. A differenza di quanto avvenuto nel resto dell’Europa, dove ci sono state strategie altalenanti. Non a caso, recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso maggiori stanziamenti e iniziative per recuperare competitività. La Germania, invece, al momento è più concentrata sul punto di vista normativo legato alla concorrenza sleale, tanto che è allo studio la “Legge per il digitale”.

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